lunedì 30 giugno 2008

L'effetto dei pesticidi.

Tratto da

Enotime di giugno:



E’ proprio vero che le notizie possono essere lette in molti modi. In questi giorni sono giunte (....)molte notizie inerenti i residui di antiparassitari contenuti nelle produzioni agricole destinate all’alimentazione. L’ultimo rapporto in ordine di tempo, presentato la settimana scorsa, si chiama “Pesticidi nel piatto 2008” ed è stato realizzato da Legambiente sulla base dei dati forniti dai laboratori pubblici provinciali e regionali relativi alle analisi condotte nel corso del 2007. Questo rapporto ha determinato reazioni trionfalistiche da parte delle principali associazioni di agricoltori, Coldiretti e Cia in primo piano, perchè evidenziano come il 99% dei campioni di frutta, verdura, vino e olio contengono residui chimici al di sotto dei limiti di legge, mentre Legambiente al contrario sottolinea che rimane ancora troppo alta la percentuale di campioni contaminati da uno o più residui antiparassitari, con in testa la frutta con ben il 47,4% dei campioni esaminati, seguita dai prodotti derivati, tra i quali olio e vino con un 18,3% e dalla verdura con il 15,4%.
Chi ha ragione? Tutti e due! Vediamo di capirci qualcosa di più.




Ogni pesticida, ma forse sarebbe meglio utilizzare il più tranquiliizzante termine tecnico “fitofarmaco”, possiede un particolare principio attivo, cioè una sostanza che agisce direttamente generando l’effetto desiderato. Hanno nomi un po’ sinistri come Chlorpirifos, Procimidone, Captano, Carbofuran, Cyprodinil, Diclofluanide, Dimetoato, Ditiocarbammati, Endosulfan, Fenitrotion, Imazalil, Malathion, Metalaxil, Tiabendazolo. Clothianidin, Thiamethoxam, Fipronil e Imidaclopridsolo per citare alcuni tra i più utilizzati. Ovviamente sono tutte molecole sintetiche prodotte prevalentemente da grandi multinazionali, assolutamente tossiche e molte di esse sospettate ampiamente di essere cangerogene.

Ebbene, il legislatore europeo finora si è premurato di stabilire dei limiti massimi di pericolosità relativamente ad ogni singolo principio attivo, limite che non dovrebbe mai essere suparato, ma non ha preso in considerazione il fatto (o qualcuno lo ha convinto che non era il caso di prenderlo in considerazione...) che ormai in agricoltura si usano decine e centinaia di principi attivi su una stessa coltura. Questi cocktails di fitofarmaci generano bassi residui finali per ognuno di essi, ma se sommiamo tutti questi “microresidui” otteniamo alla fine un bel “macroresiduo”, la cui sommatoria supera praticamente sempre i limiti legali relativi alle singole sostanze.

Quindi le associazioni degli agricoltori ci stanno dicendo che sono ben felici perchè mediamente “solo” l’1% delle loro produzioni è fuorilegge, cioè presenta un singolo principio attivo è oltre i limiti legali (in particolare risultano regolari 99,3% delle verdure, l'98,3% della frutta, il 98,1% dell'olio di oliva, il 99,8% del vino e addirittura del 100% della passata di pomodoro), mentre Legambiente molto più pragmaticamente, sostiene che nei campioni esaminati sono presenti troppi microresidui di differenti pesticidi anche se la legge attuale è dalla loro parte. Pur aumentando le evidenze scientifiche della gravità dei pesticidi sulla salute umana e ambientale non si è ancora provveduto a cambiare una legislazione ferma da trent'anni che non prevede un limite alla somma di più residui nello stesso alimento, ignorando in questo modo il principio di precauzione. Tra i casi eclatanti, anche quest'anno, le mele che guidano la poco invidiabile classifica della frutta più contaminata da microresidui di fitofarmaci: solo il 38,8% è ancora esente da pesticidi, mentre il 26% dei campioni analizzati presenta un principio attivo, il 34,1% contiene più di un residuo e l'1,1% risulta irregolare. Altri frutti poco virtuosi sembrano essere gli agrumi: su 746 campioni analizzati 14 risultano irregolari (1,9%), 386 regolari senza residuo (51,7%), 219 regolari con un residuo (29,4%) e ben 127 (pari al 17%) contaminati da più di un residuo. Oltre l'81,6% delle verdure analizzate risulta, invece, regolare e privo di residui chimici, il 18% presenta uno o più residui e lo 0,3% è proprio irregolare.

Un segnale preoccupante arriva, invece, dalle analisi dei prodotti derivati, in cui si è registrato un aumento dei casi di contaminazione, particolarmente nei campioni di vino e olio, ma non sono indenni neanche succhi di frutta ed omogeneizzati, classicamente destinati ai bambini, che sovente sono anche aggiunti di coloranti, aromi e conservanti. Secondo la D.ssa Catherine Leclercq, dell'Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione, c'è una correlazione diretta tra l'assunzione di additivi ed aromi alimentari e le forme di intolleranza, e più in generale tra la dieta alimentare dei bambini e la diffusione di allergie.

Uno studio britannico sugli effetti combinati di quattro additivi alimentari comuni, svolto dalla Soil Association e Organix insieme all'Università di Liverpool, ha evidenziato che additivi largamente impiegati in prodotti alimentari molto diffusi e popolari tra i bambini, quali tavolette di cioccolata, snack e succhi di frutta (E 133 blu brillante, E 621 glutammato monosodico, E 104 giallo di chinolina, E 951 aspartame) combinati insieme sortiscono un effetto sinergico di neurotossicità largamente più potente di ciascuno dei prodotti preso singolarmente.
Ma concentriamoci ora sul vino.

Può essere utile tornare su una ricerca della Pesticide Action Network Europe resa pubblica ad Aprile di quest’anno, che ha analizzato 40 bottiglie di vino in vendita in Europa provenienti da Australia, Austria, Cile, Francia, Italia, Germania, Portogallo e Sud Africa. Tra di essi 34 provenivano da agricoltura convenzionale e 6 da agricoltura bilogica. In tutti i vini da agricoltura convenzionale si sono riscontrate “tracce” di residui di pesticidi, così come su uno dei sei campioni proveniente da agricoltura biologica.
Nelle bottiglie di vino prodotto con metodi convenzionali si sono rilevate in media tracce di 4 diversi antiparassitari, con un picco di 10 in un campione. Le analisi hanno evidenziato la presenza in totale di ben 24 pesticidi. Ma, per carità, tutto perfettamente entro i termini di legge!! (maggiori info sull sito http://www.pan-europe.info/)

Quadro inquietante, mi pare, ancor più se si pensa che queste cose cadono spesso nel dimenticatoio e che il bio alla fine costa e se lo possono permettere con una certa continuità solo in pochi.


Stefano.

2 commenti:

  1. Alzi la mano chi sarebbe disposto ad acquistare e mangiare prodotti agricoli NON contaminati da pesticidi (alias "fitofarmaci) e/o anticrittogamici, aventi cioè le seguenti caratteristiche:
    - brutti a vedersi;
    - forse abitati da un verme;
    - sicuramente mangiucchiati in parte da qualche uccellino;
    - niente affatto tirati a lucido come certe mele;
    - prezzo notevolmente più alto, data la impossibilità pratica di conservarli a lungo proprio per assenza di "pesticidi".
    Attendo risposte.
    Grazie.
    (uno che da ragazzo mangiava la frutta dagli alberi, senza pesticidi, senza anticrittogami e tanto buona!)

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  2. Che anche l'occhio voglia la sua parte è innegabile. Solo che tra la perfezione "pesticidica" e la situazione che descrivi tu c'è sicuramente un compromesso, non necessariamente nocivo per la salute.

    Premesso questo, di frutta e verdura non trattata ne ho vista, ma mica sempre è piena di vermi e mangiucchiata dagli uccelli.

    Stefano

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