lunedì 9 marzo 2009

Amarone della Valpolicella anno 2005, cantina Cadis.



Per questo, esoso, prodotto da grande distribuzione, avevo scelto il "palcoscenico" importante del pranzo di Natale.
Vi dico subito che non è stata una buona scelta.
Di colore rubino con un naso per niente complesso, con piccole note di prugne e cacao, è passato nel "gargarozzo" senza emozionare e senza dirci nulla di particolare.
D'accordo che a molti l'Amarone non piace, ma quando il vino è buono, qualcosa ti lascia sempre.
Questo invece è sembrato quasi piatto, troppo scontato senza un qualcosa che lo caratterizzi.
In bocca non era caldo, risultava solo a tratti equilibrato.

Forse il 2005 ha bisogno ancora di tempo in cantina per essere apprezzato a pieno.
Forse il vino era ancora troppo acerbo per dimostrare tutte le sue potenzialità.
Forse 23 euro per questa bottiglia sono comunque troppi...

Assaggiatelo anche voi e poi fatemi sapere.

Marco.

sabato 7 marzo 2009

Vinosofia - R. Cipresso, G. Negri


Mi è piaciuto questo libro, anche se è molto particolare. E' un libro da amanti del vino, o almeno così lo ritengo io. Difficile comprenderlo appieno se non si ha un minimo di dimestichezza col mondo enologico.
La formula di scrittura è, come dicevo, particolare nel senso che l'ottica è quella di descrivere ... bicchieri di vino, che poi in realtà sono associati a singole uve (a parte un paio di casi particolari). Solo che ogni bicchiere è descritto da una serie di mini-racconti o di articoli giornalistici o di storie inventate e il vitigno descritto viene svelato solo alla fine.
Credo che l'intento fosse quello di realizzare una sorta di gioco, dove il lettore si sforza di indovinare quanto prima possibile il tipo di vitigno utilizzato.
Qua torna in gioco la necessità di un po' di competenza, sia per indovinare dagli indizi sia per appassionarsi, perchè credo che non sia facile da leggere in assoluto, tantomeno per chi non ha questa passione o vi si approccia da poco. Non è che bisogna essere enologi o sommelier, intendiamoci. Basta solo conoscere un po' la storia di quello che si beve, il territorio o i territori che vi stanno dietro e qualche simpatico aneddoto.

Per quanto riguarda il titolo, deriva dall'intento dei due autori di andare oltre la definizione "accademica" del bicchiere (colore, profumi, gusto) e di dargli un'impostazione filosofica, che poi sarebbe prevalentemente il "quando" berlo.
Proposito ammirevole, se non fosse semi-utopistico.

Roberto Cipresso
Giovanni Negri
VINOSOFIA
Edizioni Piemme
€ 19,50
Stefano.

venerdì 6 marzo 2009

Sagrantino di Montefalco 2003, cantina Adanti.


E' la sorpresa, gradita, di un venerdi sera piovoso e ombroso.
Questo prodotto della cantina Adanti con sede a Bevagna, in provincia di Perugia, è l'ennesima dimostrazione che l'annata 2003 per il Sagrantino è stata ottima.
Il colore fitto fa compagnia ad un olfatto molto buono composto da amarena sciroppata e spezie scure.
A me gradisce anche una nota di sottofondo di tabacco.
La struttura è buona, emergono i due anni in tonneau e l'anno di affinamento in vetro.

In bocca non stanca e si lascia bere con un tannino fine ed elgante, di ottima fattura.

Presumo che vada molto d'accordo con secondi di carne e cacciagione varia.
Noi l'abbiamo gustato con la melanzana alla parmigiana ed è andato comunque bene.

Da una mia ricerca ho scoperto che il prezzo di questa bottiglia, in enoteca, è intorno ai 25 euro, devo dire un po' tantini.
Per cui tra le note negative ci metto il rapporto qualità\prezzo, per il resto però...siamo su ottimi livelli.
E penso che Bob non possa che confermare !


Marco.

giovedì 5 marzo 2009

Podere Còncori a Lucca.


Per la conoscenza di questa azienda devo ringraziare il mitico Riccardo del Corriere del Vino. Il titolare, Gabriele, è stato definito come il primo "vigneron" della garfagnana. Di certo c'è che i suoi vini sono dotati di personalità e questo, specie in zone dove ci si potrebbe crogiolare sugli allori dell fama, è secondo me già un bel valore.
L'azienda è biodinamica: per chi non sa cosa significa mi sono ripromesso per quest'anno di farci un bel pezzo sopra, comunque sul sito dell'azienda c'è una interessante descrizione.



Veniamo al perchè Gabriele è stato definito vigneron: è abbastanza intuitivo, ma comunque perchè tra le uve che coltiva nei suoi tre ettari vi sono queste varietà: syrah, pinot nero, pinto bianco, chenin blanc, gewurtraminer (che è un po' la pecora nera visto che sono quasi tutti francofoni) e altre varietà locali, come il ciliegiolo.
Attualmente la produzione si impernia su due vini:
- Melograno Rosso 2006 -(Syrah 60%, Ciliegiolo 5%, Carrarese 5%, Pinot Nero 10%, più altri vitigni autoctoni). Per il 2007 che ho assaggiato in anteprima si andrà verso syrah quasi in purezza.
A me è piaciuto abbastanza, ed un gran risultato considerando che il syrah in purezza non mi ha quasi mai esaltato;
- Podere Concori Bianco 2007 -(Pinot Bianco 40%, Chanin blanc 20%, Gewurtzraminer 10%, più altri vitigni autoctoni). Dal sito: "Macerazione sulle bucce e fermentazione in tini di acciaio a bassa temperatura per conservare gli aromi intensi e fruttati, al palato risulta piacevole e fresco. L'acidità è bilanciata dal corpo del vino."

Ma il vero cavallo di battaglia sarà un altro: mi ha fatto assaggiare una vendemmia tardiva (una chicca, una vera anteprima) eccezionale, dove si alternano note secche e note dolci in un turbinio di sensazioni difficilmente descrivibili.
In aggiunta ho bevuto anche un bel pinot nero in purezza, con tutti i crismi di un buon pinot nero, tra cui anche qualche nota nervosa, in aggiunta alla succosità e ad una nota di morbidezza che solo la terra toscana riesce a dare.

Bravo Gabriele!

Stefano.

mercoledì 4 marzo 2009

Caponatina.




Ingredienti (per 6 persone): 1 kg di melanzane - 400 gr di pomodori
ben maturi - 1 cucchiaio di concentrato di pomodoro - 10 gr di olive verdi in
salamoia - 50 gr di capperi sotto sale - 1 cucchiaio colmo di pinoli - 1
bicchiere di aceto di buona qualità - 1 grossa cipolla - 1 cucchiaio di zucchero
- 2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva - olio di oliva per friggere - un po’
di foglie di basilico - sale - pepe




Lavare le melanzane, privarle del gambo e tagliarle a tocchetti. Metterle quindi in un colapasta, spolverarle di sale, posarvi sopra un piatto con un peso sopra e lasciarle spurgare per un’ora (in modo che perdano l'amaro che le contrddistingur). Passare velocemente i pomodori nell'acqua bollente, passarli sotto l’acqua fredda, pelarli, privarli dei semi e spezzettarli. Snocciolare e dividere le olive in due. Fare soffriggere la cipolla, unire i pomodori ed il concentrato. Lasciar cuocere per dieci minuti a fuoco medio e senza coperchio. Insaporire con poco sale e pepe. Aggiugere le olive, i pinoli ed i capperi ben sciacquati dal sale. Sciogliere lo zucchero nell’aceto e versarlo nel sugo mescolando bene e lasciare cuocere a fuoco dolce per circa venti minuti. Sciacquare ed asciugare le melazane premendole dentro un canovaccio. Friggerle, anche in più volte, in abbondante olio ben caldo. Scolarle e stenderle su carta da cucina. Aggiungere le melanzane alla salsa e lasciarle stufare per cinque minuti.


La caponativa va mangiata a temperatura ambiente dopo averla cosparsa di foglie di basilico spezzettate. Va’ tolta dal frigo almeno un’ora prima di servirla.




Stefano

martedì 3 marzo 2009

Sfursat anno 1997, cantina Nino Negri.



Commentare questo vino è facile, commentare la bottiglia che "quella sera" abbiamo aperto è difficile.
Lo Sfursat base di Nino Negri è un nebbiolo 100% che di solito si aggira intorno ai 14 gradi di alcolicità.
La degustazione di questa bottiglia non è stata fortunata, poichè la bottiglia è sembrata da subito "toccata" in maniera irreparabile.
Per dovere di cronaca diciamo che non si trattava di tappo.
Per quel poco che posso raccontarvi... ricordo un colore molto cupo, granato.
Al naso erano appena, appena percettibili sentori di tabacco e spezie.
L'impatto peggiore lo si aveva dal punto di vista del tannino, che risultava sgradevole e "strano".

Peccato...una bottiglia fallata come puo' accadere anche a case ed a vini rinomati come lo Sfursat di Nino Negri.
Lo riassaggerò a breve e ve ne darò menzione.


Marco.

lunedì 2 marzo 2009

Cassano testimonial del vino...

Dall'affidabile "La Stampa.it " di giovedi 5 Febbraio, a firma R. Fiori.



Geniale e ribelle, esuberante e incontrollabile, senza dubbio originale.
Così è Antonio Cassano, un astemio che si beve la vita.
«La butta giù tutta dentro, anche a costo di ubriacarsi», l’efficace illustrazione di Pierluigi Pardo, telecronista di Sky che ha recentemente raccolto in un libro la sua biografia. Di fronte a tante qualità, quelli dell’Enoteca regionale del Roero non hanno avuto dubbi.
«Cassano - dice il presidente Luciano Bertello - sarebbe il padrino ideale per il Roero Arneis 2008, un vino che sa tradurre in profumi, colori e bouquet di straordinario equilibrio le asprezze, i contrasti e le esagerazioni delle nostre terre».
Detto fatto: i promotori hanno preso carta e penna e hanno fatto un invito ufficiale al fantasista della Sampdoria, che pare abbia accolto la proposta con un sorriso benaugurante, anche se i dettagli sono ancora tutti da definire. «Arneis» nella lingua piemontese indica proprio un individuo bizzarro e difficile da controllare, ma anche simpatico ed estroverso.
L'anno scorso il riconoscimento era andato a un personaggio che questa definizione la calzava a pennello: Luciana Littizzetto, un'attrice comica che sa dosare le risate dal retrogusto amarognolo, le battute equilibrate tra acidità e delicatezza. Ma anche il calciatore di Bari Vecchia ha tutti i requisiti per essere laureato in «Arneis», un vino piemontese controcorrente, l'unico grande bianco docg in una terra di vini rossi.
A soli 26 anni ha all'attivo centinaia di prodezze e altrettante uscite fuori tempo, qualche bandierina rotta, alcune fughe dai ritiri e le inevitabili maglie lanciate a seguito dei litigi con allenatori e molti arbitri che hanno avuto l’avventura e talvolta la sventura di incrociare il suo cammino.
Cassanate, insomma, che potrebbero essere perfette da raccontare durante un brindisi.
I produttori del Roero hanno già pronte 365 bottiglie da donargli, tante quanti sono i giorni dell'anno, e sperano proprio che il fuoriclasse accetti di andare a ritirarle sulle loro colline, tra Alba e Canale. L'accoglienza non potrebbe essere più calorosa, anche se Cassano proprio nelle pagine della sua biografia confessa: «Non fumo e non bevo. Al massimo un dito di vino bianco, annacquato. Lo so che non è il massimo per uno che dovrebbe essere il ribelle del calcio italiano. Ma le cose stanno così. Spero di non avervi deluso». Se accetta, speriamo che almeno per una volta faccia un'eccezione e non annacqui il prezioso vino: sarebbe davvero una cassanata imperdonabile. D'altra parte, da sempre Antonio Cassano ha preferito riservare il suo talento smisurato al pallone e alle donne: quattro fidanzate in undici anni, più qualche altra avventura. «Diciamo tra seicento e settecento donne, una ventina delle quali appartengono al mondo dello spettacolo, ragazze bellissime alle quali sarebbe stato difficilissimo dire no. Infatti io dicevo sì», racconta ancora nella sua biografia. Insomma: una vita di eccessi. «Si vive per divertirsi, per ridere, per scherzare, io almeno la penso così». Ma anche l'amicizia: «Non sono le vittorie che rendono felice un uomo, e nemmeno i soldi, ma gli affetti veri». Per questo, immaginiamo che Cassano si troverebbe bene tra i produttori di vino dell'albese. Gente che bada alla sostanza, ma che sa apprezzare l'estro genuino, sul campo da calcio, come in un vigneto.