giovedì 13 marzo 2008

Baccabianca 2004 - Tenuta Grillo.




Piaciuto no, affascinato si.
Questo è il giudizio (apparentemente un ossimoro) del Baccabianca di Guido e Rita Zampaglione della Tenuta Grillo. Un vino estremo, una spremuta d'uva vera e propria e per questo, un sapore che inevitabilmente divide: piace o non piace. L'azienda si estende su 32 ettari, di cui 17 dedicati a vigneti, con pratiche enologiche che farebbero impallidire un biodinamico e una produzione limitatissima.


La spedizione alla Tenuta Grillo me l'ha raccontata Valerio, simpaticissimo e preparatissimo sommelier di Uno e Bino che mi ha fatto assaggiare (tra l'altro aggratise) il suddetto vino.


Loro usano quasi solo vitigni autoctoni (barbera, dolcetto, freisa, cortese) con un intruso: un merlot che fa da corredo al mix di rossi in quello che è stato non per nulla chiamato "pecoranera".


Già da questi pochi concetti si capisce la filosofia produttiva dell'azienda che fa i vini come le pare "tanto se non se li comprano me li bevo io" avrebbe detto il patron a Valerio.


Il Baccabianca viene da uve Cortese 100%, fermenta per non so quanti giorni sulle bucce (considerate che normalmente i bianchi non fanno neanche mezz'ora sulle bucce) e affinano un po' in legno e un po' in vasche di acciaio. Ovviamente non è filtrato. Il vino, di conseguenza, è adatto all'invecchiamento ed ha un sapore estremo.

Il colore è un giallo oro, molto carico e che tende all'ambrato.Il profumo è molto intenso e complesso e rimanda a sentori erbacei e speziati, e a frutta a tratti matura e a tratti acerba. Girandolo nel bicchiere il vino non ringiovanisce molto, anche se evolve sicuramente. In bocca è un bel cazzotto: freschezza acidica e sapidità presenti ma non come in un classico bianco, enorme struttura (con qualche nota tannica!!) che fa da corredo ad una lunghissima persistenza. da un'idea abbastanza precisa di quella che Valerio ha chiamato "spremuta d'uva". Se il bicchiere non fosse di vetro penso che sarebbe difficile dire immediatamente che è un bianco.



In enoteca costa sui 14 euro. Direi che è un bianco da provare, quantomeno per farsi una cultura sulla non omologazione. A me ha intrigato e lo riproverei, anche se non posso dire che mi sia piaciuto.



Stefano.

1 commento:

  1. Evviva il vino!
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