martedì 11 marzo 2008

Barolo Riserva Villero 1998 – Boroli

Il Villero è uno dei cru storici del Barolo, frutto di tanta attenzione alla qualità e dall’invidiabile posizione del vigneto all’interno del comune di Castiglion Falletto, nel cuore della zona del Barolo. La riserva ovviamente nasce solo nelle migliori annate. Uve nebbiolo 100% che dopo la fermentazione con lunga macerazione sulle bucce vanno a maturare in botte (parte in botti medio grandi di slavonia e parte in barriques francesi) per 36 mesi e per 72 mesi in vetro: tradotto in due parole, vuol dire che la commercializzazione avviene 9 anni dopo la vendemmia (alla faccia del capitale immobilizzato…).



L’eccellenza di questo Barolo si coglie bene al naso, perché il colore, come per tutti i Barolo ci direbbe di lasciar perdere subito. All’olfatto invece si presenta già elegante e fine: a bicchiere fermo il profumo di frutta matura, quasi confettura sale piano ma senza fermarsi, così come i fiori (rosa canina in particolare). Anche il balsamico è ben presente. A bicchiere in movimento la frutta matura è un trionfo (tanto che non se ne distingue tanta) ed emergono delle forti note speziate. In bocca, è molto fine e sussurratore: rotondità eccellente, struttura meravigliosa e persistenza, per chi ha la pazienza di aspettare una quindicina di secondi con gli occhi chiusi, eccezionale.



Un vino consigliatissimo, anche se bisogna mettere da parte qualche quattrino perché costa su 50 euro in enoteca.

Stefano.

4 commenti:

  1. emanuela (Jesi)11 marzo 2008 09:31

    10 e lode a Stefano per la definizione del vino che in bocca è "fine e sussurratore"!!

    La posso ridire se mi capita?
    Ciao
    Manu

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  2. A me invece comincia a preoccuparmi questa deriva da enosborone che ha messo su dopo il corso....:)))
    Signori e signoriiii,
    lady and gentlemen,
    ecco a voi:
    Stefano Scrabba in degustation !


    Marco.

    P.s.Serio.
    Complimenti a Stefano.

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  3. Una cosa che ho imparato bene nel corso e nel tempo, è la differenza fra i vitigni che urlano (quelli che orgininano i vini parkerizzati se volete) e quelli che sussurrano: aglianico, nebbiolo e pinot nero su tutti.

    Manu, tu puoi dire quello che vuoi, l'importante che è mi mandi qualcosa da rivendere anche a me! :)

    Per quanto riguarda la deriva da enosborone, il fatto è che devo immedesimarmi negli enosboroni per comprendere perchè sono enosboroni. Però posso garantire che ho sentito ben di peggio.

    Secondo me il vero enosborone è quello che sente al naso la pietra focaia e l'anice stellato!!! :)

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  4. emanuela (Jesi)11 marzo 2008 12:46

    Io aggiungerei alla definizione dell'enosborone anche il "mallo di noce"!!

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