lunedì 14 maggio 2012

Visita alla cantina Pietrantonj a Vittorito.

Il terzo ed ultimo appuntamento che avevamo fissato per il nostro week end enogastronomico abruzzese era la cantina Pietrantonj.

A tutti gli effetti doveva essere la cantina outsider da scoprire e la visita, con annessi assaggi, ci ha confermato di essere al cospetto di una bellissima realtà con molte potenzialità ancora da calibrare bene...

Quasi tutti i "consiglieri" a cui avevo chiesto di questa azienda mi avevano parlato di una realta produttiva attenta al legame con il territorio ed al rispetto dell'ambiente. La famiglia Pietrantonj che guida l'azienda da svariate generazioni, si dedica alla produzione del vino da quasi due secoli, precisamente dal 1830.
I vigneti sono in una posizione felice: vicini alla Maiella, al Sirente ed al Morrone, disposti su altezze tra i 350 ed i 400 metri s.l.m.
Questa particolare posizione garantisce alle piante delle escursioni termiche non comuni che aiutano le stesse a mantenere una ricchezza di profumi ed aromi quasi unica.
La produzione complessiva di bottiglie della cantina si aggira ormai oltre le 650 mila unità con, come ovvio, alcuni prodotti piu' "commerciali" ed altri meno.

Veniamo ricevuti da una gentilissima donna della famiglia che ci mette subito a nostro agio confidandoci, sottovoce, di preferire appassionati come noi ad aspiranti scienziati del vino che spesso passano da quelle parti...
La prima parte della visita la facciamo, ahimè, guardando delle belle e grandi fotografie poichè una parte della cantina è chiusa a causa dei danni del terremoto di tre anni fa.
Peccato...la bellezza che si riscontra da quelle foto fa nascere un sano rimpianto per non poter vedere di persona. Sarà per la prossima volta !


La parte della cantina che possiamo visitare è quella che vedete nelle foto che si alternano alle parole. Ed è anch'essa estremamente interessante.
Le botti enormi che vedete sono state costruite dentro questi locali e quando, qualche anno fa, l'azienda ha cercato un metodo per "ristrutturarle", nonostante abbia sentito tutti gli esperti del settore, si è trovata nell'impossibilità di farlo.
Almeno nei modi che voleva...


L'unico modo di averle ancora funzionanti è passato attraverso un complesso lavoro di inserimento all'interno delle stesse, di un serbatoio di acciaio...un lavoraccio: lungo e costoso, ma che da' la possibilità all'azienda di poter dire che queste mega botti, costruite nel 1880, oggi sono ancora parte del ciclo produttivo.
Seppur in nuove vesti, s'intende.


Mette di buon umore e fa "effetto" chiacchierare tra queste grandi botti, nel rassicurante freschetto della cantina. La presenza della signora che ci ha accompagnato nella nostra visita non è mai stata invadente e dove è stato possibile ci ha aiutato a risolvere alcune nostre curiosità.


Seduti nella sala apposita abbiamo degustato, conversando tranquillamente, sei vini della casa.
Abbiamo cominciato con un'ottima Malvasia di Candia 100%, anno 2011, che mi ha fatto davvero una grande impressione: poco naso, ma tutto di riguardo con note floreali e minerali. Ottimo finale con giusta sapidità. Azzardo un'accostamento: gli scampi alla griglia...
La bottiglia, come sottolineato anche dalla Signora, ha bisogno di un periodo di riposo in cantina, ma se il buongiorno si vede dal mattino...è una "piccola, grande bottiglia".
Il secondo assaggio era quello che piu' m'incuriosiva: il brut Temè. Uno spumante direttamente da uve Pecorino che nasce da una collaborazione con un'altra cantina\ditta nella zona ( e come ti sbagli?) di Valdobbiadene.
Curiosità accontentata a metà: la qualità del prodotto c'è e si sente, ma l'eccessivo perlage ne oscura oltremodo la generosità. Da rivedere, secondo me, questa componente che non ci fa godere in pieno delle bontà del bicchiere.
Il terzo assaggio è stato il Cerasuolo. La gradazione alcolica è intorno ai 14 gradi, il colore è rosa chiaretto, molto beverino, al naso note di ciliegia e seppur dotato di una gradevole sapidità....non mi ha convinto. L'unico che sui miei appunti prende il classico NO del non mi è piaciuto. Questione di gusti perchè non è un vino cattivo.
A seguire il Cerano Riserva 2007. Un vino non filtrato di 14 gradi alcolici che affina in rovere francese. Si notano le caratteristiche del vino da invecchiamento, ma già da adesso è un buon vino. Naso e palato in evoluzione non consentono di dare giudizi definitivi, ma siamo davanti ad una bella bottiglia. Alla fine tra i rossi sarà, di gran lunga, il mio preferito...Da riempirci la cantina.
Altro rosso invece è l'etichetta nera classica, un Montepulciano 100% di 12,5 gradi che non troverete neanche nelle guide. E' un vino molto "terroir" come direbbero quelli bravi...Un bicchiere leggero e leggiadro a tutto pasto, con un tannino tranquillo, forse troppo, e alcune caratteristiche nella struttura che ne sconsigliano l'invecchiamento.
L'ultimo vino assaggiato è stato il Montepulciano d'Abruzzo Arboreo:tredici gradi ben portati, un olfatto di prim'ordine con mora e frutta di bosco su tutto. Si sentono in bocca i dodici mesi in Slavonia. A me è piaciuto...in cantina riposano due bottiglie da riassaporare tra qualche tempo.


Prima dei saluti siamo passati a far una discreta scorta dei vini dell'azienda e chi piu', chi meno, abbiamo comprato un bel po' di bottiglie...

Considerazioni finali.
L'azienda Pietrantonj si è dimostrata ospitale e recettiva, ci ha offerto un mix di storia enologica abruzzese condita con le produzioni della cantina che hanno un legame notevole con il territorio da cui provengono.
Le cose belle sono state molte: la disponibilità e la gentilezza dimostrateci, la parte di cantina visitata e soprattutto il rapporto qualità/prezzo di molti suoi prodotti.
Una visita da consigliare a chi vuol capire fino in fondo come si muove, e da dove proviene, il "mondo enologico" abruzzese.
Andando via non sono riuscito a non consigliare alla proprietaria quello che un consumatore difficilmente fa e che ribadisco qui a gran voce:"Dovete alzare i prezzi!"
Alcuni vini della casa, soprattutto la riserva, sono decisamente sottoprezzati e ciò impedisce la piena valorizzazione degli stessi prodotti.
Altresì, questi prezzi troppo bassi spingono fuori queste bottiglie da un certo circuito di degustazione tra appassionati che, gioco forza, parte dal costo della singola bottiglia...

Marco.

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