martedì 17 giugno 2008

Fai il pieno dopo il fritto





Da abagnomaria.it

Che ne direste, a fine pasto, di chiedere al cameriere il grasso di cottura dei vostri alimenti per alimentare la vostra macchina?
Alla ricerca di fonti sostenibili e non inquinanti di alimentazione alternative ai combustibili di origine fossile, un piccolo gruppo di ricercatori “ecologically-oriented” ha iniziato ad utilizzare olio vegetale e grasso riciclato dai ristoranti per alimentare le loro macchine, i loro furgoni e perfino i sistemi di riscaldamento domestici.
Imprenditori, alcuni supportati da fondi pubblici, stanno dimostrando che le macchine possono essere alimentate da questi “combustibili” a basso costo, i quali sono una fonte già materialmente disponibile ed alternativa agli inquinanti carburanti fossili; un guidatore, Antony Berretti, è così favorevole a questa nuova tecnologia che ha passato gli ultimi 3 mesi guidando il proprio van della Fiat in tutta Europa, alimentandolo con olio esausto dei ristoranti: "Sogni di guidare per tutta l’Europa gratis? Carburante a costo zero?" è il suo intrigante slogan sul suo sito.

Nel Massachusetts - come narra l’American Scientific - Greasecar Vegetable Fuel Systems crea kit di conversione per guidare macchine alimentate ad olio vegetale;l’azienda ha venduto circa 3500 kits durante i suoi otto anni di attività, raddoppiando le vendite negli ultimi 2 anni, con costi tra gli 800 e i 2000 dollari, rendendo altresì contenti i ristoranti, che così non devono più sostenere costi di smaltimento e verificando sensibili riduzioni di costo sull’alimentazione dei veicoli.La combustione di quest’olio è simile a quella del diesel, ma con emmissioni molto meno tossiche ed in perfetto bilancio globale di CO2, calcolando i consumi di questa negli impianti di produzione di olio; per ciò che riguarda il grasso di cucina, tramite i processi messi a punto dalla Fry-O-Diesel e dalla North American Biofuels, si riesce ad ottenere biodiesel dagli scarti, che una volta separati tramite trappole selettive dall’acqua, lavorandolo e standardizzandolo al fine di avere le stesse caratteristiche del diesel, ma con un determinante fattore in più, la biodegradabilità .
L’unico problema che non renderà questi scarti una delle maggiori fonti di energia è la scarsa disponibilità di materia prima: è infatti stimato che, annualmente, vengano prodotti circa 2 milioni di tonnellate di grasso, che corrisponderebbero a 1,871 miliardi di litri di biodiesel o carburante per riscaldamento, corrispondenti al solo 1% del fabbisogno nazionale; in ogni caso, sebbene queste risorse siano minime, fanno ben sperare quanto a risultati per la ricerca di fonti combustibili alternative.

Nessun commento:

Posta un commento

Posta un commento