martedì 15 gennaio 2008

La resa per ettaro



La resa per ettaro: questa sconosciuta. Uno dei primi elementi, in ordine temporale rispetto al processo produttivo, che più influenzano la qualità del vino e in particolare discriminano i doc rispetto ai vini da tavola, è la resa per ettaro, cioè i quintali di uva che si possono produrre per unità di superficie. Questo seplicemente perchè meno grappoli ho sul ceppo della vita, più gli elementi minerali e linfatici della pianti si trasmettono su di esso. Ce ne sono altri, a monte e a valle di questo, che influenzano la qualità della riuscita di un vino, ma questo è senza dubbio uno dei più ambigui. Se non altro perchè la nostra stessa legislazione, in termini di VQPRD, è poco chiara.

In effeti, a pensarci bene, la resa per ettaro é un parametro assolutamente vago perché non legato al numero di viti realmente presenti in quell'ettaro. Poniamo che la produzione fissata dal "disciplinare" sia di cento quintali, questa si può ottenere sia nei vigneti che hanno mille piante per ettaro che in quelli che ne hanno diecimila. La differenza è sostanziale perché nel primo caso ogni pianta dovrà produrre dieci chilogrammi per raggiungere l'obiettivo finale, mentre nel secondo caso basterà un chilogrammo per vite, con evidenti differenze qualitative tra i due sistemi. Ovviamente meno una pianta produce maggiore sarà la qualità finale del vino.

Per avere un indicatore più efficace basterebbe stabilire la resa per ceppo (cioè per singola vite) che darebbe un parametro molto più realistico della produzione. Contare le viti in un vigneto in fondo è piuttosto semplice.

Tuttavia, per quanto vaga, la "semplice resa per ettaro potrebbe anche avere una sua utilità se non si superassero certi limiti. Il professor Mario Fregoni, titolare della cattedra di Viticoltura all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, ha più volte scritto: "Per una produzione di qualità non si dovrebbe andare oltre i 100 - 110 quintali per ettaro". In realtà non sono molte le DOC italiane che si mantengono intorno questi valori.

Volete i dati? Prendiamo i dati istat 2005, rieloborati graficamente dal blog i numeri del vino.

Anzitutto il totale di resa per ettaro media è di 103,8 quintali per ettaro (q/ha), dato dalla somma del 109,4 medio italiano dei vini da tavola e del 87,7 medio italiano dei VQPRD.



Ovviamente la media nazionale è pesata in ragione del fatto che la produzione di vini da tavola è più alta di quella dei VQPRD (doc, docg e igt). La media italiana dei VQPRD è più che soddisfacente se consideriamo quianto visto nell'introduzione al post.

A ben guardare, però, c'è poco da essere felici. Una buona quantità di regioni sta sopra la media nazionale e tra loro anche alcuni insospettabili come il Trentino, il Veneto, il Friuli e, ahimè, il Lazio.
In questo senso sono quindi due i problemi che emergono:
1) perchè i disciplinari, che sono molto stretti per tanti aspetti, sono invece di manica così larga per quanto riguarda il parametro della resa per ettaro, ambiguo nel senso visto sopra?
2) perchè, visto che la composizione organolettica dei vini varia sensibilmente in base alla resa per ettaro, ci sono doc e doc? Ossia perchè nel Lazio si permettono doc con rese per ettaro sensibilmente superiori non solo alla media nazionale dei VQPRD ma anche a quella del vino da tavola?

Stefano

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