sabato 17 novembre 2007

Il corso delle cose, di Andrea Camilleri.




Un racconto interessante, poco piu' di centoventi pagine di Sicilia, che volano via e ti fanno capire tante cose.
Camilleri colpisce al cuore attraverso le cose che ci racconta, ma anche attraverso quello che non dice e ci lascia immaginare.
Bella la narrazione, belle le figure che appaiono nel mosaico del paese che si prepara alla festa del patrono.
Uomini e donne con le loro abitudini, i loro discorsi, i loro vizi, le loro prese in giro...
Quando pensi di aver capito tutto di loro, basta un attimo e la scena ti spiazza e tu sei costretto a ricominciare.


Il corso delle cose, Editore Sellerio, prezzo 8,00 Euro.


Marco.

venerdì 16 novembre 2007

Qualche consiglio per una buona cantina...

Per ogni appassionato di Vino che si rispetti, presto o tardi sorge l’esigenza primaria e cioè quella di far riposare bene le proprie “creature”, alias le proprie bottiglie.
Avere una cantina personale di un certo livello è il punto di arrivo di tutti, ma questo non significa lasciare invecchiare le bottiglie per decenni nell’unica consapevolezza di possederle.Significa poter disporre di un’ampia scelta al momento della decisione del nettare da bere
E poi vogliamo mettere le emozioni che ci può’ dare lo stesso vino, fatto maturare in un ambiente adatto alla maturazione ed alla conservazione ?
Vediamo dunque ai pochi, pratici e preziosi consigli che si possono dare al fine di avere una Cantina che possa preservare da brutti scherzi le nostre bottiglie.



La cantina va pensata e realizzata sottoterra. L’ultimo piano in basso dell’abitazione può’ andar bene. Deve essere più’ isolata possibile da strepiti e da rumori.
La luce sarebbe meglio che non ci fosse proprio, se qualche raggio di sole arriva dentro l’importante è che non scaldi i vini.Se così fosse essi diverranno deboli e, nella peggiore situazione, guasti.
L’ambiente deve essere pulito più’ possibile, non vi devono accedere animali domestici (es.gatto e cane), ne alle pareti vi si devono appendere salumi o roba tipo cipolle e agli.
E’ sconsigliata anche la vicinanza di formaggi puzzolenti.
Il vino attraverso il tappo tende ad assorbire gli odori, per cui una reiterata esposizione delle bocce ad odori forti porta alla rovina il loro contenuto.
Se i muri della vostra cantina sono molto spessi è bene, se poi (ma che fortuna con la C maiuscola…!) sono fatti di pietra e mattoni è meglio.


In generale è preferibile un’esposizione a Nord o a Nord-Est.
Le pareti vanno semplicemente imbiancate a calce e se l’ambiente necessita di una luce artificiale sono sconsigliati i neon.Meglio una luce meno potente.




La temperatura ottimale nella quale conservare le bocce va dai 10 ai 16 gradi centigradi, con un occhio di riguardo all’umidità che non deve’esser né troppo poca, né troppa.
Una forte umidità può’ portare l’avvio della decomposizione delle etichette, mentre una bassa umidità provoca un eccessivo ricambio d’aria delle bottiglie oltre provocare spesso la secchezza dei tappi . E’ comunque preferibile un’umidità medio alta, poiché è generalmente riconosciuto che essa è buon amica del vino ed il suo tasso ottimale si attesta tra il 60% e il 70%.
Sia per la temperatura che per l’umidità vanno assolutamente evitati gli sbalzi, le escursioni termiche e i cosiddetti cambi di stagione.
Tutto ciò , è ampiamente dimostrato, abbrevia il ciclo vitale del vino.



La posizione delle scaffalature naturale è lungo le pareti della vostra cantina.
Quelle che ci sentiamo di consigliare sono le classiche fatte in legno a più’ ripiani.
Queste scaffalature si adattano meglio di tutte le altre, sono abbastanza economiche, riescono ad assorbire un minimo di vibrazioni e mantengono uniforme la temperatura delle bottiglie.
Sconsigliate quelle metalliche leggere poiché risultano troppo sensibili alle vibrazioni ed alle escursioni termiche.
Sulla posizione delle bottiglie, dando per scontato che parliamo di vino da invecchiamento, non ci possono esser dubbi: orizzontali.
In questo modo il vino bagna sempre il tappo e lo mantiene elastico.


In più’ l’aria tra il tappo ed il vino resta a contatto del vetro e non sul tappo, quindi se essa contenesse microrganismi nocivi, questi non sarebbero mai a contatto con il sughero.
Dette le cose importanti ce ne sono altre meno importanti: pensate ad un facile prelievo delle bottiglie. Non mettetele in modo che per ognuna che prendete le dovete smuovere tutte, il vino deve riposare e meno lo si muove meglio è.






Organizzatevi la vostra Cantina con un minimo di divisione geografica: Toscana di qua, Sicilia di la . Fate attenzione anche ai formati: per le magnum e gli altri formati non proprio standard ritagliatevi uno spazio appropriato.
Predisponete delle mensole dove tenere dritte le bocce di “pronta beva”, quelle che hanno le ore contate e verranno consumate di li a pochi giorni.





Ah, dimenticavo...alla salute!!






Marco

giovedì 15 novembre 2007

Ristorante Le Tre Zucche a Roma.

"So arrivati i frascatani!!" erano soliti dire i romani veri e veraci qualche tempo fa, quando i primi venti freddi spazzavano la capitale.
Ed è proprio durante il primo sabato rigido d'autunno (sabato 20 Ottobre) che decidiamo di andare a visitare questo locale da piu' parti nominato.
Purtroppo una serie di contrattempi rendono meno partecipativa la serata...
I primi a chiamarsi fuori sono Bob e signora, costretti ad altri banchetti dal lavoro di Bob, poi seguono altri amici e proprio mezz'ora prima della cena mancano anche Stefano e Roby costretti all'assenza da un imprevisto.

Comunque, se pur ridotti ai minimi termini, decidiamo di sfidare il traffico di Roma per avviarci alle Tre Zucche.
All'arrivo ci capita il solito colpo di fortuna di Igor: troviamo posto a dieci passi dal locale...
Giungiamo di fretta davanti all'entrata e non possiamo che ridere di fronte ai vari tavolini apparecchiati sulla "verandina" esterna. Sono belli a vedere, ma fa troppo freddo solo a pensarci.
Entriamo e faccio presente a colui che mi riceve del nostro piccolo problema: "Abbiamo prenotato per sei, ma siamo quattro...Ma non si preoccupi: qualunque problema..."
Non mi fa neanche finire. Subito la faccia diventa scura e mi viene detto che il locale è piccolo e che queste cose danno fastidio.
Cerco di farmi capire...ma niente. Colui che mi aveva ricevuto schizza via nella sala e dopo trenta secondi torna per dirmi che è tutto a posto.
In realtà il nostro tavolo è stato separato da un altro con il minimo sforzo, ma il servizio , per tutta la sera, sarà al limite dell'irritante.
Spocchioso e senza il minimo riguardo.
Se quel tavolino fosse rimasto poi libero fino a fine serata, avrei potuto vagamente giustificare quel comportamento, invece non passano neanche dodici minuti (li ho contati...) e il tavolino è occupato da due persone che addirittura ordinano un vino da paura...

Ma proseguiamo.
Il locale è carino, arredato con cura e con quel pizzico di giovanilità che non guasta.
Ci viene servito subito il cestino del pane e ci vengono portati i menu, la lista dei vini e le acque che abbiamo ordinato.



Il menu ha valide alternative, tutte stuzzicanti, qualcuna piu' vicina alla cucina classica, qualcuna meno. La lista dei vini non è fornitissima, ma quello che viene proposto non subisce ricarichi eccessivi. Bonus per alcuni vini laziali che non si trovano spesso e che invece li ci sono.
Tuttavia decidiamo per motivi personali di non consumare vino.

Io ed Igor prendiamo il menu a degustazione, dal costo globale di 29 euro, e le ragazze decidono di fare l'A.P.D.ossia un antipasto, un primo ed il dolce.

Il menu a degustazione prevede come antipasti:
La Vellutata di broccoli con polpettine(una!)di ricotta e riduzione di vino rosso e un fiore di zucca ripieno di cous cous e sgombro.
Purtroppo di questo piatto( eh, si perchè era piatto unico...)non abbiamo la foto, ma ci ha lasciato soddisfatti per la lavorazione delle pietanze e molto insoddisfatti per le quantità: praticamente due bocconi in tutto...
Come primo del menu a degustazione abbiamo assaggiato(mai come questa volta il temine è esatto:assaggiato)la passatina di ceci con funghi porcini trifolati(di cui non abbiamo foto...scusate) e crosticini di pane ed i ravioli di stracotto e cicoria con scorsette di arancio e pecorino romano.



Per questi due primi vanno fatte le debite considerazioni: vista la miserrima quantità ci son sembrati molto buona la passatina e poco indovinati i ravioli.
Giudizi dati con il dubbio delle quantità che ti facevano assaporare soltanto il piatto.
Il secondo del menu a degustazione era il coniglio porchettato su purea di patate all'olio extra vergine d'oliva.



Buono e ben cotto, ma come quantità siamo ancora sotto agli standard normali.
Il dolce del menu era il flan al cioccolato.



Come sopra: buono, ma piccolissimo. Non mi era mai capitato di vedere un flan così piccolo, bah...

Passiamo alla cena ('na parolona in questo caso!) delle ragazze.
Manena prende come antipasto un lombetto di coniglio con pancetta croccante di cinta senese su carpaccio di porcini.
Il piatto è buono, ben curato e l'unico, tra gli antipasti, ad avere un quantitativo consono.



Il suo primo piatto è una lasagnetta (etta,etta!!!) al nero di seppia con ragu' di pesce su fonduta di parmigiano che viene giudicata da sette in pagella.



Il suo dolce è il tiramisù espresso servito in una tazza molto carina, ma giudicato qualitativamente appena, appena sufficente .



Non va molto meglio a Simona che per antipasto prende i fiori di zucca ripieni di cous cous e sgombro(la porzione è da tre fiori) che arriva un tantinello troppo fredda.
Come primo mangia i cappellacci di zucca al burro di malga e maggiorana.
Di sicuro il piatto piu' buono della serata (insieme alla passatina di ceci) con in piu' una quantità finalmente accettabile.
Infine il suo dolce sarà un freddo-caldo al ciocolato con una spuma di cui non ricordiamo il nome, che Simo non gradisce molto e subito "battezza" al chinotto.



Il conto totale è di 114 euro e comprende anche tre bottiglie d'acqua(di cui una non ci doveva essere perchè il menu a degustazione diceva acqua inclusa...), il pane e i coperti.



Per concludere: il locale è apprezzabile, ma noi non possiamo unirci al coro di recensioni positive ed entusiastiche che girano nel web.
Non c'è piaciuto l'atteggiamento del servizio, davvero pessimo, e soprattutto siamo usciti dal locale con un certa fame.
E, sinceramente, non so quale delle due cose ci ha dato piu' fastidio.
Se qualcun altro dei Melmo's members vorra' riprovarlo saremo lieti di pubblicare anche un recensione diversa...







Le Tre Zucche
Via G. Mengarini 43/45
Roma
Telefono 065560758
(chiuso la domenica)

mercoledì 14 novembre 2007

Stelle di Spagna...

Da Corriere.it del 02/10/07.


Non è più la Francia il miraggio dei giovani cuochi emergenti.
Ma la Catalogna.
Gastronomia mediterranea, ispirata a tradizioni che risalgono al Cinquecento e fantasie surrealiste come le tavolozze di cibo e colori che portano in
tavola questi chef della Costa Azzurra spagnola.
Il mare di Salvador Dalí, che è nato qui, a Figueres, 100 chilometri di calette, macchia, profumi, tra Ampurdán, Maresme e Osona. Non a caso i nuovi cuochi si ispirano ai quadri del maestro surrealista. Archiviata la paella, è il momento della cucina dell’emozione, dei piatti spettacolari, meraviglie surrealiste ottenute con attrezzi stravaganti come il sifone da seltz che fa inorridire qualche critico nostrano, utilizzato dal capostipite Ferran Adrià, proprietario di elBulli, mitico locale a Roses: il miglior cuoco del mondo secondo Joël Robuchon, inventore di una cucina chimico-fisica-alchemica.
L’itinerario del gusto più rivoluzionario d’Europa parte da Girona, capoluogo dell’Ampurdán. Dalle pendici delle montagne delle Gavarres al mare: un cocktail di culture, esperimenti, una festa per gli occhi e il palato. I gourmet abbandonano il Barri Vell, il centro medievale, l’antico quartiere ebraico El Call, i caffè affacciati sulla rambla, sulla riva del riu Onya, e si dirigono nell’anonimo quartiere periferico Taialà. Qui lo chef Joan Roca e i suoi due fratelli hanno aperto El Celler de Can Roca (tel. 0034.97.22.22.157), accanto allo spartano ristorante di famiglia. Un’avventura iniziata 20 anni fa, che li ha portati a 2 stelle Michelin e ai 9/10 di Lo Mejor de la Gastronomía. La cucina a vista si affaccia sui marmi, i legni e i velluti della sala. La squadra delle tre J (lo chef Joan, il sommelier Josep e Jordi in pasticceria) ha messo in piedi uno dei locali migliori d’Europa. In tavola, meraviglie come l’isola del tesoro (ostrica con distillato di terra, acqua di mare e gelatina di cacciagione) e la lussuriosa ventresca di capretto con parmentier di formaggio di capra e mentuccia. Qui si arriva a “mangiare” il vino, riesling in sorbetto e gelatina, si azzarda la sogliola con bouillabaisse, con un calice colmo di zuppa filtrata all’aroma d’anice e piccante.





Questo pezzo mi sembrava adatto ad introdurre un tema da sempre al centro di "contrasti" gastronomici.
Molti, secondo me troppi, vedono nella cucina transalpina un punto di riferimento quando non un punto d'arrivo.
Invece accanto ai mostri sacri che tutti conoscono, ai pluristellati che tanto si lodano, e si sbrodano, bisognerebbe fare attenzione a giovani emergenti ed a idee nuove o comunque originali.
Chiudo con qualche provocazione voluta: meglio la cucina francese o quella spagnola ?
Tifate affinchè si consolidi sempre di piu' la tradizione francese o siete con le orecchie "appizzate", come si dice a Roma, alla ricerca di novità originali ?


Marco.

martedì 13 novembre 2007

La torta di compleanno



E' ufficiale ragazzi: il nostro Andrea si è meritato una qualifica che va ben oltre le tre stelle michelin, i tre gamberi, i tre bicchieri i conque grappoli le tre forchette etc etc etc: è a pieno titolo un Melmo Chef! Di seguito la sua nuova ricetta.

Ciao ragazzi, innanzitutto vi ringrazio per i vostri calorosi commenti e per aver gradito il piatto proposto un po' ditempo fa.
Questa volta vi propongo un dolce particolare. La torta di compleanno.
E’ doveroso fare prima qualche precisazione:

1) Fare torte è una delle mie passioni;
2) Faccio torte da quando avevo 14 anni (strana adolescenza la mia!!);
3) Ringrazio mia madre per avermi trasmesso questa passione per le torte e per i dolci in genere.

Ripropongo una serie di fotografie che riassumono alcune delle torte da me realizzate (quella in cima alla pagina). Propongo una serie di torte ma le ricette base sono identiche.
Si parte….



Ingredienti (per il Pan di Spagna):

5 uova
220 gr. di
zucchero
150 gr. di farina
100 gr. di frumina (amido di frumento)
1
bustina di lievito per dolci
1 limone
1 pizzico di sale





Ingredienti (per la Crema):

4 tuorli d’uovo
100 gr. di
zucchero
½ l di latte
3 cucchiai di farina
2 cucchiai di frumina
1
limone
Liquore strega o limoncello
½ fialetta di aroma di limone




Per la decorazione:

½ l di panna da montare
Frutta a piacere


Preparazione:

Pan di Spagna:
Sbattete a schiuma i tuorli con 7 cucchiai di acqua bollente. Aggiungete lo zucchero, la scorza di limone e sbattete fino ad ottenere un composto molto cremoso. Montate gli albumi e il pizzico di sale fino ad ottenere una neve durissima. Aggiungete la farina, la frumina e la bustina di lievito al composto ottenuto con i tuorli e sbattete fino ad ottenere una crema omogenea.
A questo punto incorporate gli albumi montati a neve nell’altro composto e girate con un mestolo di legno fino ad ottenere un impasto unico.
Nel frattempo avrete acceso il forno a 180°. Imburrate ed infarinate uno stampo di circa 24-26 cm di diametro in cui inserirete l’impasto che farete cuocere per 40-45 minuti circa.
Crema:
In una casseruola dai bordi alti fate riscaldare il mezzo litro di latte senza portare ad ebollizione. Nel frattempo sbattete i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere un composto cremoso. Aggiungete la scorza di limone, la ½ fialetta di aroma di limone, 2 cucchiai di liquore strega o limoncello, la farina e la frumina. Sbattere tutto fino ad ottenere un composto omogeneo. A questo punto incorporate il latte riscaldato e sbattete fino a che il composto non si sarà perfettamente sciolto nel latte formando un ammasso schiumoso. Adesso inserite il tutto nella casseruola in cui precedentemente avevate riscaldato il latte e cuocete la crema a fiamma bassissima girando con un mestolo (frusta) di legno, sempre nella stessa direzione. Se non siete esperti di creme e per evitare che si bruci tutto, vi suggerisco di cuocere a bagnomaria (è sufficiente sistemare la casseruola sopra un’altra contenente acqua molto calda (non proprio bollente). Una volta ottenuta la crema, deponetela in una terrina di vetro e lasciate raffreddare.

Per la decorazione:
Tagliate il Pan di Spagna in 3 strati. Per bagnarlo utilizzate ½ l d’acqua che avrete nel frattempo fatto raffreddare dopo averla portata ad ebollizione con 3 cucchiai di zucchero ed un bicchierino di strega o limoncello (scegliete la quantità di liquore a seconda del gusto più o meno intenso che volete dare).
Montate la panna. Montate la crema con il frullatore fino a che non ci siano grumi. A questo punto aggiungete ¼ della panna nella crema e girate il tutto con un mestolo di legno fino ad ottenere un composto omogeneo.
Farcite i vari strati e poi ricoprite il Pan di Spagna farcito con la panna rimasta. A questo punto potrete aggiungere la frutta a piacere.

Alcuni consigli pratici:
Il Pan di Spagna e la Crema vanno preparati 1 giorno prima. La panna da montare deve essere tenuta in frigo e deve essere molto fredda al momento in cui si deve montare. Abbondate pure quando bagnate il Pan di Spagna, è meglio che sia un po’ più “inzuppato” che completamente asciutto. Per favorire la “conservabilità” della torta, a fine decorazione potete coprire la frutta con gelatina per dolci (se la mangiate tutta e subito, non ce n’è bisogno).
Per chi non gradisse particolarmente la frutta: non è un grosso problema! Basta eliminare dalla ricetta della crema i vari aromi di limone ed il liquore, sostituirli con del cacao amaro, inserendolo nel punto in cui avreste inserito il limone ed il liquore.
Esercitatevi!! Scoprirete che di volta in volta migliorerete, e non di poco, la vostra performance.

Andrea

lunedì 12 novembre 2007

...Giustizia per Gabriele !




Non sei più tornato a casa quel giorno
la tua giovinezza interrotta
da un colpo
è stato li,
che d'un tratto
ti hanno portato via la vita
la speranza di un futuro;
sei volato via lontano
neanche il tempo di accorgerti
che avevi intrapreso un viaggio senza ritorno...
solo ricordi
foto sbiadite
dolore
questo hanno lasciato di te;
ebbene si
in questa terra arida
si può scegliere la vita e la morte
di qualcuno...
tutti con la pistola
possiamo diventare dio
scandire il tempo
e decretare la fine;
senza pensare
che ogni volta che un uomo uccide
siamo un pò tutti a morire dentro..
il tuo corpo nella tomba,
l'umanità all'inferno
abbiamo fatto del mondo un deserto
dalla vita generiamo morte
dalla passione dolore
dal lavoro generiamo sangue
dalla giustizia il male
non c'è bisogno d chiedersi quando finirà il mondo
se ci saranno gli angeli il giorno del giudizio
non troveranno nessuno...
riposa in pace
ti chiedo perdono
perché questo mondo è anche il mio
e se ora sei finito
è anche perchè anche io vivo senza lottare
contro un potere dai piedi fragili
ma dalla corazza d'acciaio. Valerio

Dal messaggero.it nell'apposita sezione dedicata a Gabriele






Domani il blog riprenderà la sua normale programmazione.

Ringrazio Stefano e tutti gli altri che mi hanno dato campo libero nel poter ricordare, come era giusto, Gabriele Sandi, il tifoso laziale ucciso da un poliziotto senza motivo domenica mattina.

sabato 10 novembre 2007

Memorie di un assaggiatore di vini - Daniele Cernilli



Daniele Cernilli, condirettore della rivista del Gambero Rosso e acclamato esperto enologico, per alcuni a livello mondiale, ha scritto questo libro uscito l'anno scorso per Einaudi. Un piccolo volumetto, di prezzo irrisorio (12 €) che secondo me tutti quelli che hanno un briciolo di interesse nell'argomento dovrebbero leggere. Forse lo hanno fatto quasi tutti, ma mi sento di doverlo consigliare agli altri.


E' un libro facile da leggere, senza terminologie difficili ma solo parole che un semplice appassionato dovrebbe comunque conoscere. Per quelle non conosciute ci sono due vie: o internet, dove si trova di tutto, o il pratico glossario a fondo libro. Piccola grande idea. L'unica conoscenza necessaria per seguire meglio è un po' di geografia, e in questo senso ci si poteva mettere anche qualche piantina sempre a fine libro. Ma va bene lo stesso.


Cernilli, cui ho fatto personalmente i complimenti via forum del Gambero Rosso, tratta temi semplici ma allo stesso modo importanti. Si parla anzitutto della Francia: dei sui bianchi, dei suoi rossi e, ovviamente, dello Champagne. Il tema tratta di zone vinicole, di grando vini e di tecniche di vinifcazione. Con lo stesso spirito si passa nelle langhe e poi in toscana, non senza cenni all'innovazione: dalla viticultura biodinamica ai supertuscans di rottura con la tradizione.


Bella anche la parte sulla California, che ho scoperto con piacere non essere solo, o meglio essere tutt'altro che la Napa Valley.


Infine si diletta in una descrizione di 100 grandi vini (dove ho trovato con piacre anche cose che ho bevuto), suddivisi per tutte le tasche. Ma anche in questa parte non scende in tecnicismi arditi e paroloni di fragranze impossibili e il testo scorre via bene (anche se meno della prima parte).


Ultima parte dedicata alla tecnica di degustazione nelle sue tre componenti.


Un testo che fa innamorare dell'argomento, scritto con mano sapiente e mai difficile. Il libro più bello che ho letto negli ultimi anni.


STRACONSIGLIATO!!!


Daniele Cernilli

Memorie di un assaggiatore di vini

Einaudi

12 €


Stefano