Venerdi 15 maggio in Aurelio's house si è svolta l'ultima bicchierata prima del rompete le righe per ferie e caldo...
Andrea detto Ciu-ciu, Aurelio padrone di casa, Francesco detto capobanda, Fabrizio detto Fabrizio, Fabio detto Jollino, Daniele detto Presidente, Mario detto Trasferimento, Tarquinio detto Prisco e Franco anche detto "Oh Franco!" sono stati i fortunati partecipanti.
Abbiamo bevuto e giocato...con molta tranquillità.
Il primo brindisi è stato con il Sauvignon Blanc 2011 Vette di San Leonardo, che ho avuto modo di far assaggiare anche a loro e che anche loro hanno promosso a pieni voti.
Poi ognuno con la sua scheda hanno dovuto cimentarsi con il gioco "trova l'intruso!".
Il gioco consisteva nel trovare i tre intrusi, sulle nove bottiglie che si dovevano bere, e cercare di indovinarne piu' requisiti possibili (quale vino era, la sua regione di provenienza e il vitigno)
Sei su nove bottiglie erano una verticalina di Ornellaia base, gli altri tre erano un sagrantino, un nebbiolo ed un valpolicella.
Anche se all'inizio non tutti erano convinti...alla fine hanno partecipato con discreto "agonismo" e ci sono state alcune sorprese nel conteggio dei voti.
Francesco e Franco sono stai i due peggiori, tutti gli altri sono arrivati in volata e sul podio sono arrivati: Andrea (niente male alla sua prima esperienza), Mario e Daniele.
Questi ultimi due hanno fatto gli stessi punti e sono stati dichiarati vincitori insieme.
In questa foto li vedete che festeggiano con la coppa offerta dal compare Jollino.
Insomma...la solita bella serata tra scherzi, schiamazzi, battute e cazzatelle.
Quattro o cinque ore volate via in scioltezza e la promessa di ritrovarsi con i primi freschi a settembre.
Marco.
Scusate le poche foto, ma non avevo con me la macchinetta e ci siamo dovuti arrangiare con i telefonini.
L'acqua toglie la sete, il cibo toglie la fame, il vino toglie i pensieri!
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sabato 30 giugno 2012
lunedì 25 giugno 2012
Dolcetto d'Alba cantina Rizzi, anno 2009.
Un altro ricordo della scorribanda in Pimonte dell'autunno scorso.
Sulla cantina non dico nulla perchè a breve dovrebbe uscire la rece della visita, sul vino qualunque cosa direi finirei per essere ripetitivo rispetto i tanti commenti positivi che girano sul web.
Un buon rosso a tutto pasto da consumare in allegria in una cena tra amici oppure in un assaggio di formaggi e salumi non troppo impegnativi.
Io l'ho bevuto insieme ad un ottima "gricia" ed è andato benino, l'ho provato insieme al coniglio alla cacciatora ed è andato molto bene...
Mi limito a consigliarvi questa bottiglia, senza andare oltre.
Anche se a me il Dolcetto non fa impazzire, penso che quando troverò il cartone del Rizzi vuoto in cantina sarà un momentaccio...
Da segnalare lo straordinario rapporto qualità/prezzo poichè il costo della singola bottiglia non supera gli otto euro.
Marco.
giovedì 21 giugno 2012
Vette anno 2011, cantina San Leonardo.
Vino splendido, senza se e senza ma.
Quando Alessandro dell'Enoteca Grappolo divino a Frascati mi ha informato sulla sua "uscita", ne ho prenotato subito un discreto quantitativo.
Perchè sulla bontà della casa ho sempre scommesso ad occhi chiusi e penso che continuerò a farlo.
E' all'anno d'esordio questo Sauvignon Blanc che incuriosisce al naso per la miscela di note che emana.
Su tutto una percezione di "floreale" tanto bizzarra quanto apprezzabile.
In bocca non è estremamente lungo, ma si lascia apprezzare quanto basta.
Giusta sapidità, giusta alcolicità.
La prima bottiglia che ho bevuto me la sono scolata in balcone tra una pagina e l'altra del libro di Zafon, ma come abbinamento azzarderei gamberi e scampi alla brace.
Il costo della singola bottiglia si aggira sui 12/13 euro in enoteca, secondo me il prodotto li vale tutti e lo consiglio tanto, tanto, tanto...
Marco.
Quando Alessandro dell'Enoteca Grappolo divino a Frascati mi ha informato sulla sua "uscita", ne ho prenotato subito un discreto quantitativo.
Perchè sulla bontà della casa ho sempre scommesso ad occhi chiusi e penso che continuerò a farlo.
E' all'anno d'esordio questo Sauvignon Blanc che incuriosisce al naso per la miscela di note che emana.
Su tutto una percezione di "floreale" tanto bizzarra quanto apprezzabile.
In bocca non è estremamente lungo, ma si lascia apprezzare quanto basta.
Giusta sapidità, giusta alcolicità.
La prima bottiglia che ho bevuto me la sono scolata in balcone tra una pagina e l'altra del libro di Zafon, ma come abbinamento azzarderei gamberi e scampi alla brace.
Il costo della singola bottiglia si aggira sui 12/13 euro in enoteca, secondo me il prodotto li vale tutti e lo consiglio tanto, tanto, tanto...
Marco.
giovedì 14 giugno 2012
Roero Arneis anno 2011, cantina Sebaste.
Secondo assaggio per la Cantina Sebaste.
Siamo su un registro diverso rispetto al Gavi.
Decisamente piu' accattivante questo Roero, piu' alto in gradazione e vino piu' deciso rispetto al primo.
Colore giallo con leggerissimi riflessi verdi.
Al naso è delicato, invitante, invadente e non eccessivamente lungo.
In bocca è intenso, morbido e persistente quel che basta per lasciarti qualcosa di suo. Anche in bocca non particolarmente lungo.
Direi anche beverino a tradimento...
L'abbinamento ideale che mi viene in mente è la carne bianca, ma anche con formaggi e salumi Langaroli non dovrebbe andar malaccio.
Consigliato.
Marco.
lunedì 11 giugno 2012
Montevertine anno 2000.
L'ho bevuto durante il Big pupi che qui ho raccontato qualche giorno fa...
Un nettare assoluto di estrema bontà che non ti stancheresti mai di bere.
Uno pensa che dodici anni siano troppi ed invece il vinello è in ottima forma.
L'aspetto è limpido, il colore è un rubino profondo con riflessi granati.
Al naso non finisce piu'.... è intrigante, ogni volta che metti il naso nel bicchiere sembra materializzarsi un altro profumo, comunque direi viola e frutta rossa matura su tutto.
In bocca mostra un bel corpo consistente, tannini eleganti e morbidi, buonissima intensità al gusto e lunghezza sorprendente.
Un vino assolutamente di prim'ordine che lascia senza fiato.
Il prezzo è piuttosto elevato per la categoria, siamo sui 40 euro a bottiglia, ma la preoccupazione maggiore è trovarne di queste bottiglie....io per esmpio in cantina non ne ho piu' !
Marco.
giovedì 7 giugno 2012
Faro Palari, anno 2005, cantina Palari.
Primo assaggio per questo sorso divino...
Durante una cena con Stefanino e Lorenzone ho avuto modo di assaggiarlo con mucho gusto.
Un bel vinone...forte...corposo che non passa inosservato.
Non riesco e non voglio far paragoni con altri prodotti siciliani, perchè mi sembrerebbe di andare fuoti tema.
L'aspetto visivo ci regala un colore rosso granata intenso tendente al rubino.
Al naso ha una marea di profumi, su tutto amarena, tabacco(splendido) e fragola con note speziate molto consistenti.
In bocca spacca tutto, ma con eleganza, i tannini sono fitti, fitti ma non aggressivi.
E' splendida l'acidità che chiude il sorso.
Non so quanto costi, ma sui 50/60 euro li vale tutti.
Marco.
lunedì 4 giugno 2012
Trebbiano d'Abruzzo Cerano, anno 2010, cantina Pietrantonj.
Ogni volta che stappo qualcosa di questa cantina è sempre un bel bere....
Comprato direttamente in loco durante la scorribanda abruzzese di primavera è un bel bianco da 13 gradi dallo straordinario rapporto qualità-prezzo se si pensa che la bottiglia costa intorno agli otto euro.
Colore paglierino abbastanza acceso, ma elegante.
In bocca sentori di mela, cedro e mandorla. Se fossi uno bravo direi che mi sembra di scorgere una nota minerale in chiusura.
Un bicchiere equilibrato, morbido con la sapidità giusta ed una buona freschezza.
Se ricordo bene è un vino che fa acciaio e legno per la vinificazione e solo acciaio per la maturazione.
Mi sembra si possa dire che la scelta è giusta...
Consigliatissimo.
Marco.
giovedì 31 maggio 2012
Gavi anno 2011, della cantina Sebaste Mauro.
E' il mio primo assaggio di questa cantina e devo dire che siamo ben oltre la soglia minima di bontà.
Colore giallo scarico che non colpisce troppo, al naso è delicato con profumi di campo non eccessivi.
In sottofondo mela e pompelmo.
In bocca c'è un po' di contrasto tra quello che uno si aspettava dopo l'analisi olfattiva, ma prevale su tutto l'intensa componente di agrumi.
Finale con una discreta persistenza e sapidità.
In generale un vino da provare, equilibrato per cui va ricercato il piatto giusto con calma.
Io ci provo...direi triglia o gamberi al forno.
Non ne conosco il prezzo per cui non so dirvi il rapporto qualità\prezzo.
Marco.
lunedì 21 maggio 2012
Big Pupi...!
Per festeggiare la nascita di Federico e Lorenzo, i papà Andrea e Stefano il giorno 30 Aprile hanno organizzato una suntuosa bevutina.
Richiamati alle armi: Eugenio, Mario, Campa, Roberto, Alessio, Francesco,Igor, Aurelio oltre al sottoscritto ed ai due papà.
Qui di seguito vi metto alcune foto delle protagoniste....delle fantastiche bottiglie che si sono succedute sul tavolo.
Veramente una serata unica e da ricordare.
Questa è la bottiglia che ho portato io...che analizzerò in seguito.
E questo il risultato finale...
Ovviamente sfrutterò molte di queste bottiglie per future rece del blog e avremo modo di discutere insieme di alcuni mostri sacri in maniera piu' o meno approfondita.
Tanti complimenti ai due papà e tanti auguri per i vostri splendidi bimbi.
Grazie per avermi dato l'opportunità di bere con voi.
Marco.
Marco.
venerdì 18 maggio 2012
Trebbiano d'Abruzzo Marina Cvetic, cantina Masciarelli, anno 2008.

Un ricordo della scorribanda abruzzese, una bottiglia comprata per mia moglie che ama alla follia questo vino.
Fosse per lei bisognerebbe consumare solo questo, ma ahime' è difficile.
E' un bianco d.o.c., uve trebbiano 110%, generalmente sui 14-14,5 gradi.
L'anno in questione, appunto, di 14,5 gradi.
Colore carico con riflessi dorati.
Olfatto gigantesco...mandorla, miele, ma anche pesca e anice. Detta così sembra pazzia, ma a me piace.
In bocca rispecchia le doti già note al naso: una successione di ottime sensazioni impreziosite da note minerali non comuni e una sapidità a livelli ottimali.
Finale lunghissimo, tipo un'autostrada americana...
Il costo della bottiglia, circa 25/28 euro in enoteca, è un prezzo importante, ma io li spendo sempre volentieri.
Consigliato.
Marco.
lunedì 14 maggio 2012
Visita alla cantina Pietrantonj a Vittorito.
Il terzo ed ultimo appuntamento che avevamo fissato per il nostro week end enogastronomico abruzzese era la cantina Pietrantonj.
A tutti gli effetti doveva essere la cantina outsider da scoprire e la visita, con annessi assaggi, ci ha confermato di essere al cospetto di una bellissima realtà con molte potenzialità ancora da calibrare bene...

Quasi tutti i "consiglieri" a cui avevo chiesto di questa azienda mi avevano parlato di una realta produttiva attenta al legame con il territorio ed al rispetto dell'ambiente. La famiglia Pietrantonj che guida l'azienda da svariate generazioni, si dedica alla produzione del vino da quasi due secoli, precisamente dal 1830.
I vigneti sono in una posizione felice: vicini alla Maiella, al Sirente ed al Morrone, disposti su altezze tra i 350 ed i 400 metri s.l.m.
Questa particolare posizione garantisce alle piante delle escursioni termiche non comuni che aiutano le stesse a mantenere una ricchezza di profumi ed aromi quasi unica.
La produzione complessiva di bottiglie della cantina si aggira ormai oltre le 650 mila unità con, come ovvio, alcuni prodotti piu' "commerciali" ed altri meno.
Veniamo ricevuti da una gentilissima donna della famiglia che ci mette subito a nostro agio confidandoci, sottovoce, di preferire appassionati come noi ad aspiranti scienziati del vino che spesso passano da quelle parti...
La prima parte della visita la facciamo, ahimè, guardando delle belle e grandi fotografie poichè una parte della cantina è chiusa a causa dei danni del terremoto di tre anni fa.
Peccato...la bellezza che si riscontra da quelle foto fa nascere un sano rimpianto per non poter vedere di persona. Sarà per la prossima volta !

La parte della cantina che possiamo visitare è quella che vedete nelle foto che si alternano alle parole. Ed è anch'essa estremamente interessante.
Le botti enormi che vedete sono state costruite dentro questi locali e quando, qualche anno fa, l'azienda ha cercato un metodo per "ristrutturarle", nonostante abbia sentito tutti gli esperti del settore, si è trovata nell'impossibilità di farlo.
Almeno nei modi che voleva...

L'unico modo di averle ancora funzionanti è passato attraverso un complesso lavoro di inserimento all'interno delle stesse, di un serbatoio di acciaio...un lavoraccio: lungo e costoso, ma che da' la possibilità all'azienda di poter dire che queste mega botti, costruite nel 1880, oggi sono ancora parte del ciclo produttivo.
Seppur in nuove vesti, s'intende.

Mette di buon umore e fa "effetto" chiacchierare tra queste grandi botti, nel rassicurante freschetto della cantina. La presenza della signora che ci ha accompagnato nella nostra visita non è mai stata invadente e dove è stato possibile ci ha aiutato a risolvere alcune nostre curiosità.

Seduti nella sala apposita abbiamo degustato, conversando tranquillamente, sei vini della casa.
Abbiamo cominciato con un'ottima Malvasia di Candia 100%, anno 2011, che mi ha fatto davvero una grande impressione: poco naso, ma tutto di riguardo con note floreali e minerali. Ottimo finale con giusta sapidità. Azzardo un'accostamento: gli scampi alla griglia...
La bottiglia, come sottolineato anche dalla Signora, ha bisogno di un periodo di riposo in cantina, ma se il buongiorno si vede dal mattino...è una "piccola, grande bottiglia".
Il secondo assaggio era quello che piu' m'incuriosiva: il brut Temè. Uno spumante direttamente da uve Pecorino che nasce da una collaborazione con un'altra cantina\ditta nella zona ( e come ti sbagli?) di Valdobbiadene.
Curiosità accontentata a metà: la qualità del prodotto c'è e si sente, ma l'eccessivo perlage ne oscura oltremodo la generosità. Da rivedere, secondo me, questa componente che non ci fa godere in pieno delle bontà del bicchiere.
Il terzo assaggio è stato il Cerasuolo. La gradazione alcolica è intorno ai 14 gradi, il colore è rosa chiaretto, molto beverino, al naso note di ciliegia e seppur dotato di una gradevole sapidità....non mi ha convinto. L'unico che sui miei appunti prende il classico NO del non mi è piaciuto. Questione di gusti perchè non è un vino cattivo.
A seguire il Cerano Riserva 2007. Un vino non filtrato di 14 gradi alcolici che affina in rovere francese. Si notano le caratteristiche del vino da invecchiamento, ma già da adesso è un buon vino. Naso e palato in evoluzione non consentono di dare giudizi definitivi, ma siamo davanti ad una bella bottiglia. Alla fine tra i rossi sarà, di gran lunga, il mio preferito...Da riempirci la cantina.
Altro rosso invece è l'etichetta nera classica, un Montepulciano 100% di 12,5 gradi che non troverete neanche nelle guide. E' un vino molto "terroir" come direbbero quelli bravi...Un bicchiere leggero e leggiadro a tutto pasto, con un tannino tranquillo, forse troppo, e alcune caratteristiche nella struttura che ne sconsigliano l'invecchiamento.
L'ultimo vino assaggiato è stato il Montepulciano d'Abruzzo Arboreo:tredici gradi ben portati, un olfatto di prim'ordine con mora e frutta di bosco su tutto. Si sentono in bocca i dodici mesi in Slavonia. A me è piaciuto...in cantina riposano due bottiglie da riassaporare tra qualche tempo.

Prima dei saluti siamo passati a far una discreta scorta dei vini dell'azienda e chi piu', chi meno, abbiamo comprato un bel po' di bottiglie...
Considerazioni finali.
L'azienda Pietrantonj si è dimostrata ospitale e recettiva, ci ha offerto un mix di storia enologica abruzzese condita con le produzioni della cantina che hanno un legame notevole con il territorio da cui provengono.
Le cose belle sono state molte: la disponibilità e la gentilezza dimostrateci, la parte di cantina visitata e soprattutto il rapporto qualità/prezzo di molti suoi prodotti.
Una visita da consigliare a chi vuol capire fino in fondo come si muove, e da dove proviene, il "mondo enologico" abruzzese.
Andando via non sono riuscito a non consigliare alla proprietaria quello che un consumatore difficilmente fa e che ribadisco qui a gran voce:"Dovete alzare i prezzi!"
Alcuni vini della casa, soprattutto la riserva, sono decisamente sottoprezzati e ciò impedisce la piena valorizzazione degli stessi prodotti.
Altresì, questi prezzi troppo bassi spingono fuori queste bottiglie da un certo circuito di degustazione tra appassionati che, gioco forza, parte dal costo della singola bottiglia...
Marco.
A tutti gli effetti doveva essere la cantina outsider da scoprire e la visita, con annessi assaggi, ci ha confermato di essere al cospetto di una bellissima realtà con molte potenzialità ancora da calibrare bene...

Quasi tutti i "consiglieri" a cui avevo chiesto di questa azienda mi avevano parlato di una realta produttiva attenta al legame con il territorio ed al rispetto dell'ambiente. La famiglia Pietrantonj che guida l'azienda da svariate generazioni, si dedica alla produzione del vino da quasi due secoli, precisamente dal 1830.
I vigneti sono in una posizione felice: vicini alla Maiella, al Sirente ed al Morrone, disposti su altezze tra i 350 ed i 400 metri s.l.m.
Questa particolare posizione garantisce alle piante delle escursioni termiche non comuni che aiutano le stesse a mantenere una ricchezza di profumi ed aromi quasi unica.
La produzione complessiva di bottiglie della cantina si aggira ormai oltre le 650 mila unità con, come ovvio, alcuni prodotti piu' "commerciali" ed altri meno.
Veniamo ricevuti da una gentilissima donna della famiglia che ci mette subito a nostro agio confidandoci, sottovoce, di preferire appassionati come noi ad aspiranti scienziati del vino che spesso passano da quelle parti...
La prima parte della visita la facciamo, ahimè, guardando delle belle e grandi fotografie poichè una parte della cantina è chiusa a causa dei danni del terremoto di tre anni fa.
Peccato...la bellezza che si riscontra da quelle foto fa nascere un sano rimpianto per non poter vedere di persona. Sarà per la prossima volta !

La parte della cantina che possiamo visitare è quella che vedete nelle foto che si alternano alle parole. Ed è anch'essa estremamente interessante.
Le botti enormi che vedete sono state costruite dentro questi locali e quando, qualche anno fa, l'azienda ha cercato un metodo per "ristrutturarle", nonostante abbia sentito tutti gli esperti del settore, si è trovata nell'impossibilità di farlo.
Almeno nei modi che voleva...

L'unico modo di averle ancora funzionanti è passato attraverso un complesso lavoro di inserimento all'interno delle stesse, di un serbatoio di acciaio...un lavoraccio: lungo e costoso, ma che da' la possibilità all'azienda di poter dire che queste mega botti, costruite nel 1880, oggi sono ancora parte del ciclo produttivo.
Seppur in nuove vesti, s'intende.

Mette di buon umore e fa "effetto" chiacchierare tra queste grandi botti, nel rassicurante freschetto della cantina. La presenza della signora che ci ha accompagnato nella nostra visita non è mai stata invadente e dove è stato possibile ci ha aiutato a risolvere alcune nostre curiosità.

Seduti nella sala apposita abbiamo degustato, conversando tranquillamente, sei vini della casa.
Abbiamo cominciato con un'ottima Malvasia di Candia 100%, anno 2011, che mi ha fatto davvero una grande impressione: poco naso, ma tutto di riguardo con note floreali e minerali. Ottimo finale con giusta sapidità. Azzardo un'accostamento: gli scampi alla griglia...
La bottiglia, come sottolineato anche dalla Signora, ha bisogno di un periodo di riposo in cantina, ma se il buongiorno si vede dal mattino...è una "piccola, grande bottiglia".
Il secondo assaggio era quello che piu' m'incuriosiva: il brut Temè. Uno spumante direttamente da uve Pecorino che nasce da una collaborazione con un'altra cantina\ditta nella zona ( e come ti sbagli?) di Valdobbiadene.
Curiosità accontentata a metà: la qualità del prodotto c'è e si sente, ma l'eccessivo perlage ne oscura oltremodo la generosità. Da rivedere, secondo me, questa componente che non ci fa godere in pieno delle bontà del bicchiere.
Il terzo assaggio è stato il Cerasuolo. La gradazione alcolica è intorno ai 14 gradi, il colore è rosa chiaretto, molto beverino, al naso note di ciliegia e seppur dotato di una gradevole sapidità....non mi ha convinto. L'unico che sui miei appunti prende il classico NO del non mi è piaciuto. Questione di gusti perchè non è un vino cattivo.
A seguire il Cerano Riserva 2007. Un vino non filtrato di 14 gradi alcolici che affina in rovere francese. Si notano le caratteristiche del vino da invecchiamento, ma già da adesso è un buon vino. Naso e palato in evoluzione non consentono di dare giudizi definitivi, ma siamo davanti ad una bella bottiglia. Alla fine tra i rossi sarà, di gran lunga, il mio preferito...Da riempirci la cantina.
Altro rosso invece è l'etichetta nera classica, un Montepulciano 100% di 12,5 gradi che non troverete neanche nelle guide. E' un vino molto "terroir" come direbbero quelli bravi...Un bicchiere leggero e leggiadro a tutto pasto, con un tannino tranquillo, forse troppo, e alcune caratteristiche nella struttura che ne sconsigliano l'invecchiamento.
L'ultimo vino assaggiato è stato il Montepulciano d'Abruzzo Arboreo:tredici gradi ben portati, un olfatto di prim'ordine con mora e frutta di bosco su tutto. Si sentono in bocca i dodici mesi in Slavonia. A me è piaciuto...in cantina riposano due bottiglie da riassaporare tra qualche tempo.

Prima dei saluti siamo passati a far una discreta scorta dei vini dell'azienda e chi piu', chi meno, abbiamo comprato un bel po' di bottiglie...
Considerazioni finali.
L'azienda Pietrantonj si è dimostrata ospitale e recettiva, ci ha offerto un mix di storia enologica abruzzese condita con le produzioni della cantina che hanno un legame notevole con il territorio da cui provengono.
Le cose belle sono state molte: la disponibilità e la gentilezza dimostrateci, la parte di cantina visitata e soprattutto il rapporto qualità/prezzo di molti suoi prodotti.
Una visita da consigliare a chi vuol capire fino in fondo come si muove, e da dove proviene, il "mondo enologico" abruzzese.
Andando via non sono riuscito a non consigliare alla proprietaria quello che un consumatore difficilmente fa e che ribadisco qui a gran voce:"Dovete alzare i prezzi!"
Alcuni vini della casa, soprattutto la riserva, sono decisamente sottoprezzati e ciò impedisce la piena valorizzazione degli stessi prodotti.
Altresì, questi prezzi troppo bassi spingono fuori queste bottiglie da un certo circuito di degustazione tra appassionati che, gioco forza, parte dal costo della singola bottiglia...
Marco.
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In vino veritas,
Vacanzando con Melmo
giovedì 10 maggio 2012
Baccarossa, cantina Poggio Le Volpi, anno 2006.

Gira che ti rigira era tantissimo tempo che non bevevo un laziale...
L'occasione è stata una simpatica gricia fatta in armonia a casa, in una serataccia che non ti va di uscire.
Questo rosso itg, da uve di nero buono e di 13,5 gradi alcolici si presenta molto cupo, in un rosso porpora un po' particolare.
In bocca è invadente con sentori di ciliegia e amarena, tannino morbidissimo che non ti fa pensare per niente all'anno passato in barrique.
Direi che come abbinamento la gricia non è stato granchè "azzeccato", forse è meglio accostarlo ad un bell'arrosto.
Comunque direi un buon vinello, calcolando che il prezzo è sui 16-18 euro si puo' dire che è una bevuta tranquilla senza squilli di tromba.
Marco.
lunedì 7 maggio 2012
Moscato d'Asti, cantina Mauro Sebaste, anno 2011.

Ecco un vino decisamente intrigante.
Di colore giallo paglierino, moderatamente intenso, al naso assume profumi di frutta e miele, con preponderanti note di uva pura. Un’aromaticità degna di nota e molto duratura, nonostante l’innalzamento della temperatura (non amo mettere il vino nel ghiaccio…).
Al palato, la dolcezza esce fuori senza “strilli”: il vino inizialmente sembra un po’ compassato ma poi le noti dolci emergono con decisione. Giovano molto sia la bassa gradazione alcolica, tipica del moscato, sia un piccolo ma deciso nerbo acido, che consente di evitare melassose esagerazioni.
È decisamente un buon vino per dei “dolci” accoppiamenti.
L’avrei voluto provare con il torrone, come suggerito dal sito e di cui sono un grande amante, ma non ne avevo. L’ho provato però con dei savoiardi quelli originali artigianali, non quelli commerciali) e l’esperimento è decisamente riuscito.
Stefano.
venerdì 27 aprile 2012
Terre, cantina San Leonardo, anno 2008.

Per essere un vino che mi piace...mi piace !
E quando l'ho trovato, anzi l'ho ritrovato, in enoteca , piu' precisamente all'enoteca dell'amico Alessandro "Grappolo Divino" a Frascati, non ho resistito e l'ho comprato di nuovo.
Ricordavo che questa bottiglia, così com'è ora, "imprigionasse" un merlot 100% prodotto dalla San Leonardo con grande vanto e generosità.
Invece oggi i tempi sono cambiati e quello che vedete fotografato è un classico taglio bordolese che dovrebbe, condizionale d'obbligo, essere il fratello minore del piu' famoso, e piu' buono, San Leonardo.
Il Terre è un vino a se, con il fratello maggiore "c'azzecca" poco, ma è comunque un buon bicchiere.
Parliamo di un vino comunque elegante, dall'intensità abbastanza soft con una struttura che non sembra proprio da invecchiamento ed al naso molto gradevole.
Il costo della bottiglia, dieci euro in cantina e tredici in enoteca, lo rende un fantastico vino da tutti i giorni.
Che piaccia a me non fa testo, visto il folle amore verso la cantina e gli altri prodotti che escono da quella fucina di bontà, ma v'invito comunque a provarlo.
Scommetto che non rimarrete delusi...
Marco.
lunedì 23 aprile 2012
Arboreo,anno 2011,cantina Pietrantonj.

Uno dei vinelli riportati dalla scorribanda abruzzese, un bianco della cantina Pietrantonj,un perfetto mix tra Trebbiano (85%) e Malvasia (15%) dalla gradazione alcolica intorno ai dodici gradi e mezzo.
E' prodotto nel comune di Vittorito a circa 300 metri s.l.m.
Il colore è giallo pallido, estremamente scarico con sfumature tendenti ad un giallo piu' acceso.
Al naso non è invadente e si lascia "sentire" delicatamente.
La struttura è media e la persistenza non sembra un suo punto di forza.
In bocca è moderatamente avvolgente e lascia una buona sensazione.
Da apprezzare giovane ad una temperatura intorno agli otto-dieci gradi.
La cantina lo consiglia con carni bianche o pesce, ma secondo me anche come aperitivo, bello freschetto, non farebbe una brutta figura.
Straordinario il rapporto qualità/prezzo poichè il prezzo della singola bottiglia non arriva ad otto euro.
Consigliato.
Marco.
lunedì 16 aprile 2012
Visita alla cantina Masciarelli a San Martino sulla Marrucina.
Arrivare all'appuntamento puntuali era quasi un'utopia...calcolando il numero di strade interrotte, inagibili e quant'altro, ma quando abbiamo passato le colonne d'Ercole di San Martino sulla Marrucina ed abbiamo visto la scritta d'oro immortalata qua sotto, eravamo nel giro di lancetta giusta. Incredibilmente aggiungo.

Ad attenderci la gentile Valentina che nei giorni precedenti aveva avuto la pazienza di "starmi dietro" e di organizzare con me la visita.
Messi da parte i convenevoli di rito ci ha spiegato il motivo per cui non era possibile visitare la cantina vera e propria: la festa di San Giuseppe richiamava la presenza del sig. Masciarelli senior, ed è lui l'unico ad aver le chiavi.
Seppur da fuori, Valentina ci ha dato tutte le info di cui avevamo bisogno ed anche di più'.
Ci ha dato, senza dubbio, un'ottima panoramica sull'azienda tutta: bottiglie prodotte: più' di due milioni, ettari di proprietà: più' di quattro cento, province dove sono ubicate: tutte le quattro province abruzzesi, compiti non usuali dei dipendenti: vendemmia di una vigna particolare proprio a ridosso della "prima" cantina Masciarelli.

Dopo questo, tutto sommato, breve excursus, siamo rimontati in macchina e ci siamo diretti verso il Castello di Semivicoli.
Questo bellissimo castello fu acquistato dal sig.Masciarelli prima della sua morte e sucessivamente "sistemato" quanto basta per renderlo ancor più' splendido.
E' stata una visita bella ed emozionante.
Il giardino era molto bello e caratteristico, immaginarlo d'estate con i tavoli finemente apparecchiati oppure pensare ad una degustazione in mezzo a quel paradiso...beh che dire: sarebbe bello provare.

Chissà che le nostre strade non s'incrocino di nuovo...
Dentro le mura invece, il Castello offre un'ottimo connubio tra passato e presente.
La storia del passato, lo charme e l'eleganza del presente.

Così è normale passare dalla possibilità di vedere un frantoio del 1800...

...a quella di rilassarsi in un angolo in stile moderno, adatto ad momento di relax piu' giovanile...

...ed ancora imbattersi in una sala da degustazione in stile caratteristico.
Insomma...non vorrei ripetermi, ma è stata proprio una bella visitina. Da consigliare anche al piu' astemio dei nemici.
So già la domanda che state per farmi: "Ah Marcolì...ma il vino?"
Non rinnego la genesi di queste gite che vengono programmate esclusivamente verso cantine importanti, alla ricerca di vini da assaggiare e da scoprire, ma non fare questa visita sarebbe stata un sacrilegio...
Detto ciò, alla fine del nostro giretto nelle secolari stanze del Castello, siamo stati fatti accomodare nella sala adibita alle degustazioni.

Evito di sperticarmi per descrivervi l'ambiente e spero che le foto rendano l'idea...
Accompagnati dalla bravissima Valentina e da un'altra valida collaboratrice, di cui non ricordo il nome, abbiamo degustato una batteria di vini dell'azienda.
Il primo bianco è stato un Trebbiano 100%, anno 2011, che fa dalle due alle tre settimane di fermentazione ed è parte di una linea di vini prodotti tutto l'anno. Le vigne sono quasi esclusivamente nella provincia di Chieti.
Diciamo un vino a tutto pasto,da bere giovanissimo che si lascia preferire freschetto...
Di altro passo e altra struttura è stato il secondo bianco bevuto.
Il Villa Gemma bianco, annata 2011, è un mix di uve: Trebbiano 65%, Cococciola 20% e Chardonnay 15%. Fa il ciclo della fermentazione, che in tutto dura 15-30 giorni, in vasche d'acciaio inox.
Anche per questo bianco si consiglia la bevuta da giovincello, ma l'ho trovato decisamente superiore all'altro.
Passaggio obbligatorio ai rosè...
Il primo è il Masciarelli Rosato Colline Teatine, montepulciano 100%, fermentazione in acciaio inox per circa 20 giorni e soltanto sei ore di contatto con le bucce.
Da consumare giovanissimo, molto fresco, preferibilmente in un patio nel mese di Agosto...
Molto meglio il secondo rosato della batteria: il Cerasuolo Villa Gemma.
Non mi sono appuntato l'anno degustato, ma ricordo che anch'esso fermenta in vasche di acciaio inox, che la sua gradazione alcolica è, non di rado, superiore ai 13 gradi
e che non denota una struttura da invecchiamento.
Secondo me potrebbe essere un ottimo calice per un aperitivo non di routine, magari con sfiziosi formaggi...
Sia per il precedente che per questo vino la cortese Valentina ci ha spiegato che ne viene prodotto ancora molto perchè è forte la tradizione ed il legame con il territorio e la cosa se da un lato non farà impazzire gli enosboroni, dall'altra ci fa conoscere un altro punto di vista importante dell'azienda.
Pur non essendo un esperto di vini rosati in genere...a mio giudizio Cerasuolo-Rosè 3ao !

Abbiamo, ovviamente, bevuto anche due rossi.
Il primo è stato il Masciarelli rosso, anno 2009, montepulciano d'abruzzo 100% e circa 13 gradi di gradazione alcolica.
Vino prodotto in vari vigneti della zona tra cui proprio quelli di San Martino sulla Marrucina e quelli di Corropoli, località altresì famosa per aver dato i natali alla seconda società calcistica della Capitale.
Anche per esso fermentazione in acciaio inox e l'impressione che si tratti di un vino che si lascia apprezzare da subito e non sembra portato all'invecchiamento.
Veramente diverso il secondo assaggio "rosso".
Si è trattato dell' Iskra, anno 2004, montepulciano 100% prodotto nel comune di Controguerra, in provincia di Teramo. Un I.G.T., non filtrato, al secondo anno di produzione che fermenta in vasche di acciaio inox e poi si "ricovera" in fusti di rovere.
L'invecchiamento pre-imbottigliamento è di un anno, un anno e mezzo in barriques .
La gradazione alcolica è stata per i primi due anni di 14,5 gradi.
Un vino particolare: da amare o da odiare. Sicuramente non passa inosservato e si comporta proprio come vuole che si comporti il suo ideatore, nella persona della signora Masciarelli.
La signora ha cercato e voluto un vino che desse subito una forte sensazione in bocca...diciamo un'esplosione...diciamo una scintilla di gusto.
Ed è proprio scintilla la traduzione dal serbo del nome Iskra.
Per cui il vino sia al naso che in bocca è prepotente e questa qualità lo rende piacevole o meno a seconda dei palati.
A me non è dispiaciuto per niente, anzi. Ma evito altisonanti aggettivi perchè ho bisogno di riassaggiarlo con piu' calma, tra un anno o due, quando ho l'impressione che possa trovarlo anche migliorato....Vedremo.

In conclusione, avendo poco spazio e poco tempo per dire tante cose,faccio come "quelli bravi" e divido i vari momenti della nostra visita.
Punto primo: la cantina attraverso la sig.ra Valentina è stata assolutamente gentile, cordiale, professionale e preparatissima. Non era "soltanto" li per noi, ma era lì con noi: con la sua "partecipazione" ha reso la nostra visita molto piu' piacevole ed interessante. Ha risposto a tutte le nostre curiosità e soprattutto durante la degustazione si è relazionata con noi come un'appassionata che condivide alcuni spunti dell'enoica passione, senza preconcetti. E questo, tra gli addetti ai lavori, non capita spesso.
Punto secondo: il Castello di Semivicoli è splendido, andrebbe visitato a prescindere dalla cantina, ma spero che non sarà mai così. Mi auguro che la proprietà non scinda mai il legame tra i vini che produce e quell'oasi di paradiso in cui poterli degustare. Sarebbe un autogoal pazzesco.
Punto terzo: il vino. Io l'azienda già la conoscevo nei suoi punti di "forza" per cui non ho sofferto il "ripasso dalle basi"...però non proporre qualche pezzo da novanta potrebbe essere un rischio per chi l'azienda non la conosce proprio e rischia di valutarla male con gli assaggi che vengono proposti, ai prezzi piu' bassi delle degustazioni. La mia impressione, che è anche un piccolo consiglio, è di proporre, meglio e di piu', la linea Marina Cvetic e soprattutto il Villa Gemma Montepulciano. Lo so che avrebbe costi alti, ma non farlo, concedetemi il paragone calcistico, è un po' come invitare un pullman di bimbi innamorati del calcio all'Olimpico per farli giocare e poi scoprire di aver dimenticato il pallone a casa...
A buon intenditor, poche parole.
Marco.

Ad attenderci la gentile Valentina che nei giorni precedenti aveva avuto la pazienza di "starmi dietro" e di organizzare con me la visita.
Messi da parte i convenevoli di rito ci ha spiegato il motivo per cui non era possibile visitare la cantina vera e propria: la festa di San Giuseppe richiamava la presenza del sig. Masciarelli senior, ed è lui l'unico ad aver le chiavi.
Seppur da fuori, Valentina ci ha dato tutte le info di cui avevamo bisogno ed anche di più'.
Ci ha dato, senza dubbio, un'ottima panoramica sull'azienda tutta: bottiglie prodotte: più' di due milioni, ettari di proprietà: più' di quattro cento, province dove sono ubicate: tutte le quattro province abruzzesi, compiti non usuali dei dipendenti: vendemmia di una vigna particolare proprio a ridosso della "prima" cantina Masciarelli.

Dopo questo, tutto sommato, breve excursus, siamo rimontati in macchina e ci siamo diretti verso il Castello di Semivicoli.
Questo bellissimo castello fu acquistato dal sig.Masciarelli prima della sua morte e sucessivamente "sistemato" quanto basta per renderlo ancor più' splendido.
E' stata una visita bella ed emozionante.
Il giardino era molto bello e caratteristico, immaginarlo d'estate con i tavoli finemente apparecchiati oppure pensare ad una degustazione in mezzo a quel paradiso...beh che dire: sarebbe bello provare.

Chissà che le nostre strade non s'incrocino di nuovo...
Dentro le mura invece, il Castello offre un'ottimo connubio tra passato e presente.
La storia del passato, lo charme e l'eleganza del presente.

Così è normale passare dalla possibilità di vedere un frantoio del 1800...

...a quella di rilassarsi in un angolo in stile moderno, adatto ad momento di relax piu' giovanile...

...ed ancora imbattersi in una sala da degustazione in stile caratteristico.
Insomma...non vorrei ripetermi, ma è stata proprio una bella visitina. Da consigliare anche al piu' astemio dei nemici.
So già la domanda che state per farmi: "Ah Marcolì...ma il vino?"
Non rinnego la genesi di queste gite che vengono programmate esclusivamente verso cantine importanti, alla ricerca di vini da assaggiare e da scoprire, ma non fare questa visita sarebbe stata un sacrilegio...
Detto ciò, alla fine del nostro giretto nelle secolari stanze del Castello, siamo stati fatti accomodare nella sala adibita alle degustazioni.

Evito di sperticarmi per descrivervi l'ambiente e spero che le foto rendano l'idea...
Accompagnati dalla bravissima Valentina e da un'altra valida collaboratrice, di cui non ricordo il nome, abbiamo degustato una batteria di vini dell'azienda.
Il primo bianco è stato un Trebbiano 100%, anno 2011, che fa dalle due alle tre settimane di fermentazione ed è parte di una linea di vini prodotti tutto l'anno. Le vigne sono quasi esclusivamente nella provincia di Chieti.
Diciamo un vino a tutto pasto,da bere giovanissimo che si lascia preferire freschetto...
Di altro passo e altra struttura è stato il secondo bianco bevuto.
Il Villa Gemma bianco, annata 2011, è un mix di uve: Trebbiano 65%, Cococciola 20% e Chardonnay 15%. Fa il ciclo della fermentazione, che in tutto dura 15-30 giorni, in vasche d'acciaio inox.
Anche per questo bianco si consiglia la bevuta da giovincello, ma l'ho trovato decisamente superiore all'altro.
Passaggio obbligatorio ai rosè...
Il primo è il Masciarelli Rosato Colline Teatine, montepulciano 100%, fermentazione in acciaio inox per circa 20 giorni e soltanto sei ore di contatto con le bucce.
Da consumare giovanissimo, molto fresco, preferibilmente in un patio nel mese di Agosto...
Molto meglio il secondo rosato della batteria: il Cerasuolo Villa Gemma.
Non mi sono appuntato l'anno degustato, ma ricordo che anch'esso fermenta in vasche di acciaio inox, che la sua gradazione alcolica è, non di rado, superiore ai 13 gradi
e che non denota una struttura da invecchiamento.
Secondo me potrebbe essere un ottimo calice per un aperitivo non di routine, magari con sfiziosi formaggi...
Sia per il precedente che per questo vino la cortese Valentina ci ha spiegato che ne viene prodotto ancora molto perchè è forte la tradizione ed il legame con il territorio e la cosa se da un lato non farà impazzire gli enosboroni, dall'altra ci fa conoscere un altro punto di vista importante dell'azienda.
Pur non essendo un esperto di vini rosati in genere...a mio giudizio Cerasuolo-Rosè 3ao !

Abbiamo, ovviamente, bevuto anche due rossi.
Il primo è stato il Masciarelli rosso, anno 2009, montepulciano d'abruzzo 100% e circa 13 gradi di gradazione alcolica.
Vino prodotto in vari vigneti della zona tra cui proprio quelli di San Martino sulla Marrucina e quelli di Corropoli, località altresì famosa per aver dato i natali alla seconda società calcistica della Capitale.
Anche per esso fermentazione in acciaio inox e l'impressione che si tratti di un vino che si lascia apprezzare da subito e non sembra portato all'invecchiamento.
Veramente diverso il secondo assaggio "rosso".
Si è trattato dell' Iskra, anno 2004, montepulciano 100% prodotto nel comune di Controguerra, in provincia di Teramo. Un I.G.T., non filtrato, al secondo anno di produzione che fermenta in vasche di acciaio inox e poi si "ricovera" in fusti di rovere.
L'invecchiamento pre-imbottigliamento è di un anno, un anno e mezzo in barriques .
La gradazione alcolica è stata per i primi due anni di 14,5 gradi.
Un vino particolare: da amare o da odiare. Sicuramente non passa inosservato e si comporta proprio come vuole che si comporti il suo ideatore, nella persona della signora Masciarelli.
La signora ha cercato e voluto un vino che desse subito una forte sensazione in bocca...diciamo un'esplosione...diciamo una scintilla di gusto.
Ed è proprio scintilla la traduzione dal serbo del nome Iskra.
Per cui il vino sia al naso che in bocca è prepotente e questa qualità lo rende piacevole o meno a seconda dei palati.
A me non è dispiaciuto per niente, anzi. Ma evito altisonanti aggettivi perchè ho bisogno di riassaggiarlo con piu' calma, tra un anno o due, quando ho l'impressione che possa trovarlo anche migliorato....Vedremo.

In conclusione, avendo poco spazio e poco tempo per dire tante cose,faccio come "quelli bravi" e divido i vari momenti della nostra visita.
Punto primo: la cantina attraverso la sig.ra Valentina è stata assolutamente gentile, cordiale, professionale e preparatissima. Non era "soltanto" li per noi, ma era lì con noi: con la sua "partecipazione" ha reso la nostra visita molto piu' piacevole ed interessante. Ha risposto a tutte le nostre curiosità e soprattutto durante la degustazione si è relazionata con noi come un'appassionata che condivide alcuni spunti dell'enoica passione, senza preconcetti. E questo, tra gli addetti ai lavori, non capita spesso.
Punto secondo: il Castello di Semivicoli è splendido, andrebbe visitato a prescindere dalla cantina, ma spero che non sarà mai così. Mi auguro che la proprietà non scinda mai il legame tra i vini che produce e quell'oasi di paradiso in cui poterli degustare. Sarebbe un autogoal pazzesco.
Punto terzo: il vino. Io l'azienda già la conoscevo nei suoi punti di "forza" per cui non ho sofferto il "ripasso dalle basi"...però non proporre qualche pezzo da novanta potrebbe essere un rischio per chi l'azienda non la conosce proprio e rischia di valutarla male con gli assaggi che vengono proposti, ai prezzi piu' bassi delle degustazioni. La mia impressione, che è anche un piccolo consiglio, è di proporre, meglio e di piu', la linea Marina Cvetic e soprattutto il Villa Gemma Montepulciano. Lo so che avrebbe costi alti, ma non farlo, concedetemi il paragone calcistico, è un po' come invitare un pullman di bimbi innamorati del calcio all'Olimpico per farli giocare e poi scoprire di aver dimenticato il pallone a casa...
A buon intenditor, poche parole.
Marco.
martedì 10 aprile 2012
Visita all'Azienda Emidio Pepe a Torano Nuovo.
E' stata la prima tappa del giretto fatto nel week end del 18 marzo 2012.
Alle ore dieci e trenta si sono aperti gli sportelli della Multipla proprio davanti al palazzo che, se ho ben capito, fa da casa-cantina-ufficio della famiglia Pepe.
Ad accoglierci Sofia la figlia del sig. Pepe e la nipote di cui ricordo tutto, ma non il nome...
Ci hanno messo subito a nostro agio con un'accoglienza senza imbragature e con molta tranquillità.

L'aria frizzantina e la pace che circondava l'azienda sono state un buon viatico per cominciare la visita dalla cantina.
Mentre scendevamo in cantina ho trovato di una bellissima quotidianità vedere i giochini dei bimbi accanto ai cartoni che sarebbero serviti per l'imballaggio delle bottiglie. Pensare che in quel limbo d'Abruzzo crescano generazioni diverse all'ombra, anzi alla luce, di vigne e vitigni che fanno la storia del vino...mbe' che dire, l'ho trovato come un esempio di straordinaria semplicità italiana.
Quella buona, quella che porta grandi frutti.

La nipote del sig.Pepe ci ha mostrato le varie zone della cantina e ci ha spiegato le tecniche e le fasi della lavorazione.

Questi attrezzi fotografati sono quelli in uso a tutt'oggi e forse sono una piccola parte del segreto del successo di questa cantina.
Che spettacolo !

Riesco soltanto in parte ad immaginare quanta beata gioia ci sia durante la vendemmia...anche alla nostra "accompagnatrice" è uscito un bel sorriso sincero quando si è lasciata sfuggire "...è un po' un delirio il periodo della vendemmia!"
La seconda parte della visita consisteva nel visitare il "cavou" dell'azienda dove riposano le bottiglie di vino prodotte dal 1964 ad oggi. Bel posto, non c'è che dire.
E bella anche l'idea di preparare le bottiglie allo sturaggio che praticano in questa azienda.

La signora Rosa Pepe in persona controlla attentamente tutte le bottiglie prima che vengano messe in commercio, travasando il vino da bottiglia a bottiglia, in modo da eliminare il naturale deposito che si forma sul fondo.
Si è scelto la decantazione naturale poichè così è il vino che decide ciò di cui privarsi, mentre con la filtrazione si portano via molto spesso tante proprietà importanti.
Finito il giretto descrittivo, ci siamo accomodati nella grande sala adibita alle degustazioni. Arredata con buon gusto senza eccessi e senza sfarzi, corredata da bottiglie di vino e riconoscimenti dati all'azienda, ti fa sentire proprio all'interno della "struttura".

Insieme alla bellissima nipote del sig. Pepe abbiamo assaggiato quattro bottiglie, due di rosso e due di bianco.

Il primo bianco è stato il Trebbiano dell'anno 2010 che non si è dimostrato assolutamente pronto. Il naso, comunque abbastanza corto, era fortemente in contrasto con quanto poi si rintracciava in bocca.
Avrà bisogno di almeno quattro o cinque anni di affinamento ulteriore, ma già da adesso possiamo dire che si tratterà di un buon vino.
Il primo rosso è stato il Montepulciano dell'anno 2003.
Discorso contrario per questo vino: straordinariamente pronto.
Elegante al palato, equilibrio perfetto, tannino morbido ed elegante. Persistenza ottima. Al naso è profondo, senza stancare nè disturbare.
Veramente un buon vino che, azzarderei, è vicino al suo punto di massima evoluzione.
Il secondo rosso è stato il Montepulciano dell'anno 2001.
Un altro vino rispetto a quello sopra: al naso è piu' evanescente, in bocca piu' corto. Colore strano, per un vino di undici anni, che ci dice che questa bottiglia ha ancora molta strada da fare. La persistenza e la struttura sono in fase evolutiva. Sicuramente si va verso un "campionissimo", ma adesso è meglio lasciarlo in panchina!
L'ultimo assaggio è stato quello che piu' ci ha fatto strabuzzare gli occhi e le lingue...
Il Trebbiano dell'anno 2004 è una di quelle bottiglie che una volta che l'hai bevuto ringrazi Dio di averne avuto la possibilità.
Un vino da urlo che t'inchioda sulla tua sedia a chiederti perchè hai aspettato tutto questo tempo prima di andare all'azienda Pepe.
Naso profondo e gradevolissimo in perfetto collegamento con quello che si sente in bocca. Sapidità ed acidità quasi perfette, struttura ottima, persistenza giusta.
Un calice di emozioni positive...che l'unico dubbio che lascia è solo sulla generosità, ancora maggiore, che potrebbe essere tra qualche anno.
Dico ciò perchè ho riscontrato ancora una piccola evoluzione in atto.

Finita la degustazione abbiamo fatto una discreta scorta dei prodotti dell'azienda e proprio quando eravamo quasi ai saluti abbiamo avuto la sorpresa piu' grande: abbiamo potuto stringere la mano e scambiare quattro chiacchiere con il sig.Pepe in persona.

Un giovanotto di ottanta anni che ancora oggi cura le sue vigne con la stessa passione ed intensità di sempre. Nel suo sorriso l'orgoglio di aver creato una splendida realtà italiana e forse anche un po' di piacere per i nostri sinceri e dovuti complimenti.
A lui, a sua figlia ed a sua nipote che hanno permesso la nostra visita va il nostro sentitissimo ringraziamento.
Marco.
Alle ore dieci e trenta si sono aperti gli sportelli della Multipla proprio davanti al palazzo che, se ho ben capito, fa da casa-cantina-ufficio della famiglia Pepe.
Ad accoglierci Sofia la figlia del sig. Pepe e la nipote di cui ricordo tutto, ma non il nome...
Ci hanno messo subito a nostro agio con un'accoglienza senza imbragature e con molta tranquillità.
L'aria frizzantina e la pace che circondava l'azienda sono state un buon viatico per cominciare la visita dalla cantina.
Mentre scendevamo in cantina ho trovato di una bellissima quotidianità vedere i giochini dei bimbi accanto ai cartoni che sarebbero serviti per l'imballaggio delle bottiglie. Pensare che in quel limbo d'Abruzzo crescano generazioni diverse all'ombra, anzi alla luce, di vigne e vitigni che fanno la storia del vino...mbe' che dire, l'ho trovato come un esempio di straordinaria semplicità italiana.
Quella buona, quella che porta grandi frutti.
La nipote del sig.Pepe ci ha mostrato le varie zone della cantina e ci ha spiegato le tecniche e le fasi della lavorazione.
Questi attrezzi fotografati sono quelli in uso a tutt'oggi e forse sono una piccola parte del segreto del successo di questa cantina.
Che spettacolo !

Riesco soltanto in parte ad immaginare quanta beata gioia ci sia durante la vendemmia...anche alla nostra "accompagnatrice" è uscito un bel sorriso sincero quando si è lasciata sfuggire "...è un po' un delirio il periodo della vendemmia!"
La seconda parte della visita consisteva nel visitare il "cavou" dell'azienda dove riposano le bottiglie di vino prodotte dal 1964 ad oggi. Bel posto, non c'è che dire.
E bella anche l'idea di preparare le bottiglie allo sturaggio che praticano in questa azienda.
La signora Rosa Pepe in persona controlla attentamente tutte le bottiglie prima che vengano messe in commercio, travasando il vino da bottiglia a bottiglia, in modo da eliminare il naturale deposito che si forma sul fondo.
Si è scelto la decantazione naturale poichè così è il vino che decide ciò di cui privarsi, mentre con la filtrazione si portano via molto spesso tante proprietà importanti.
Finito il giretto descrittivo, ci siamo accomodati nella grande sala adibita alle degustazioni. Arredata con buon gusto senza eccessi e senza sfarzi, corredata da bottiglie di vino e riconoscimenti dati all'azienda, ti fa sentire proprio all'interno della "struttura".
Insieme alla bellissima nipote del sig. Pepe abbiamo assaggiato quattro bottiglie, due di rosso e due di bianco.
Il primo bianco è stato il Trebbiano dell'anno 2010 che non si è dimostrato assolutamente pronto. Il naso, comunque abbastanza corto, era fortemente in contrasto con quanto poi si rintracciava in bocca.
Avrà bisogno di almeno quattro o cinque anni di affinamento ulteriore, ma già da adesso possiamo dire che si tratterà di un buon vino.
Il primo rosso è stato il Montepulciano dell'anno 2003.
Discorso contrario per questo vino: straordinariamente pronto.
Elegante al palato, equilibrio perfetto, tannino morbido ed elegante. Persistenza ottima. Al naso è profondo, senza stancare nè disturbare.
Veramente un buon vino che, azzarderei, è vicino al suo punto di massima evoluzione.
Il secondo rosso è stato il Montepulciano dell'anno 2001.
Un altro vino rispetto a quello sopra: al naso è piu' evanescente, in bocca piu' corto. Colore strano, per un vino di undici anni, che ci dice che questa bottiglia ha ancora molta strada da fare. La persistenza e la struttura sono in fase evolutiva. Sicuramente si va verso un "campionissimo", ma adesso è meglio lasciarlo in panchina!
L'ultimo assaggio è stato quello che piu' ci ha fatto strabuzzare gli occhi e le lingue...
Il Trebbiano dell'anno 2004 è una di quelle bottiglie che una volta che l'hai bevuto ringrazi Dio di averne avuto la possibilità.
Un vino da urlo che t'inchioda sulla tua sedia a chiederti perchè hai aspettato tutto questo tempo prima di andare all'azienda Pepe.
Naso profondo e gradevolissimo in perfetto collegamento con quello che si sente in bocca. Sapidità ed acidità quasi perfette, struttura ottima, persistenza giusta.
Un calice di emozioni positive...che l'unico dubbio che lascia è solo sulla generosità, ancora maggiore, che potrebbe essere tra qualche anno.
Dico ciò perchè ho riscontrato ancora una piccola evoluzione in atto.

Finita la degustazione abbiamo fatto una discreta scorta dei prodotti dell'azienda e proprio quando eravamo quasi ai saluti abbiamo avuto la sorpresa piu' grande: abbiamo potuto stringere la mano e scambiare quattro chiacchiere con il sig.Pepe in persona.
Un giovanotto di ottanta anni che ancora oggi cura le sue vigne con la stessa passione ed intensità di sempre. Nel suo sorriso l'orgoglio di aver creato una splendida realtà italiana e forse anche un po' di piacere per i nostri sinceri e dovuti complimenti.
A lui, a sua figlia ed a sua nipote che hanno permesso la nostra visita va il nostro sentitissimo ringraziamento.
Marco.
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In vino veritas,
Vacanzando con Melmo
lunedì 2 aprile 2012
Chianti Classico Riserva, cantina Fattoria Rietine, anno 1999.

Sto stabilendo un certo feeling con il Chianti, vitigno che ho sempre colpevolmente snobbato.
Adesso un po' perchè ne ho la cantina piena, un po' perchè alcune annate sono ragionevolmente "arrivate", ci sto prendendo gusto ad assaggiarne tanti di tante case diverse.
Su questa riserva posso dirne solo bene.
Bevuta in compagnia durante una cenetta niente male, ha confermato quello che mi aspettavo.
Buona struttura da subito con evoluzione costante nel bicchiere fino all'ultimo sorso.
A naso frutti di bosco, lampone e uno stranissimo sentore di lavanda di altri tempi.Colore rosso molto carico con riflessi mattone.
In bocca è invadente, ma non troppo. Un tannino spento, ma non troppo che si lascia gustare moderatamente...come direbbe uno bravo.
In sintesi: a me è piaciuto e lo riberrei con gioia.
Non so dirvi quanto mi costò a suo tempo perchè il file contenente il prezzo fu inesorabilmente buttato...diciamo che se il costo è entro i 20 euro è un acquisto da consigliare.
Marco.
mercoledì 28 marzo 2012
Melmo report alla Locanda di Roberto a Grotte di Castro...
Odio ripetermi, ma se non lo facessi non potrei parlarvi delle new entry sul menu di Roberto Puccini.
Sabato 10 Marzo, la bella giornata, per niente guastata da un ventaccio inesorabile, ci ha portato di nuovo a Grotte di Castro e quindi, per la proprietà transitiva, da Roberto a pranzo.
La locanda è sempre la stessa, ben preparata e pronta ad accoglierti.
In piu' quel giorno, c'era un computer portatile, acceso in modalità presentazione, che girava le foto della nevicata del giorno 11 febbraio, quando anche lì circa 80 centimetri di neve hanno rallegrato la situazione...
Ma veniamo a noi...le "nuove entrate" che vi voglio sottoporre all'attenzione sono essenzialmente tre piatti che ho gustato e che non avevo ancora "addentato" nelle precedenti scorribande.

Questo piatto che vedete sopra è la fantastica matriciana di mare.
Composta da spada, spigola, guanciale, pomodorini secchi e pecorino.
Detta così sembra pazzia, in realtà è uno dei primi piu' buoni mangiati in vita mia.
E non esagero...Ve la ripropongo in un'altra foto nella speranza di farvela "capire" meglio...!

Davvero buona.
L'altra new entry è un secondo piatto: trancio di pesce spada con funghi porcini.

Se la presentazione è bella, in bocca era molto meglio.
Il reiterato mare e monti di cui tanto si tratta e tanto si dice, trova in questo secondo piatto la sintesi perfetta.
Pietanza delicata, equilibrata e dalla giusta porzione.
A chiudere questa mini rece...un dolce.
Si tratta della famosa crostata ricotta e pera.

Consigliata dai suoceri, che vanno spesso da Roberto, devo dire è un bell'invito a chiudere il pasto nel migliore dei modi.
Con la cioccolata sopra "ricamata", il pan di spagna a chiudere sopra e sotto e la cannella mixata al punto giusto nella ricotta.
Sapete quanto sono ghiotto...ebbene prima o poi potrei intrufolarmi in cucina a vedere da quale libro magico esca la ricetta!
Scherzi a parte, Roberto l'ho trovato un po' piu' indaffarato del solito, ma la qualità del mangiato è rimasta a livelli altissimi e con l'estate alle porte e Sofia che cresce...non vorrei dover tornare al piu' presto a documentarvi di nuove eccellenti pietanze.
D'altronde è un mestiere duro, ma qualcuno lo deve pur fare !
Marco.
Sabato 10 Marzo, la bella giornata, per niente guastata da un ventaccio inesorabile, ci ha portato di nuovo a Grotte di Castro e quindi, per la proprietà transitiva, da Roberto a pranzo.
La locanda è sempre la stessa, ben preparata e pronta ad accoglierti.
In piu' quel giorno, c'era un computer portatile, acceso in modalità presentazione, che girava le foto della nevicata del giorno 11 febbraio, quando anche lì circa 80 centimetri di neve hanno rallegrato la situazione...
Ma veniamo a noi...le "nuove entrate" che vi voglio sottoporre all'attenzione sono essenzialmente tre piatti che ho gustato e che non avevo ancora "addentato" nelle precedenti scorribande.

Questo piatto che vedete sopra è la fantastica matriciana di mare.
Composta da spada, spigola, guanciale, pomodorini secchi e pecorino.
Detta così sembra pazzia, in realtà è uno dei primi piu' buoni mangiati in vita mia.
E non esagero...Ve la ripropongo in un'altra foto nella speranza di farvela "capire" meglio...!

Davvero buona.
L'altra new entry è un secondo piatto: trancio di pesce spada con funghi porcini.

Se la presentazione è bella, in bocca era molto meglio.
Il reiterato mare e monti di cui tanto si tratta e tanto si dice, trova in questo secondo piatto la sintesi perfetta.
Pietanza delicata, equilibrata e dalla giusta porzione.
A chiudere questa mini rece...un dolce.
Si tratta della famosa crostata ricotta e pera.

Consigliata dai suoceri, che vanno spesso da Roberto, devo dire è un bell'invito a chiudere il pasto nel migliore dei modi.
Con la cioccolata sopra "ricamata", il pan di spagna a chiudere sopra e sotto e la cannella mixata al punto giusto nella ricotta.
Sapete quanto sono ghiotto...ebbene prima o poi potrei intrufolarmi in cucina a vedere da quale libro magico esca la ricetta!
Scherzi a parte, Roberto l'ho trovato un po' piu' indaffarato del solito, ma la qualità del mangiato è rimasta a livelli altissimi e con l'estate alle porte e Sofia che cresce...non vorrei dover tornare al piu' presto a documentarvi di nuove eccellenti pietanze.
D'altronde è un mestiere duro, ma qualcuno lo deve pur fare !
Marco.
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