lunedì 6 luglio 2009

Brunello di Montalcino, Casanuova delle Cerbaie.


Bevuto un po' di tempo fa durante una rimpatriata a casa di Stefano.

Per essere un Brunello prodotto con uve Sangiovese grosso al 100%, di 14 gradi,devo dire che non è andato malissimo.
E' chiaro che i brunelli di case minori come questa soffrono molto spesso i paragoni con i grandi brunelli ed i supertuscan e finiscono per scadere nell'anonimato anche quando il prodotto è generosamente fatto bene.

Ricordo un bel rosso rubino ed una buona apertura al naso.
Soprattutto cuoio e ciliegia.
Molto invadente in bocca con discreta potenza abbinata ad un tannino forse troppo fitto.
Particolare la chiusura...diciamo sul dolciastro.

Da una mia ricerca, mi risulta che questo vino faccia tre anni di rovere di Slavonia da 40 hl per poi affinare 4 mesi in vetro.
Sul prezzo non so cosa dirvi perchè la bottiglia fu portata da Bob, ma se fosse intorno ai 20-22 euro, sarebbe sicuramente da provare e riprovare.


Marco.

sabato 4 luglio 2009

La danza del gabbiano, di Andrea Camilleri.



E' difficile non amare il personaggio Montalbano.
Creazione forse unica, sicuramente originale di Camilleri.
L'ennesima avventura che vi recensisco, finisce per essere come al solito intrigante e sorprendente.
Forse un po' compassata nel centro delle circa trecento pagine, ma comunque con un finale come non mai da film giallo.

Non riuscendo piu' ad avere una vera e propria classifica dei romanzi su Montalbano, posso solo dire che questo mi è piaciuto abbastanza.
L'ho gradito assai ed adesso che lo vedo riposto in libreria, ahimè, non posso non pensare a quanto tempo mi mancherà fino alla prossima avventura.

La storia comincia con un fatto anomalo: il nostro commissario vede morire un gabbiano.
Prima di morire i gabbiani agitano freneticamente le ali in una sorta di danza macabra. Montalbano si lascia incantare dal gabbiano morente dalla finestra della sua casa di Marinella, ma fa presto a dimenticarlo....


La danza del gabbiano, editore Sellerio, prezzo 13,00 euro.


Marco.

venerdì 3 luglio 2009

Bolgheri Superiore Ornellaia anno 1995, cantina Tenuta dell'Ornellaia.



E' stata, senza dubbio, la bottiglia "toscana" migliore del big Mattia.
Da un misto uve di Merlot(30%), Cabernet Franc (5%) e Cabernet Sauvignon (65%), con una gradazione alcolica sui 14 gradi e mezzo se ben ricordo.

Questa bottiglia è Bolgheri.Basta berne un sorso e chiudere gli occhi per ritrovarsi in mezzo a quella splendida terra, a quei panorami particolari, a quei sapori unici.

Il colore è un rubino scuro con tonalità ottima.
Al naso è grandioso, in prima linea mora e liquirizia, poi a seguire frutta selvatica
e un tantino di tabacco e prugna.
In bocca è potente, ma non troppo.
Accarezza il palato dando anche una sensazione di freschezza abbinata ad un tannino morbido ed equilibrato.
Persistenza molto lunga, armonia e equilibrio sensazionali.

Sulla mia scheda Melmo arriva a 93 punti.

Marco.

giovedì 2 luglio 2009

Fantastica: da leggere subito !


Insomma parlare di un colpo al cerchio e uno alla botte in questo caso potrebbe sembrare blasfemo.
Certo è che l'Italia degli automobilisti si sta dividendo in due sui limiti di tasso alcolico presnti nel sangue. Oggi a dar ragione ai sostenitori del «tre bicchieri di vino non fanno male» arriva persino un prete. È stato fermato alla guida della sua auto con un tasso alcolico pari a 0,8 e gli è stata ritirata la patente dai carabinieri, all'uscita dell'autostrada Milano-Torino. La curiosità è che alla guida c'era un sacerdote, don M.C., 41 anni, originario di Bologna. Lui ha spiegato di non aver bevuto volutamente, ma di aver celebrato nel corso della giornata ben quattro messe, con la relativa assunzione di Vino santo. L'episodio è accaduto intorno alle 22 di ieri.
Il sacerdote è stato fermato subito dopo il casello di uscita e sottoposto al alcoltest per due rilevazioni: è risultato positivo con una percentuale di alcool di 0,8 e 0,7, di poco superiore a quella consentita per legge di 0,50.
Gli è stata comunque ritirata la patente di guida e ora farà ricorso al Giudice di pace di Milano, assistito dagli avvocati Anna Orecchioni e Giacinto Canzona, per dimostrare che l'eventuale stato alcolico non era addebitabile ad una volontaria e cosciente assunzione.
I limiti in Italia sono davvero bassi ma va detto che in alcuni stati non è tollerata neppure una goccia di alcool nel sangue del guidatore, beati gli astemi in questo caso.
D'altra parte va detto che gli agenti preposti al controllo dovrebbero metterci del loro e capire che un prete che ha celebrato 4 messe è differente da una ragazzino di vent'anni che esce dalla discoteca alle tre del mattino.Se il prete vincerà il ricorso potrebbe essere la volta buona per riportare i limiti almeno a 0,8.

mercoledì 1 luglio 2009

Idee "verdi" per rinconquistare i clienti


Da Ansa:
Dal salame halal, per intercettare i gusti degli 1,4 milioni di musulmani arrivati in Italia, al "cow pooling", l'acquisto collettivo della carne di mucca per risparmiare, fino all'orto consegnato a domicilio in barca tra i canali veneziani. Sono alcune delle idee delle giovani imprese per battere la crisi, messe in risalto dall"Oscar Green', il premio per l'innovazione in agricoltura promosso dai giovani della Coldiretti, con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
I vincitori sono stati premiati nel corso di una cerimonia svoltasi a Palazzo Rospigliosi. Con il numero degli immigrati più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, il cibo halal - sottolinea Coldiretti - rappresenta oggi un mercato in ascesa, con un giro d'affari di 67 miliardi di dollari in Europa.
Da qui l'idea di Antonio Fernando Salis (premio "Esportare il territorio"), dell'azienda "La Genuina" di Ploaghe (Sassari), di produrre salumi preparati secondo le regole halal (per i musulmani) e kosher (per la religione ebraica), utilizzando carne di pecora e di capra.
I prodotti vengono controllati e certificati dall'Imam, la principale autorità religiosa per l'Islam, e dal Rabbino.
In tempi di crisi, Ferdinando Cornalba (''Stile e cultura d'impresa''), dell'azienda agricola Cornalba di Locate Triulzi (Milano) ha puntato invece sul ''cow pooling''.
In pratica l'azienda da' la possibilita' a piu' famiglie di acquistare parti o anche una mucca intera e di dividersi poi la carne.
Un'esperienza che, in tempo di crisi, sta avendo un grande successo negli Stati Uniti.
Ma tra i premiati all'Oscar Green c'e' anche chi fa giocattoli.
Nell'antico fienile dell'Oasi agrituristica Baugiano di Quarrata (Pistoia), Stefania Corrocher (''Sviluppo locale'') ha messo in piedi una vera e propria ''fabbrica'' a impatto ambientale zero dove si realizzano fionde, fucili a molla, burattini.
Una menzione speciale e' andata infine a Carlo Finotello, orticoltore di Venezia che si e' inventato il servizio ''miglianautichezero'', ovvero la consegna della spesa, raccolta nel proprio orto nell'isola di Sant'Erasmo, direttamente in barca alle famiglie veneziane.

martedì 30 giugno 2009

La festa dei rosati.



Da Corriere.it

(facciamo seguito a quanto pubblicato ieri):


Lei magari non lo sa, ma ad allietare i brindisi l'altra sera, nella piazza di Moniga, ci ha pensato Mariann Fischer Boel, commissaria europea all'Agricoltura.
Un brindisi che sa quasi di ex voto, di grazia ricevuta. Perché i produttori di vini rosati d'Italia che questo fine settimana, per la seconda volta, si sono dati appuntamento qui sulle rive del Garda a «Italia in rosa», hanno rischiato di ritrovarsi a celebrare un funerale, invece che una festa.
A marzo pareva suonata la campana a morto.

L'annunciato via libera Ue ai rosati prodotti mescolando vini bianchi e rossi (anziché vinificando, con breve contatto con le bucce, uve a bacca rossa) sarebbe stato un colpo mortale per i vignerons italiani e francesi.
Il solito regalo comunitario alla grande industria, a spese di chi ha qualità, terroir e tradizione. La levata di scudi, però, per una volta ha dato frutti: raccolte di firme (1.500 nei soli giorni del Vinitaly), minacce di azioni legali, fronte comune dei ministri all'Agricoltura sui due lati delle Alpi. E, venti giorni fa, la lieta novella: la commissaria danese ci ha ripensato.
I «mischiotti», come qualcuno li aveva ribattezzati, non si faranno. Ma non sorridono solo per lo scampato pericolo, le 210 cantine di 18 regioni, per un totale di 260 vini, dai Lagrein rosati altoatesini a quelli del Salento e ai Cerasuoli di Sicilia, che si dividono gli stand a Villa Bertanzi.


Qui, dove il senatore del Regno Pompeo Molmenti imbottigliò, nel 1896, la prima bottiglia di Chiaretto di Moniga, tira aria di rinascita.
E i rosé, chiaretti e rosati di Lombardia, spumanti o fermi che siano, sembrano i più pimpanti di tutti. Nell'Oltrepò Pavese, per dire, sul rosé, anzi sul Cruasé, hanno deciso di puntare tutto o quasi. «Il nuovo marchio collettivo, che qui a Moniga fa una delle sue prime uscite ma sarà sulle bottiglie dal prossimo autunno — spiega il direttore del Consorzio vini dell'Oltrepò Carlo Alberto Panont — identificherà i nostri spumanti docg metodo classico rosé da uve Pinot nero.
Oggi sono poco meno di 500 mila bottiglie, ma grazie al Cruasé puntiamo a 2 milioni entro il 2012 e portarlo al 50% della produzione di spumante docg dell'Oltrepò». E non è solo questione di seguire la moda (secondo alcuni studi la vendita di rosati crescerà del 17% di qui al 2012). «Il rosé è il modo più naturale di produrre spumante dal Pinot nero, perché quello è il colore normale del mosto — spiega Panont — e in Oltrepò ci sono tremila dei 3.800 ettari di pinot nero d'Italia».


Per i curiosi, Cruasé è la somma di cru (cioè selezione) più rosé, ma richiama anche cruà, termine con cui, dal 600 a metà 800, si designava il miglior vino dell'Oltrepò. Non meno ambiziosi i progetti per il Chiaretto gardesano. «Quarant'anni fa — racconta Sante Bonomo, presidente del Consorzio Garda Classico — il Chiaretto di Moniga, a base Groppello, era l'aperitivo principe in Galleria a Milano. Da allora il declino, ma ora le indagini di mercato dicono che è tempo di invertire la rotta».
Obiettivo: passare in tre-quattro anni dalle 600 mila bottiglie attuali ad almeno un milione. Poche rispetto ai 6 milioni e mezzo dei dirimpettai veronesi del Bardolino Chiaretto, ma abbastanza per far tornare a conoscere questo vino fuori dai confini gardesani. E anche fra gli spumanti di Franciacorta il rosa è sempre più di moda: dal 2004 al 2008 si è passati dal 2 al 6% della produzione (+125% nel 2008), sfiorando le 700 mila bottiglie. Oltre al «Libiam, libiam» vien quasi da intonare la «Vie en rose».

lunedì 29 giugno 2009

Ce la siamo sfangata: niente falsi rosati per fortuna.


(ANSA)- BRUXELLES, 8 GIU- Bruxelles rinuncia alla sua proposta di autorizzare nell'Ue le miscele di vini bianchi e rossi da tavola per produrre il 'finto' rose'. In danno di quello tradizionale. Lo annuncia oggi la commissaria europea all'Agricoltura Mariann Fischer Boel precisando che 'non ci saranno cambiamenti alle regole sulla produzione di vino rose' in Europa'.

Ora voglio dire: ma ci vcoleva un genio per capire sta cosa? Persino noi che siamo capoccioni abbiamo abbandonato questa pratica (almeno ufficialmente) da diversi anni. Certo in Europa ci danno una pista su un sacco di cose, ma su sta roba so scemi forte.

Stefano.