martedì 7 luglio 2009

Vino e pizza secondo Paolo Massobrio...

Oggi riporto con piacere un articolo apparso qualche giorno fa su il Tempo ad opera di Paolo Massobrio.
L'argomento è il vecchio dilemma dell'abbinamento vino - pizza. Vi lascio alla sua lettura, che tra l'altro trae spunto dal compleanno (24 lustri) della pizza.
Un vino per la pizza, sì ci vuole un vino per i suoi 120 anni, via!
Un vino invecchiato dunque? No.
Un vino giovane? Nemmeno! Oddio, le strade da intraprendere sono tutte praticabili secondo il concetto del de gustibus, ma attenzione che anche la pizza ha toccato il fondo con il genere di farcitura alle patatine fritte.
A questo punto vado a prendere le mie dispense e, secondo la scuola dell'Associazione Italiana Sommelier - se non ho imparato male - il vino da abbinare alla pizza deve avere la medesima "persistenza gustativa" del piatto, quindi una succulenza moderata, attenuata proprio dalla presenza della pasta. Poi, il vino non deve essere troppo acidulo, giacché il pomodoro fresco ha già una propria componente di acidità che andrebbe a sommarsi a quella del vino. Quindi se il vino deve essere bianco, quasi quasi va bene un Verdicchio dei Castelli di Jesi; ma perché no anche un Fiano d'Avellino sapido, tanto per rimanere in zona.
C'è poi il problema del basilico, che vuole che il suo aroma si abbini volentieri a un altro aroma enoico. Una Malvasia? Infine c'è la mozzarella, che se mangiata fresca non tollererebbe alcun abbinamento, ma cotta va più che bene. Ci siamo: una Malvasia secca è il vino giusto. Senza alcun dubbio.
E l'olio? Già l'olio che condisce la pizza e che rende il boccone untuoso, come lo pulisci? Con una Malvasia frizzante, ok?
Magari di quelle che producono nel Piacentino. Bene, ora ho la coscienza a posto.
Ma in realtà cosa bevo io quando mi trovo davanti a una pizza tonda come quelle che fanno i pizzaioli di Tramonti? Se fossi in loco non avrei dubbi: un vino di Lettere, che è un rosso frizzante e delicato, piacevolissimo con quel boccone saporoso.
Poi, in verità, quando la pizza la cucino a casa mia (e guai a farla bassa e anoressica come ci propinano certi pizzaioli ai quali si dovrebbe ritirare la patente!), io apro volentieri una bottiglia di Champagne.
Sì, uno Champagne, perché la pizza è il piatto internazionale più buono che ci sia, è festa, è piacere puro e infantile. E allora via con il vino più celebrato al mondo (l'ho fatto pochi giorni fa, alla pizzeria I Tigli di San Bonifacio di Simone Padoan, lo farò stasera al compleanno della pizza). Ma attenzione: se la pizza è una margherita o una marinara (sì perché la "napoletana" cosiddetta, farcita con le acciughe, pare non abbia origini partenopee), vada per un più equilibrato brut di casa nostra.
Ma in ogni caso - ormai l'avete capito - io la pizza me la mangio con le Bollicine, rosse, bianche o rosè che siano.
Sul mio palato, insomma, ho bisogno di godere di un boccone dopo l'altro, e quindi di pulire il palato e di ricominciare, perché una pizza è come un bacio; mangiare la pizza è come fare all'amore.

Indegnamente preso a prestito dalla penna di Paolo Massobrio!

Nessun commento:

Posta un commento

Posta un commento