lunedì 19 gennaio 2009

Il vino della Polonia.




Questo pezzo lo dedico al mio amico Alessandro, che da qualche tempo si diletta in Polonia a far vendere le calze di una nota ditta di abbigliamento intimo.
E che a me ricorda sempre tanto Verdone che va a Cracovia con le bic e le calze in "Un sacco bello".
Io l'ho ripreso da Enotime Magazine, che ha sua volta l'ha ripreso (e tradotto) da due dirigenti dell'Istituto della vite e del vino di Cracovia: Wojciech Bosak e Wiktor Bruszewski. Anche le foto che seguono sono tratte dal pezzo.



Dopo anni spesi a reclamare i propri diritti, finalmente i vignaioli polacchi possono produrre il vino su basi quasi simili a quelle degli altri paesi vinicoli europei. Adesso c’è dunque la speranza che almeno qualche bottiglia di vino polacco dell’annata 2008 raggiungerà i negozi e i ristoranti.
Vittoria!
Il vino polacco si è finalmente liberato dei vincoli di norme assurde! Il 10 luglio scorso, poco prima di mezzanotte, il parlamento polacco ha deliberato all’unanimità la modifica di due leggi che fino a quel momento avevano scoraggiato con estrema efficacia i vignaioli dal commerciare il proprio vino. Già da quest’anno potranno produrre e vendere il vino senza l’onere di gestire il dazio in cantina né di pagare anticipatamente le accise.
Non c’è più l’obbligo di un laboratorio in proprio, di una linea d’imbottigliamento controllato, di una certificazione dei piani d’impresa, del benestare del comando dei vigili del fuoco e dell’ispettorato della protezione ambientale, eccetera eccetera.
In verità questi cambiamenti riguardano soltanto i produttori che vinificano annualmente fino a 1.000 ettolitri di vino esclusivamente da uve proprie, ma per ora non ce ne sono altri. E se qualcuno riuscirà un bel giorno a produrre su scala più vasta, sicuramente riuscirà a cavarsela anche con il dazio ed il laboratorio in cantina. Il 2008 verrà dunque ricordato come un’annata storica, la prima che vedrà sul mercato con pieno diritto un vino prodotto da uve polacche.

Una strada lunga
Dei problemi dei vignaioli polacchi abbiamo già scritto a più riprese (per esempio in Magazyn Wino 4/2006), dunque ricordiamo soltanto brevemente che cosa li danneggiava fino a questo momento. Contemporaneamente all’adesione della Polonia alla Comunità Europea si sono realizzate condizioni molto vantaggiose per lo sviluppo dell’enologia locale.
Questo è l’unico Paese dell’Unione Europea senza divieto di piantare nuove vigne nelle aree maggiormente utilizzabili per la viticoltura. A questo si aggiunga che gli agricoltori polacchi potevano ricevere fondi abbastanza cospicui per lo sviluppo della produzione enologica. Si è fatto però ben poco ricorso a questi vantaggi in quanto ci si è messa di mezzo… la legislazione polacca.
I produttori polacchi di vino d’uva, nella stragrande maggioranza poderi di piccole dimensioni, erano vessati dalle stesse leggi che erano state fatte per i grandi stabilimenti di trasformazione di altra frutta in bevande alcooliche.
A parte l’assurdità di mettere sullo stesso piano specifiche e tecnologie di produzione completamente diverse, alcune delle regole imposte si dimostravano perfino impossibili da applicare a dei vignaioli di così piccole dimensioni. L’obbligo di produrre e mantenere il vino dentro un recinto fiscale all’interno dell’azienda stessa si è dimostrato particolarmente oneroso.

Niente di strano, dunque, se ufficialmente finora nessun vignaiolo polacco non aveva mai iniziato a far vino, nonostante che negli ultimi anni di vigne in Polonia ne siano spuntate come i funghi dopo la pioggia e alcune di queste potrebbe perfino guadagnare già abbastanza bene con il vino che produce.
I produttori polacchi di vino volevano fin dall’inizio una cosa soltanto: essere trattati alla pari dei loro colleghi degli altri Paesi europei.
Nel Diritto europeo c’è il principio del “piccolo produttore” di vino d’uva che produce fino a 1.000 ettolitri l’anno (nelle condizioni polacche questa è più o meno la produzione di 15-20 ettari di vigneto). In tutta l’Unione questi vignaioli sono esentati dalla gestione di un recinto fiscale all’interno dell’azienda.
Così come evidentemente in nessun Paese normale nessuno si inventerebbe di pretendere un laboratorio d’analisi completo per la produzione di qualche migliaio di bottiglie l’anno, né una linea di imbottigliamento controllato, né la separazione evidenziata dei “percorsi delle materie prime e dei prodotti” in una cantina della grandezza di un comune garage!
Il miracolo di quella notte di luglio
I vignaioli polacchi avevano già fatto dei tentativi per modificare le norme prima ancora dell’adesione della Polonia all'Unione Europea.
Per diversi anni hanno bombardato i funzionari ed i parlamentari con numerosi postulati e hanno presentato dei progetti di legge. Alcune di queste proposte sono state perfino discusse in parlamento, ma là venivano tutte in qualche modo diluite e i precedenti effetti di questi tentativi sono stati (diciamolo con prudenza) soltanto di facciata. Infine erano stati presentati dei progetti governativi di riforma delle leggi che prendevano in considerazione quei postulati, ma avrebbero dovuto entrare in vigore soltanto l’anno prossimo, dunque sembrava di dover perdere ancora un’altra annata di vino polacco. Perciò quando i produttori di Zielona Gora hanno persuaso i loro parlamentari a prendere un’ulteriore iniziativa legislativa, all’inizio sembrava che anche questa sarebbe stata una delle tante sacrificate a “San Mai”.
E qui la sorpresa: il progetto è passato come legge speciale e tutte le modifiche richieste che pendevano per tanti anni sono state deliberate in meno di due settimane! Per il bene dell’enologia polacca, ma forse semplicemente per buona pace dei parlamentari (ohi, che noiosi ‘sti vignaioli, ma che noiosi…) che si sono elevati al di sopra di ogni divisione e hanno dimostrato un’inconsueta unanimità. In vino pax.

Si è avverata perfino una cosa che sembrava irrealizzabile; il termine del 1º Agosto per l’annuale dichiarazione della produzione di vino all’Agenzia del Mercato Agricolo è stato rinviato a settembre affinché i produttori potessero sbrigare tutte le formalità per poter vendere già legalmente il vino della vendemmia di quest’anno. L’unica cosa che si è dimostrata veramente impossibile da ottenere è stata l’ammissione alla vendita delle scorte delle produzioni delle annate antecedenti le modifiche delle leggi. L’appoggiava perfino il Ministero delle Finanze che avrebbe riscosso l’IVA e le accise relative, ma purtroppo sarebbe stata discorde con la regolamentazione europea.
Finalmente ci siamo, dunque, siamo già alla normalità. No, anzi, quasi normalità, perché ai vignaioli rimangono ancora le mine dell’Ufficio d’Igiene e delle restrizioni alla vendita dei vini imposte dalla legge antialcoolica, la più severa fra quelle della maggioranza dei paesi europei. Ma questo è già un discorso più largo che non riguarda soltanto i vini polacchi. Anche il problema è minore, se paragonato a quello dei famigerati recinti fiscali. Non abbiamo dubbi che la votazione di quella notte abbia aperto completamente un nuovo capitolo nella storia dell’enologia polacca moderna. Vedremo presto come se la caveranno i vignaioli in questa situazione e quanti di loro si decideranno a commerciare i loro prodotti.

Cos’altro ci aspetta?
La normalità che si avvicina non significa soltanto procedure più facili e costi più bassi agli inizi dell’attività di produzione di vino. Finirà certamente presto anche quell’indulgenza concessa al vino polacco nel suo periodo giovanile, eroico e partigiano. I funzionari cominceranno regolarmente a guardare dentro i tini per verificare se quello che è venduto come vino polacco sia davvero polacco e se risponde a tutte le norme locali ed europee. I consumatori diventeranno meno indulgenti quando, dopo un avvio partigiano, potranno comprarlo normalmente e cominceranno a cercarvi le qualità dal significato universale e non soltanto la qualità nostrana, polacca, eroica. E se il vino risulterà da buttare i critici diranno la verità. Oggi si valuta che la superficie delle vigne in Polonia superi i 300 ettari e prendendo in considerazione il ritmo delle nuove piantumazioni siamo prossimi perfino al raddoppio.
Sebbene i dati includano le coltivazioni amatoriali, non è escluso che già in pochi anni i vignaioli polacchi forniranno al mercato perfino qualche milione di bottiglie l’anno. Ancora poco, ma sarà certamente l’1-2% dell’intero consumo nazionale di vino.
Nel nostro mercato ci sarà sicuramente posto per qualche decina di vigneti più grandi, di qualche ettaro e forse perfino per qualche centinaio di vigne più piccole e trattate come fonte supplementare di reddito, specie negli agriturismi. Come mostra anche l’esperienza inglese, anche una simile scala di produzione potrà già evidenziare una certa concorrenza, particolarmente tra le vigne più grandi che vorranno vendere i propri prodotti ai negozi e ai ristoranti. Da tali produttori i consumatori cominceranno ad esigere vino buono a prezzo onesto e quelli che non si adegueranno a queste condizioni usciranno col tempo dal gioco.
Meno esposti a questo rigore del libero mercato saranno certamente i piccoli vignaioli che venderanno i propri vini localmente, sul luogo della produzione.
Il successo di tali piccoli poderi vinicoli dipende infatti alla stessa maniera sia dalla qualità dei vini che da quella della località, sia da un’interessante offerta turistica che dall’ambiente.
Auguriamo successo a tutti!

Wojciech Bosak e Wiktor Bruszewski

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