domenica 26 febbraio 2012

Visita alla cantina Giacomo Fenocchio.

Quando arriviamo ad un palmo dalla Cantina Fenocchio è ormai pomeriggio inoltrato, un po’ stanchi del viaggio, un po’ ansiosi di entrare nel clima langarolo, un po’ sorpresi tra i panorami che solo queste zone possono offrire…

La strada giusta è difficile da trovare ed è attraverso una consulenza telefonica “via Bolgheri” che troviamo il vicoletto giusto per arrivare alla metà.
Ci aiuta, come in molte altre occasioni, Riccardo del Corriere del Vino, amico del Melmo blog, ma soprattutto di Stefano che, tra passione e business, ci consiglia spesso itinerari, cantine e posti da visitare.

L’azienda Fenocchio fu fondata nel 1864 ed oggi è guidata da Claudio e Albino Fenocchio con sede alla Bussia di Monforte , la filosofia produttiva è quella tradizionale fatta di lavoro artigianale nel vigneto e di vinificazioni appropriate con l’utilizzo di botti grandi per la maturazione.


Le classiche varietà albesi vengono divise in numero prossimo alle 70mila bottiglie l’anno. Quella che non è mai stata in discussione, di anno in anno, è stata la genuinità in ogni prodotto.

Ad accoglierci è la moglie del figlio del proprietario che in quel momento sta “intrattenendo” un pulman di ospiti stranieri.
La signora, dopo i dovuti convenevoli, ci comincia a far assaggiare le varietà piu’ giovani che riposano nella parte piu’ vicina all’entrata della cantina. La gentilezza con cui ci mette a nostro agio è inusuale di questi periodi ed il tempo anche con lei, tra un assaggio e piccoli aneddoti di cantina, trascorre velocemente e in scioltezza.


Quando il sig. Claudio Fenocchio si libera e ci fa vedere la seconda parte della Cantina, dove riposano i vini un po’ più pronti, fuori è quasi l’imbrunire ed il paesaggio è sempre meglio. Certo fa un po’ freddino, ma i discorsi sul vinello sempre piu’ appronfoditi e pertinenti ci scaldano in fretta.


Claudio è assolutamente il langarolo che ti aspetti: spontaneo, scherzoso, amante della propria terra e dei frutti che essa da.
Bastano i primi assaggi per capirci al volo...e una volta che siamo,passatemi il termine, "entrati in confidenza" tutte le domande e tutte le nostre curiosità trovano una risposta.


Ho un fogliettino con gli apppunti degli assaggi che abbiamo fatto in sua compagnia e tra un attimo potrete leggere tutte le parole monche che ho scritto mentre giravo il bicchiere in quel tempio di bontà...ma non sarei sincero se non ribadissi che il ricordo migliore della visita è stato proprio quest'apertura totale verso i visitatori, questo tirarsi su le maniche e assaggiare insieme a noi, riflettere insiema noi, confrontarsi su annate, prodotti, botti piccole e grandi e così via.


Passiamo agli assaggi, faccio un riassunto dei principali e vado in ordine sparso quindi non prendetemi per matto...

Barolo Bussia 2008 Riserva: direttamente dalla botte ci fa davvero una grande impressione. E' chiaro che si tratta ancora di un "infante" bisognoso di tutte le cure possibili, ma davvero un grande assaggio. Emozionante.

Barolo Cannubi 2007:troppo alcolico, maturazione incerta ed in forte evoluzione.

Barolo Villero 2007: tra i 2007 assaggiati è quello che si presenta meglio, però siamo ancora in fase di evoluzione anche qui, particolarmente corto.

Barolo Cannubi 2008:decisamente un buon assaggio, ci fa saltare a tutti sulle sedie.
Il preferito dal gruppo.


Barolo Cannubi 2009: rimandato. Assolutamente ingiudicabile, che non significa cattivo, ma non me la sento di dare nessun tipo di giudizio a questo vino perchè in quella fase di maturazione non ci vuole un appassionato, ma un esperto...ed io, modestamente, non lo sono.

Barolo Bussia 2005: far tirare fuori una bottiglia di questa riserva al Sig. Fenocchio è stata dura, ma ce l'abbiamo fatta! E ne è valsa la pena: buon vino, buona bottiglia, buon naso e buon palato. Deve invecchiare ancora molto, ma alla fine questa boccia sarà sicuramente un "campione" e forse anche un fuoriclasse !

Cosa aggiungere? Che l'ora e mezza trascorsa con il Sig. Fenocchio è passata fin troppo velocemente. Abbiamo parlato sempre dei suoi vini entrando anche in alcune specifiche e confidenze che, come è giusto che sia, rimarranno tali.
Ci ha detto qual è il suo preferito, ci ha fatto vedere qualche bottiglia vecchiotta lasciata "tranquilla" a testimoniare il glorioso passato remoto dell'Azienda, ci ha raccontato qualche storiella di cantina da ridere...

Insomma quando è stato il momento di risalire in sella alla Multipla, che ci avrebbe "scarrozzato" verso la gradita cena, eravamo tutti molto soddisfatti.
Qualcuno tra noi ha coniato la frase:"Gente di vino, bella Gente !", non ricordo chi fosse, ma ha detto sicuramente una cosa vera.


Marco.

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