martedì 31 marzo 2009

Pollo fritto.




Seconda ricettina di Maria Cristina:


Ingredienti: sovracoscie di pollo, farina 00, darina di riso, sale, birra
ghiacciata, olio d'arachide. Quantità: qb


Prendete le sovracoscie di pollo, pulitele, disossatele e tagliatele a cubetti medio piccoli.



Preparate della pastella con farina 00, farina di riso, un pizzico di sale e birra ghiacciata (o altrimenti acqua gassata ghiacciata), il composto dovrà risultare ne molto denso ne molto liquido.


Passate nella pastella i cubetti di pollo e friggeteli in abbondante olio (d’arachide se possibile)caldo.
Scolateli e salateli a piacere.



Ed ecco il risultato finale.





Maria Cristina

lunedì 30 marzo 2009

La gita a Cheese a Settembre 2007.

Ecco il secondo articolo che avrei dovuto scrivere più di un anno fa.
Anche qui ho una più che valida motivazione che mi giustifica dall'aver aspettato così tanto. L'ho fatto per voi amanti del formaggio in tutte le sue forme e nelle sue mille varietà di sapori; per voi enogastroturisti che non vedete l'ora che arrivi settembre 2009 per andare a visitare questa meravigliosa manifestazione.
Sto infatti per parlarvi di CHEESE!! l'unica manifestazione interamente dedicata al formaggio organizzata da Slow Food.
Cheese si svolge a Bra (Cuneo) ogni due anni.
Personalmente ne avevo sentito parlare la prima volta nel maggio 2005 (mentre ero di servizio come sommelier ad un'altra manifestazione di Slow Food che si chiama Distinti Salumi e che si svolge a Cagli – PU – a cavallo tra il 25 aprile e il primo maggio di ogni anno e alla quale vi consiglio caldamente di andare perché è molto molto carina), e vi assicuro che aspettare due anni per andarci non è stato affatto facile. La voglia che avevo era così tanta che a maggio 2007 avevo già prenotato l'albergo per settembre (e ho pure faticato un po' a trovarlo).
Per chi è appassionato di formaggi CHEESE!! è il paese dei balocchi e la cosa si percepisce abbastanza chiaramente dalla mia espressione in questa foto.


Bra è una piccola cittadina, devo dire molto carina, che si gira meravigliosamente bene a piedi.
La manifestazione Cheese! si svolge in genere dal venerdì al lunedì ed essendo arrivati alla settima edizione (questa del 2009) a livello logistico (parcheggi e navette) non ci sono particolari problemi. Per tutta la città sono poi dislocati dei punti in cui prendere le piantine degli stand e l'elenco degli eventi enogastronomici e dei laboratori del gusto organizzati, peraltro già consultabili e scaricabili settimane prima nel sito web dedicato.
Marco ed io abbiamo scelto di partire il giovedì pomeriggio e di dormire un po' fuori Bra, intanto perché non avevo trovato posto in città e poi perché pensavamo che fosse più semplice parcheggiare e muoversi in macchina piuttosto che rischiare di rimanere bloccati, visto che il sabato lo avremmo dedicato alla vista di “certe” cantine. Infatti, visto che volevamo anche fare un giro nelle Langhe, il nostro albergo lo abbiamo scelto a Barolo.
Il venerdì mattina ci siamo diretti a Bra e in venti minuti eravamo in zona.
Non abbiamo avuto problemi con il parcheggio e la giornata è stata splendida sia dal punto di vista meteorologico sia da quello della folla. Infatti il primo giorno di Cheese è l'ideale per farsi un bel giro senza fare le code agli stand.
Tutti gli espositori sono arrivati e le varie degustazioni sono attive sin dall'ora di pranzo.
Un simpatico signore del posto ci ha detto poi che se si ha la possibilità di rimanere, il lunedì è il giorno migliore per gli acquisti; infatti gli espositori tendono a non riportarsi a casa i prodotti che hanno portato in fiera (molti sono anche stranieri e si viaggia meglio più leggeri dato che si è anche molto stanchi!) e praticano dei bei sconti per l'acquisto dei vari formaggi & Co.
Ma entriamo nel merito.
La mattina l'abbiamo impiegata tutta per visitare il Grande Mercato dei Formaggi: 3 ore di assaggi e sbocconcellature in Italia e all'estero mangiando formaggi conosciuti, rari, sperimentali e abbinamenti di tutti i tipi (dalle marmellate, alle mostarde, alle salse).
Le foto sotto mostrano i formaggi vecchi francesi (alcuni sapevano di liquirizia, altri di erbe), il meraviglioso formaggio blu inglese – lo Stichelton – i pluripremiati mieli di Thun e l'aceto balsamico tradizionale di Modena dell'acetaia Paltrinieri. Di foto ne ho altre centinaia di tutti questi stand in cui era impossibile non assaggiare e non chiedere informazioni.


Personalmente mi sarei comprata di tutto, ma mi sono limitata a prendere i depliant per acquistare in futuro, magari durante una vacanza organizzata appositamente (in albergo la sera avevamo due buste piene di carta!!).

Di acquisti ne abbiamo fatti pochi perché con Marco avevamo deciso di dedicare la quasi totalità del nostro budget per mangiare.
Cheese 2007 aveva infatti organizzato:
- dei chioschi di degustazione suddivisi per regione (c'erano la Valle d'Aosta, la Puglia, il Friuli Venezia Giulia e l'Emilia Romagna;
- la Gran Sala del Formaggio e l'Enoteca;
- la Casa dei Blu;
- la Piazza della Birra;
- la Cucina di Strada;
- i presidi Slow Food dei Formaggi e non solo.

Verso l'ora di pranzo ci siamo quindi diretti verso la Gran Sala del Formaggio e alla Casa dei Blu. Quest'ultima in particolare la consideravo un segno del destino. Ogni edizione infatti Cheese! la dedica ad un tema da approfondire: nel 2007 si parlava di formaggi erborinati, in altre parole la mia ossessione all'interno della passione dei formaggi.
Ecco quindi che verso l'ora di pranzo ci dirigiamo nella parte della città dedicata a questo.


Come sempre mi accade quando ho alte aspettative ecco la delusione dietro l'angolo...e nemmeno tanto dietro!!
Per entrare alla Gran Sala si doveva pagare una quota di 8,00 euro a persona comprensive di una degustazione di formaggio e vino e fin lì niente di strano; l'idea era quella di entrare prendere 2 degustazioni diverse di vini e formaggi ed proseguire con gli assaggi. Invece no. Per poter entrare nella Gran Sala e nella Casa dei Blu si pagavano queste 8,00 euro che ti obbligavano a fare una degustazione di Moscato d'Asti e una di un Pannerone di Lodi, un formaggio presidio Slow Food che tra l'altro davano in un pezzo enorme che se per caso non ti piaceva non sapevi che farci.
Tutti gli altri assaggi erano a pagamento, cosa non sbagliata di per sé, ma completamente mal comunicata.
Immaginate di trovarvi di fronte a migliaia di bottiglie di tutte le tipologie possibili e immaginabili di vino provenienti da tutta Italia e avere un buono per il Moscato d'Asti e contemporaneamente avere la possibilità di assaggiare formaggi provenienti da tutto il mondo (3 o 4 pezzetti in un assaggio) e doversi mangiare un pezzo enorme di un formaggio che non hai scelto di mangiare avendo comunque già assaggiato molti di quei formaggi prima e in maniera completamente gratuita...della serie o così o butti le 8 euro...io infatti non ho voluto spendere altri soldi per mangiare e bere lì perché mi sono sentita un po' presa in giro.
Se mi avessero fatto scegliere il primo assaggio, poi sicuramente avrei continuato, invece abbiamo ripiegato in una degustazione di Dolcetto (Monfalletto 2006, Cordero di Montezemolo) e in una di Barolo (Classico Riserva 2001 di Giacomo Borgogno & Figli) – che ci hanno entrambi molto deluso – e ce ne siamo andati.

Avendo ancora una certa fame, ci siamo diretti verso la Cucina di Strada e la Piazza della Birra dove è iniziata la parte indimenticabile della nostra giornata.
La Cucina di Strada offriva tante piccole stuzzicherie che ci hanno fatto veramente bene al cuore, al palato e allo stomaco: abbiamo mangiato l'insuperabile Focaccia con il formaggio di Recco, la Piada romagnola con lo stracchino, dei Wurstel con il formaggio altoatesini, la Pizza fritta campana


dei panini con burro e acciughe ciascun ingrediente facente parte di un presidio Slow Food di cui se avessi scritto l'articolo all'epoca ricorderei tutti i nomi, ma che vi posso far vedere qui


e poi birra, tanta e buona birra.

La Piazza della Birra era organizzata particolarmente bene.
Di produttori di birra artigianale ce n'erano 21 ciascuno con diverse birre da assaggiare; ora, capite che la cosa diventava impegnativa se i produttori non si fossero organizzati nel proporre dei bicchieri medio/piccoli di birra a 1,50 euro al bicchiere in maniera tale da permettere diversi assaggi.
Noi abbiamo bevuto:
- del Birrificio Troll di Vernante, Cuneo la birra Panada (che è una birra chiara, con gradazione alcolometrica di 4,7 ad alta fermentazione fatta con coriandolo, zenzero e scorza d'arancia amara), la Shangrila Fumè (che è una birra ambrata, con gradazione alcolometrica di 7,5 ad alta fermentazione fatta con malto da whisky scozzese torbato) e una birra scura di cui non conosco nome e gradazione ma ottima e fatta con foglie di tabacco;
- del Birrificio Cittavecchia di Sgonico, Trieste la loro birra chiara a bassa fermentazione con 4,9 di gradazione alcolometrica;
- del Birrificio Torino di Torino la Clara (che è una birra chiara, con gradazione alcolometrica di 4,8 a bassa fermentazione)
- del Pivovar Bohemia Regent di Trebon (Slovacchia) la Premium Tmavý Ležák (che è una birra ambrata, con gradazione alcolometrica di 4,4 a bassa fermentazione).
Tutte queste birre erano assolutamente ottime, ciascuna con una propria particolarità e con nette differenze al gusto. Di seguito trovate chi ha apprezzato di più.


Non paghi abbiamo continuato la nostra peregrinazione allo stand del Friuli Venezia Giulia dove io ho assaggiato la Torta di frico con polenta accompagnata da un notevole Sauvignon 2005 DOC Friuli Isonzo di Manzocco Dario di Cormòns (GO) e Marco ha ingannato il tempo che io ho impiegato a mangiare sorseggiando un Tocai Friulano 2006 DOC Friuli Isonzo della Tenuta Luisa di Mariano del Friuli (GO).

A quel punto, sazi, abbiamo proseguito il pomeriggio passeggiando per le vie di Bra, scoprendo degli scorci molto carini e continuando a vagare per gli stand dei presidi che sono stati tanto interessanti quanto utili perché ci hanno portato al luogo in cui abbiamo degnamente concluso la giornata, e cioè al laboratorio organizzato dalla Regione Puglia.
Questa parte del pomeriggio merita un post a parte al quale vi rimando.

Concludo ribadendo il consiglio di andare a vedere almeno una volta nella vita questa splendida manifestazione.
Marco ed io abbiamo trovato tantissime cose interessanti da mangiare a tanti spunti per le future vacanze enogastronomiche nella nostra incantevole e ricca penisola.
Quest'anno Cheese si tiene dal 18 al 21 Settembre. Troverete a breve tutte le informazioni che vi potranno servire al sito http://www.cheese.slowfood.it/welcome.lasso quando lo aggiorneranno con le info relative all'edizione 2009. Da parte mia vi consiglio già di prenotare per dormire.

Più di tante altre parole vi volevo salutare con l'espressione di Marco sulla strada per andare a prendere la macchina: erano già 15 minuti che mi diceva che non avrebbe più assaggiato e bevuto niente anche perché venivamo dal mitico laboratorio del gusto della Puglia.
Passiamo davanti all'ultimo stand sulla via dell'uscita dalla città ed improvvisamente mi accorgo che stavo parlando da sola...mi volto e vedo Marco così:



Emanuela.

sabato 28 marzo 2009

Un sabato con gli amici, di Andrea Camilleri.



Libro sorprendente questo di Camilleri.
Veloce e schietto, ma si lascia leggere con facilità ed appassiona con un finale per nulla scontato.
Siamo molto distanti dagli scritti storici o Montalbaneschi dell'autore.
A me non è dispiaciuto ed ho polverizzato le 140 pagine in una mezza giornata mentre facevo la guardia ai sonnellini di mia figlia.
La narrazione riguarda un gruppo di pseudo amici che si ritrova un sabato sera a cena, così come recita il titolo, e fra una chiacchera e un drink di troppo...si snoda con colpi di scena e flashback improvvisi.

Da leggere velocemente.

Un Sabato con gli amici, Editore Mondadori, prezzo 14,50 euro scontato.

Marco.

venerdì 27 marzo 2009

The Dark Knight - Parte 3



“Ciò che non ci uccide, ci rende…più strani!


Dopo il grande successo di Superman, Richard Donner e la moglie Laura, insieme alla Marvel, rappresentata dal coraggioso produttore Avi Arad, responsabile del successo dell’allora recente Blade, rilasciarono nell’estate del 2000 il film sul famoso gruppo di super eroi mutanti del mondo, noti come X-Men.

E’ fu un successo.

La ricetta era sempre la stessa tuttavia oltra al rispetto del materiale originale, la vera novità fu il 2taglio” che venne dato alla pellicola.
Il giovane ma talentuoso regista Bryan Singer, acclamato dalla critica e dal pubblico per “i soliti sospetti”, riuscì a riproporre tutte le tematiche e le icone classiche del fumetto all’interno del mondo attuale, e non il contrario.
Questa trasposizione, risolse molte delle perplessità che in passato erano state generate dall’inserimento di supereroi in questioni della vita reale, inolre, trattare il personaggio dei comics come materiale di attualità lo rese appetibile a considerazioni di costume, moda e quant’altro, reindirizzando in questo modo anche l’attenzione dei media.

Alla nuova ricetta del 2000, i progetti cinematografici legati ai supereori riproposero poi la consolidata strategia di mescolare attori noti e riconoscibili a promettenti stelle nascenti, che sarebbero potute implodere nel film o affermarsi e continaure a splendere in modo indipendente (questo fu il proprio caso di Hugh Jackman, il quale preceduto dalla fama del persnaggio che interpretava, wolverine, ne rivette tutti i benefici e affezioni del pubblico.

I personaggi dei comics non erano i soli portagonisti della pellicola, ma le loro trame e sottotrame diventarono un altro personaggio a cui dare spessore e da collocare nel mondo “vero”.

Gli eroi non ci difendono dai comunisti o dagli imprenditori folli, gli eroi portano con loro le storie che li hanno accompagnati nelle pagine dei fumetti, e il mondo si trasforma oggi per rappresentare il dibattito globale sulla identificaizone dei mutanti, o domani per la minaccia astrale di Galactus (I Fantastici 4 e Silver Surfer).

La domanda che si pongono gli scenggiatori non è più cosa farebbe Superman oggi, ma, con quello che conoscenze di oggi, come sarebbe Superman? Come si potrebbero tradurre le sue avventure in termini di realisimo, senza variarne gli elementi che le contraddistinguono?

Il pubblico scoprì cos’ì nuovamente i super eroi, interpretati nel rispetto di specifici canoni di realismo e dove possibile di “verosimiglianza”.
Gli eroi dei fumetti assumo una dimensione terrena nel nuovo millennio, sofforno , si feriscono, non hanno costumi sgargianati ma ritorvati della tecnica e gli stessi super poteri che li rendono unici, trovano speigazioni quasi plausibili

Se gli anni 80 e 90 hanno visto in più riprese l’ascesa e la caduta della Warner Bros, ed i suoi premiati franchise Superman e Batman, gli anni 2000 sono stato scenario indiscusso della Marvel, la quale, grazie ad un bilanciato utilizzo delle tecnoligie digitali ha prima recuperato e poi conquistato il mercato cinematografico con il ricco carnet dei suoi personaggi.

E la sfida ha visto emergere oltre agli X-Men, gli intramontabili Fantastici 4, Spiderman, Hulk e IronMan, nonché personaggi minori, ma sempre rilevanti nell’ambito fumettistico come Devil o Ghost Rider.
Ovviamente non è tutto oro quello che luccica e queste pellicole non possono definirsi tutte dei capoloavri del genere, tuttavia si deve rendere atto alla numerosità e varietà dell’offerta che si è concentrata in pochi anni.

Questa lunga premessa ci porta dunque nell’ambito del vero scopo di questo articolo, ovvero se finalemente, dopo aver percorso le intricate strade della creatività e della porduzione cinemtografica, siamo in grado di trovare il giusto palcoscenico per mettere in scena il dramma dell’uomo pipistrello.

Da Player principale, come abbiamo osservato, la Warner si è tramutata nel primo decennio di questo millennio un follower.
Era ginto il momento di fare tabula rasa del passato e ripartire dalle orgini dei suoi due franchise pricipali, ma come fare? Da un lato si era consumata la tragedia umana di Crestopher Reeve, deceduto per le conseguenze dell’inciditente che da anni lo aveva reso paralizzato, e quindi non si sarebbe potuta ripristinare l’icona del Superman di Donner. Dall’altro gli ultimi fiaschi legati alle avventura di batman facevano sentire i loro echi nei tabloid di settore.

La parola d’ordine fu ricomnciare, e prese corpo nel titolo “Begins”, della nuova pellicola su cavaliere oscuro diretta da Chirstopher Nolan.
Quest’ultimo era un regista sconosciuto alla grandi platee dei blockbuster Americani, ma si era fatto largamente notare all’interno del circuito del cinema indipendte ineme al frantello sceneggiatore con quel piccolo capolavoro noto come “Memento” e successvamente con “Insomnia”.

Se Batman doveva essere, allora sarebbe stato il Batman delle origini, ma non quelle definite dal suo padre natural Bob Kane, ma quelle delineate in primis dal Miller e successvamente da Mazzuchelli, che con la graphic novel “year one” elevà al massimo grado di realismo le vicende dell’uomo pipistrello.

Gotham city, non sarebbe più stata un città gotica e misteriosa, piuttosto una megalopoli no diversa da NewYork, Chigaco o Melbourne, un luogo con architetture, dinamiche e dimensioni reali, odierne, assolutamente riconoscibili.

Il Batman di Nolan è dunquè un vendicatore solitario, che combatte avversari concreti come possono essere le organizzazioni mafiose e la corruzione, un eroe la cui ricchezza è giustificata da assets azionari e fondi di investimento, e dove i suoi marchingegni non escono “dal cappello”, ma da un dipartimento R&D a cui sono affidati i progetti militati sperimentali.

Batman, nonostane la storia tumultuosa che lo ha visto salire e scendere nelle classifiche di gradimento del movie business ha trovato un artigiano del cinema come Nolan, il cui pragmatismo e ricerca del realismo (paragonabile a Michael Mann di Heat), in grado di tirare fuori la sua vera essenza, la violenza, i turbamenti e l’etica.
La trasposizione delle storie del topo volante, ha però il vincolo narrativo degli antagonisti, per lo più immagini speculari delle sfaccettature della psiche del protagonista.

Il cast di primi attori, era quanto di meglio una produzione del genere potesse avere, primo fra tutti la scelta dell’attore Christian Bale per interpretare Bruce Wayne, il quale già noto alla critica come enfant prodige ne “l’impero del sole” di Spielberg, era tornato alla ribalta prima con film commerciali quali “il regno del fuoco” o “Equilibrium”, poi con film indipendenti dove diede grande prova del suo talento come “l’uomo senza sonno” (The Machinist).

Bale portò sullo schermo quella fisicità che era mancata al batman degli annni 80, senza trasformare il suo fascino in un atteggimento spavaldo e inutile come fece Val Kilmer (Batman forever) ed eliminando ogni accenno di ammiccamento o ironia come nel mai troppo criticato Gorge Clooney (Batman & Robin) e tutto questo mantenendo vivo e sempre presente il lato drammatico e tormentato del personaggio

Inoltre per questo rilancio del pesonaggio, forse per evitare di bruciare “cattivi” di maggior peso, o perché no, per lasciare allo spettatore un senso di “crescendo”, fu scelto un nemico minore quale lo spaventapasseri (carecrow), e anche qui la linea artistica di Nolan fu netta, decidendoo di abbandonare qualunque riferimento a costumi o elementi grotteschi e di ritrarre tale personaggio, con una maschera minimale, usata più per “simpatia” che non per identificare il cattivo, il quale per la maggior parte del tempo si presenta a volto scoperto.

Il film ottenne il successo che meritava, ma era solo l’inizio di un fenomeno di reinnamoramento che fu consacrato nel 2008, col maggior successo di botteghino di sempre: “Il cavaliere Oscuro”….



(continua e finisce con la prossima parte)

giovedì 26 marzo 2009

Cabernet Sauvignon di Casale del Giglio anno 2001.



In una serata di grande divertimento, ma dai toni enologici un po' bassi, questo vino fa la sua "porca" figura.
E' sicuramente aiutato da un'annata che è stata annoverata buona dagli analisti Laziali, ed anche dal buon punto di maturazione a cui la bottiglia è arrivata.
Color rosso rubino scuro, quasi impenetrabile.
Al naso fitto sentore di frutta matura e pepe nero.
Al palato è avvolgente, ma non troppo, sicuramente non invadente.
Il tannino è morbido e si lascia gustare senza prevaricare.
E' dotato di una struttura discreta che mi è sembrata giunta ad una maturazione pressochè finale.
Il finale è abbastanza lungo.
Dei prodotti di Casale del Giglio provato negli ultimi due anni è sicuramente il migliore.

Stefano faceva notare che il prodotto in questione, se pur in annate apprezzabili come queste, subisce lo sconfortante rapporto qualità prezzo che lo fa collocare negli ultimi posti della classifica per questa discriminante.
In effetti 20 euros per questa bottiglia appaiono veramente un prezzo sbilanciato.



Marco.

mercoledì 25 marzo 2009

Melmo...in memè-cantina !

1)Da quanto tempo hai una cantina ?
Oddio non mi ricordo…diciamo che ha cominciato a farmela mio padre prima che io mi sposassi.
Quindi all’incirca quattro anni e mezzo

2)La prima bottiglia qual è stata ?
Domanda difficilissima.
Sicuramente un Barolo, ma non ricordo quale.

3)Quanto tempo ci passi ?
Poco, purtroppo.
Solo il tempo di depositare i nuovi acquisti o di prendere la boccia che mi serve.
Di rado ho tempo per un inventario dettagliato.

4)Quanti “pezzi” hai ?
Circa 240 non contando gli spumanti, gli champagne e i vini bianchi che sono solo di passaggio !



5)Quello di cui sei piu’ geloso e quello di cui sei piu’ orgoglioso ?
Sono molto orgoglioso delle verticali che con molta fatica ho composto, penso al Turriga ed al Flaccianello, ma anche del Dorico.
Sono geloso di...tutte le bottiglie !

6)Raccontaci qualche aneddoto su qualche bottiglia…
Vado con mio padre in un noto grande supermercato a Roma, meglio non mettere la zona, e prendo una sfilza di Baroli e di Barbaresco.
Al momento di pagare mi viene presentato un conto irrisorio…come se avessi comprato dieci litri di vino sfuso.
Provo a dire qualcosa alla cassiera: ”Guardi ci deve essere un errore sul prezzo di questo vino…” e lei non mi neanche finire: ”Basta con queste storie!Sono otto ore che lavoro e non posso neanche andare in bagno, se nun cell’avete li sordi, nun lo comprate er vino !”
Voi che avreste fatto ?
Io ho semplicemente annuito e le ho passato i, pochi ,soldi.

7)La regione piu’ presente ?
E’stata per lungo tempo il Piemonte, oggi devo registrare il clamoroso sorpasso della Toscana.

8)Il vino piu’ presente ?
Il Barbaresco.

9)La lacuna piu’ grave da colmare ?
Ho tantissime lacune…

10)La prossima bottiglia prevista in entrata è…?
Non so dirvi quale sarà, ma sarà sicuramente una buona bottiglia.



11)A quanti pezzi arriverai ?
A 500 mi fermo e faccio ruotare.

12) La bottiglia che insegui da una vita…?
Non la inseguo da una vita, ma alcune volte mi è sfuggita da sotto il naso.
Solaia di Antinori, mi accontenterei anche dell’annata 2002, pensa te…!


Marco.

martedì 24 marzo 2009

Spaghetti di Riso con germogli di soia.


Oggi è presento una ricetta della mia collega Maria Cristina, anche lei nuova leva del Melmo Blog, recentemente acquisita nell'ultima campagna acquisti.
Ha promesso tante ricettone tutte speciali, quindi tenetevi pronti.

Ingredienti: germogli di soia, aglio, cipolla, olio di semi, carote, zucchine,
salsa di soia, spaghetti di riso. Quantità: qb! :)


Lavate i germogli di soia e teneteli da parte.
Fate soffriggere l’aglio tritato finemente e la cipolla affettata sottilmente per qualche minuto in poco olio di semi.
Quando avranno preso calore (non bruciateli) aggiungete le carote alla julienne e continuate a girare spesso, le zucchine, poca salsa di soia, i germogli di soia e condite con le spezie a piacere.
Fate proseguire la cottura delle verdure a fiamma media per circa 5 minuti, se si asciugano troppo aggiungete poca acqua di volta in volta.
Nel frattempo immergete gli spaghetti di riso in abbondante acqua salata e tiepida x circa 10/15 minuti, scolateli .
Unite gli spaghetti al condimento, aumentate la fiamma in modo che la padella sia ben calda e saltateli per qualche minuto, aggiungendo qualche altra goccia di salsa di soia.

Maria Cristina