giovedì 15 maggio 2008

Quiche Patate e Melanzane.

Ultimamente mi sono data alla cucina (questo spiega anche la mia latitanza dalla redazione di articoli promessi da mesi…non finirò mai di chiedere perdono a Marco e Stefano per questo!).
Purtroppo non sono una sperimentatrice ed in genere copio le ricette che trovo su dei meravigliosi blog (devo dire modestamente con ottimi risultati) per cui non me la sento di postare delle ricette che altre ragazze hanno creato.
C’è una preparazione però che è molto versatile e che ho personalizzato alla grande, quindi la posso inserire.
Se io fossi una persona che vuole rifare questa ricetta mi odierei perché inserirò le quantità molto “ad occhio”. Però non vi preoccupate perché il bello di questa ricetta è proprio questo. Intanto è una ricetta salata e pertanto, a differenza delle ricette dei dolci che vanno seguite alla lettera ed in cui si può creare solo essendo molto esperti, si possono variare quantità e dosi a gusto personale.

Ingredienti
- un rotolo di pasta sfoglia o di pasta brisé surgelata o del banco frigo del supermercato (a me piace più la pasta brisè, ma anche con quella sfoglia non è male, nella foto ad esempio ho usato la pasta sfoglia)
- patate lessate (4/5 medie)
- melanzane (3 medie)
- panna liquida da montare (250ml)
- uova (2 – mi sembra)
- sale
- pepe
- noce moscata
- aglio
- rosmarino
- olio evo (per chi non lo sapesse evo sta per extra vergine di oliva)

Procedimento
Per tutte le quiche – se si utilizza la pasta pronta ovviamente – per prima cosa va preparato il ripieno. Vanno benissimo tutti i tipi di verdure, ma anche la carne. Questa ve la propongo con patate e melanzane semplicemente perché l’ho fotografata e ve la posso mostrare, ma è davvero un piatto versatile, pensate che negli ultimi due mesi l’ho fatta con erbe di campo in padella e patate; melanzane, pomodori e mozzarella; melanzane e zucchine; salsiccia, erbe di campo e scamorza.
Allora, piccola premessa, tenete conto che le dosi che ho inserito sono relative ad una tortiera da crostata del diametro di 26/28 cm.
Procediamo.
Lavate le melanzane e riducetele a dadini. Cuocetele in una padella antiaderente con uno spicchio d’aglio grande (io lo metto intero e in camicia), un po’ d’olio e un rametto di rosmarino fino anche non saranno più spugnose e non saranno diventate marroncine. Io in genere continuo ad aggiungere olio quando vedo che iniziano a bruciacchiare – il che succede quasi subito, ma a me piacciono così. Dopo circa 8/9 minuti che cuociono potete aggiungere sale a piacere (ma non troppo) e coprire con un coperchio lasciato semi aperto.
Intanto che le melanzane cuociono tagliate a piccoli pezzi le patate che avrete già lessato e conditele con un filo d’olio e del sale (ma non troppo).
Passate ora alla pasta. Io in genere seguo le istruzioni della confezione per lo scongelamento (nel caso di quella surgelata ovviamente) e poi la re-impasto e le do la forma rotonda (questo perché la mia tortiera ha quella forma lì mentre la pasta pronta che uso in genere è rettangolare) per poi metterla con la carta forno nella tortiera lasciando che la pasta sbordi un pochino di fuori.
Quando le melanzane sono pronte le unisco alle patate e le metto nella tortiera facendo attenzione a coprire tutto il fondo (consiglio di abbondare nelle quantità del ripieno perché la quiche è buona farcita bene e poi perché tanto se avanza non si butta niente e viene fuori un buon contorno!). Ora si passa all’ultima fase della preparazione. In una ciotolina sbattete con una forchetta le uova e la panna con un po’ di sale, pepe e noce moscata e versate il tutto nella tortiera. Mi sembra che in questa versione della foto ho messo 2 uova e 150/200 ml di panna, ma potete variare mettendo anche 1 solo uovo e tutta la panna (viene solo leggermente più pallidina) l’importante è che questo composto copra il ripieno e non strabordi troppo.
A questo punto ripiegare la pasta in eccesso in maniera tale da creare un bordino spesso e infornare in forno caldo a 180° (io ho un forno elettrico e lo uso in modalità caldo sopra e sotto, NON ventilato) finché la quiche non solidifica e i bordi bruniscono un po’ (in genere sono circa 30 minuti, ma dipende da quanto è liquido il composto che avete versato per ultimo e da come funziona il vostro forno; io consiglio di mettere il timer di 15 minuti in 15 minuti così da controllare la cottura).

Ora, questa ricetta personalizzata al massimo deriva dalla più famosa – e originale - Quiche Lorraine (o torta alla carbonara come la chiamano i miei amici) della quale ho la ricetta con le quantità e il procedimento scritti in maniera scientifica.

Probabilmente la farò a breve quindi prometto di mettere foto e ricetta precisa cosicché, se non sono stata troppo chiara o se non ve la sentite di provare una ricetta senza dosi e tempi precisi, potete fare questa e una volta capito il procedimento creare secondo il vostro gusto personale.

Intanto questa è la foto della mia Quiche Patate e Melanzane




Emanuela.

mercoledì 14 maggio 2008

Il boom del surgfood



Da Newsfood:

Dal boom degli anni '60 gli alimenti surgelati ne hanno fatta di strada, considerati inizialmente una «risorsa d'emergenza» e una «commodity» per le generazioni emancipate di quei tempi, oggi hanno conquistato universalmente il ruolo di prodotti d'eccellenza.

Ciò sia nel retail, dove le preferenze vanno soprattutto alle «soluzioni», ovvero ai ricettati, sia nel canale food service, dove invece nelle novità prevalgono prodotti base che permettono allo chef di elaborare i piatti secondo le proprie preferenze e le tipicità della provenienza territoriale. Nell'ambito degli alimenti surgelati uno dei comparti più dinamici e in crescita è rappresentato dai prodotti ittici, dove i plus sono identificati soprattutto nell'alto contenuto di servizio, nella qualità degli ingredienti e nell'innovazione dell'offerta. I prodotti ittici rappresentano sia nel canale retail, sia nel catering la terza voce di consumo, dopo i vegetali e le patate, ma con una differenza sostanziale di percentuale, vale a dire con quote rispettivamente del 17% e del 6%.

Questo gap lascia intravedere interessanti sviluppi per tutto il canale food service, considerando che la ristorazione professionale e quella collettiva richiedono referenze di crescente valore aggiunto. Ciò sia nell'ottica, per gli utilizzatori, del risparmio di tempo e di costi fissi, sia dei vantaggi che il surgelato offre in termini di porzionabilità e di abbattimento del problema delle rimanenze (che nel caso del pesce è estremamente importante, trattandosi di un prodotto altamente deteriorabile). Ma l'elenco non finisce qui; pensiamo alla continuità del prodotto che i surgelati possono assicurare, a prescindere dalla stagionalità delle produzioni con conseguente possibilità di stoccaggio degli approvvigionamenti. Quest’ultima prerogativa risulta essere determinante specie per le tipologie di locali che lavorano col turismo stagionale, dove l'affluenza della clientela subisce variazioni imponderabili dovute all'andamento climatico. Ultimo vantaggio, ma non certo per importanza, la garanzia dal punto di vista igienico-sanitario di un prodotto che, sposando il concetto di fresco come sinonimo di qualità, una volta rinvenuto, è di gran lunga superiore al cosiddetto «fresco» che - ahimè - solitamente, quando arriva sulle tavole dei ristoranti, è già stato pescato da qualche giorno.

CONSUMI E PREFERENZE NEL FUORICASA

Nel fuoricasa la presenza dei piatti di pesce nei menu dell'alta ristorazione italiana, rilevata a MSE da una recente indagine, riguarda il 95% dei locali. In generale, i ristoratori italiani acquistano mediamente oltre le 200 mila tonnellate di prodotto ittico di cui il 70 per cento di fresco, che è sempre il più richiesto dagli italiani. Nelle scelte, infatti, si aggiudicano il primo posto i frutti di mare (soprattutto mitili, vongole e ostriche) con il 46% delle preferenze, seguiti dal pesce di mare (in particolare spigole e orate) col 35%, dai crostacei (gamberi e mazzancolle) per il 28% e infine dal pesce di acqua dolce (fonte: Osservatorio Ittico Ismea 2006). Negli acquisti dei prodotti ittici surgelati effettuati dalla ristorazione professionale, in testa vi è invece il pesce intero naturale, seguito a ruota dalla categoria dei molluschi al naturale, mentre al terzo posto, ma con quote quasi dimezzate, la categoria del pesce panato o pastellato. Il canale catering e la ristorazione si rivelano molto attenti alle novità e favorevoli ad un acquisto sempre più massiccio dei prodotti ittici che, dal 2001 al 2006, ha raggiunto quote che dalle 13 mila tonnellate sono passate alle 18 mila e che, considerata l'evoluzione tecnologica alla quale si assiste nella catena del freddo, prospettano ulteriori passi avanti in termini di contenuto di servizio. L'attenzione, più che alla specificità delle tipologie, è rivolta alla funzionalità del prodotto. Negli ultimi anni hanno avuto un forte incremento i prodotti semilavorati porzionati, quali ad esempio i filetti, i tranci, che consentono l'immediato utilizzo in cucina. I vantaggi sono intuitivi: possibilità di elaborare e trasformare un prodotto con un costo certo ed una resa altrettanto certa. Altri prodotti in forte crescita - ci illustra Marco Malavasi, direttore commerciale di Gel Group, società di importazione e commercializzazione del prodotto ittico verso il canale ho.re.ca. che cresce mediamente di un 20% all'anno in volumi - riguardano la categoria del mollame, vale a dire polpi, seppie, calamari, un mercato che se in Italia è strettamente soggetto alle variabili delle stagioni di pesca, in altri paesi del mondo è disponibile tutto l'anno (ad esempio il polpo in Marocco, il calamaro in India e Thailandia). Ottime le performance del surgelato anche per quanto riguarda la categoria dei frutti di mare che, se importati da paesi temperati, assicurano alla ristorazione una continuità di approvvigionamento costante, oltre ad un'ottima qualità. Insomma, il surgelato ittico ha potenzialità enormi. Pensiamo ai vantaggi rispetto al prodotto «fresco» che arriva dalle barche mediamente dopo due giorni, poi è trasferito ai depositi centralizzati e infine ai mercati. E siamo già a tre-quattro giorni. È vero che i sistemi di refrigerazione degli automezzi addetti al trasporto sono d'altissima tecnologia, ma a questo punto siamo sicuri che si possa ancora parlare di prodotto «fresco»? Il congelato invece, specie se il trattamento avviene a bordo delle navi, batte in freschezza il cosiddetto «fresco». Perché - assicurano gli addetti ai lavori - una volta rinvenuto è come fosse appena pescato.

I molluschi, novità dell’MSE di Rimini.

MSE Seafood & Processing, salone organizzato da Rimini Fiera e dalla statunitense DBC per le tecnologie e i prodotti della pesca, in calendario dal23 al 26 febbraio 2008, è la più completa vetrina di prodotto ittico per il canale horeca e per la grande distribuzione. Tra le novità in esposizione, sempre più spazio è conquistato dai piatti pronti a base di pesce e alla molluschicoltura nazionale, che oggi costituisce circa il 70% dell'intera produzione dell'acquacoltura italiana e il 28% della produzione ittica complessiva in Italia.

L'innovazione è la strategia vincente

Quali saranno, nel prossimo futuro, le strategie per continuare a far crescere i consumi di surgelati? Secondo Vittorio Gagliardi, Presidente dell'Istituto Italiano Alimenti Surgelati «è certo ormai che a trainare l'ascesa dei surgelati nel prossimo futuro sarà ancora una volta l'innovazione, intesa non soltanto dal punto di vista del prodotto, ma anche dell'approccio verso la categoria».
«Lo spazio per l'innovazione nel canale è ancora tanto. Nel corso degli anni è stato fatto molto per migliorare il contenuto di servizio, riducendo i tempi e semplificando le modalità di cottura».
«E a proposito della qualità dei prodotti, la catena del freddo, che rimane uno dei punti nei quali possono essere previsti e realizzati ulteriori avanzamenti tecnologici».
Occorre perfezionare gli standard produttivi
Per Marco Malavasi, direttore commerciale della società Gel Group, l'elemento di crescita del prodotto ittico surgelato sta nel consolidamento del rapporti di partnership con i produttori di riferimento con l'obiettivo di pianificare i consumi e mettere a punto strategie volte a migliorare la commercializzazione del prodotto surgelato sul mercato.
«In particolare - chiarisce Malavasi - mi riferisco alla ricerca di definire standard produttivi con precise caratteristiche in termini di grammatura, glassatura e confezionamento, sempre più funzionali al canale ho.re.ca. Così il confronto del surgelato col prodotto fresco sarà sempre più sbilanciato a favore del primo».

Stefano.

martedì 13 maggio 2008

Cavit Altemasi Talento Brut 2000.



Chardonnay 100% per questo vino che proviene da zone tipiche per lo spumante del trentino. La presa di spuma avviene con permanenza sui lieviti per almeno 4 anni.
Il colore è un giallo paglierino con riflessi verdognoli, perlage non molto fine. Il profumo non è molto intenso né ampio: per lo più frutta con note sia mature che acerbe. In bocca forte la freschezza acidica ma poca la sapidità. Grande la struttura, ma nel complesso cede qualcosa alla complessiva morbidezza. Finale non lungo.
Il costo medio è di 25 euro.
Non male, ma neanche convincente.

Stefano.

lunedì 12 maggio 2008

Nebbiolata-barolata in famiglia...

Ora siamo quasi in primavera, dall'armadio tiriamo fuori magliette a maniche corte e felpe leggere, ma oggi vi voglio raccontare di una nostra barolata-nebbiolata-piemontesata svoltasi ai primi di dicembre dello scorso anno.
L'idea di ritrovarci per una polentata era stata di papa' Mario che, un po' per sdebitarsi per la bellissima giornata passata a Montalcino, un po' perchè nasce organizzatore, si era esposto con tutti.
Polenta si , ma con l'accompagno di tanti Piemontesi...
Purtroppo un impegno dell'ultim'ora costringeva due pezzi del Melmo Club alla ritirata.
Stefano & Roberta, di solito agguerriti combattenti sulla tavola, dovevano alzare bandiera bianca per un impegno che si sarebbe trascinato piu' a lungo di quanto avessero previsto.

Per festeggiare questo incontro il primo brindisi è stato made in Franciacorta.
Un fugace cin-cin in preparazione della "battaglia"...

Ma torniamo alla pappa.
Con l'antipasto misto all'italiana abbiamo bevuto il Nebbiolo Ginestrino Conterno Fantino.
E, per dirla tutta, non abbiamo reso onore al mitico antipasto che Aurelio,il mi' cognato avvinazzato, aveva preparato.



Sempre con l'antipasto,abbiamo degustato anche il Nebbiolo delle Langhe 2004 di B. Giacosa.
Assolutamente impresentabile a giudizio di tutti ed immediatamente scaravellato nel lavandino.

Le cose son cominciate ad essere serie con l'arrivo in tavola del Gattinara, vitigno molsino, anno 2000 di casa Nervi.
Ottimo il colore, straordinario il sapore anche se il legame con la polenta che inondava i nostri piatti, era difficile.
Vino di tutto rispetto e con voto superiore al sette per tutti.

Poi venne il momento dell'intruso...Langhe Rosso, della casa Ca' Viola.
Aurelio ci presentava un 95% Barbera e 5% Nebbiolo.
Inutile dire le proteste e le imprecazioni dei presenti...
Tuttavia anch'esso veniva assaggiato e giudicato,all'altezza per alcuni e non all'altezza per altri (soprattutto per me che non sono amante della Barbera).


Quando invece si presentava in tavola il Barolo Conterno riserva 01, la
standing ovation era generale.
Un vino straordinariamente equilibrato, buono, nel suo esser classico e di "classe" unico.
Nessuno obiettava nulla, ma il gusto delle spuntature e della polenta facevano anche la loro parte...


L'unica vera diatriba si sarebbe consumata, tra i presenti, nell'assegnazione del titolo di vino della giornata.
A tal proposito al Conterno si opponeva il Massolino Riserva 1999, vigna Rionda.
Per me il migliore, come anche per Andrea.
Dall'altro lato del "ragionare" Aurelio ed il mi' babbo.
Il Massolino veniva comunque riconosciuto da tutti, come un vino "tosto che non passa inosservato al palato.



A chiudere, faceva la sua apparizione un Langhe 2003 della cantina Ceretto.
Nebbiolo 100% e un po' ruffiano, sicuramente scontava il fatto di esser bevuto per ultimo con i fuochi del sacro bere ormai "astutati".




Nel mezzo della bicchierata, e della magnata, non sono mancati momenti anche aspri di confronto e di dibattito...
Tutti hanno cercato di riempirsi il bicchiere con il vino preferito anche a discapito del malcapitato vicino di posto alzatosi per bisogni fisiologici.
Ma le nostre bicchierate sono così.
Fedeli al marchio S.G.B.(solo grandi bottiglie), non deve mancare mai la gogliardia ed il confronto sulla passione comune.



A fine pranzo rimarranno insieme ai ricordi annebiati dall'alcool, tappi di bottiglie da ricordare...



...foto ricordo da tramandare ai posteri e pubblicare sul blog...





Marco.

sabato 10 maggio 2008

La mossa del cavallo, di Andrea Camilleri.



In alcune pagine si rincorrono due dialetti: il siciliano ed il genovese.
Pazzesco, ma alla fine piacevole.
L'ho divorato nelle pause pranzo pre-derby del 19 Marzo, quando la tensione si alza difficilmente riesco a riposare.

Siamo nella Vigàta di fine Ottocento e il protagonista è Giovanni Bovara, di origine vigatese ma vissuto da sempre a Genova. Bovara è stato chiamato a fare l’ispettore ai mulini dopo che entrambi i suoi due predecessori sono stati trovati morti in circostanze misteriose. La correttezza di Bovara da subito si scontra con gli onniscienti interessi mafiosi della zona, eppure l’ispettore riesce a barcamenarsi fino a quando, casualmente, si trova ad essere testimone dell’omicidio di un prete corrotto. E’ a quel punto che le connessioni mafiose allestiranno una messinscena magistrale in grado di coinvolgere il povero Bovara, trasformandolo in poche ore da testimone ad imputato dell’omicidio. La furbizia, l’assurdità e l’omertà che lo circonda sembrano sopraffare Giovanni, che prende a piangere come un bambino. Eppure in carcere, chiuso in ostinato mutismo, egli pensa e ripensa e poi riprende a parlare. Ma quando lo fa lo fa in siciliano perché, dice, fino a quando non sarà proclamato innocente penserà e parlerà solo in siciliano. Ed è così che dal carcere, reimpossesatosi della lingua e quindi della mentalità dei propri padri, Giovanni Bovara gioca la sua partita azzardando una mossa imprevista che riuscirà a spiazzare gli uomini d’onore suoi avversari. Ma la vittoria è comunque parziale, come bene spiega il Procuratore del Re, il torinese Ottavio Rebaudengo, al giudice istruttore Giosuè Pintacuda. La verità a cui si può giungere in Sicilia sarà solo e sempre una mezza verità.

Consigliato.

La mossa del cavallo,Edizioni Bur, prezzo euro 7.50.

Marco.

venerdì 9 maggio 2008

L'Italia vista dall'autostrada...




E' incredibile come due viaggi identici ma in direzione opposta, possano essere tanto diversi e influenti sull'umore della persona. Sto parlando del viaggio di andata e ritorno che ho fatto verso e di ritorno dal Vinitaly: Roma-Verona e Verona-Roma.


L'andata fila quasi completamente liscia. Beh, io ci metto un po' del mio partendo ad un'ora antelucana (ore 5.30). In effetti appena uscito di casa mi ricordo di essermi scordato tutti i fogli con le varie indicazioni a casa e la prima incavolatura arriva subito. Questo è il retaggio del furto di quest'estate che oltre ad avermi portato via la macchina mi ha portato via anche il suo contenuto tra cui l'ormai indispensabile navigatore.

A parte questo difettuccio iniziale, devo dire che a tratti il viaggio è stato molto bello: vedere il sole sorgere pian piano dietro gli appennini, una strada semi deserta e scorrevole (nonostante i residui di diversi cantieri), panorami sempre più definiti e molto belle, tra i piacevoli paesini dell'alto Lazio, dell'Umbria e della toscana, tra cui segnalo: Orte, Orvieto, Monte San Savino. La prima sosta al bar ha quasi un che di poetico: caffè caldo e saccottino al cioccolato. E sul piattino mi ci mettono anche un mini-ovetto kinder! Unica cosa fastidiosa: arrivare alle 7 di mattina in autogrill e vedere un furgone (per lo più di servizio autostradale) parcheggiato nello spazio riservato agli handicappati, come potete vedere sotto:



Questa è una forma di stupidità che non tollero, specie in un momento come quello dove tutti i parcheggi erano liberi e quindi mettersi in quel posto mi ha saputo tanto di menefreghismo, quello che manda in malora questo maledetto/benedetto paese.

A parte questa mega-incazzatura, tutto a posto fino a Verona: sono passato indenne perfino da Firenze, dove si concentrano talmente tanti e tanto mal fatti lavori, che normalmente ti ci vuole un paio d'ore per uscirne vivo! Il paesaggio per la verità diventa sempre meno bello: dopo Firenze c'è il micidiale tratto appenninico fino a Bologna, dove forse c'è qualcosa da vedere, ma sei talmente impegnato nella guida e nell'evitare i camion che hai altro a cui pensare. Dopo Bologna è un po' bruttino: in mezzo alla pianura padana: non si vede molto a distanza e ci sono solo o quasi fabbriconi! Prendendo invece l'autostrada del Brennero, non è che cambi molto (sempre in pianura sei) ma almeno viaggi in mezzo a frutteti e vigneti (non so quanto buoni con tutto quello che passa accanto, ma almeno per la vista....).
A Verona trovo il panico non preventivato, almeno da me. Ho pensato: "Ma sicuro i primi due giorni sono i più tranquilli, il delirio scatta sabato". Ovviamente, manco per il cavolo!!!

Ma è al ritorno che si scatena l'apocalisse, con i suoi sei sigilli. Per chi non lo sapesse i sei sigilli sono quelli descritti da Giovanni nell'ultimo libro della Bibbia, chiamato appunto l'Apocalisse. Ogni sigillo corrispondeva ad una sventura che si abbatteva sull'umanità (i primi 4 con i famosi o meglio famigerati 4 cavalieri dell'apocalisse, almeno quelli li avrete sentiti... No? Allora clicca qui).
I miei sei sigilli sono stati:
- riuscire a prendere l'autostrada, con il traffico in uscita da Verona;
- l'Autostrada del Brennero, dopo una decina di km che l'avevo presa tutto bloccato causa lavori (ovviamente nel cantiere non c'era nessuno e si potevano anche rimuovere i paletti, ma era troppa fatica);
- L'autostrada del Brennero all'incrocio con la A: nonostante quest'ultima sia fino a Bologna a 4(!!!) corsie, si generava traffico in ingresso. Perché? Boh!
- L'autostrada A1, dopo Bologna: anche qui lavori, che fanno sparire la corsia di emergenza. Restano le due corsie standard (vabbè che già da 4 a 2...) ma se si ferma un mezzo, come si è fermato quando ci sono passato io... Tutti in fila, mentre sboroni con il Cayenne ti passano come prepotenti, per decine e decine di minuti, diversi fermi sotto il sole (meno male che era solo aprile). Non finiva più. E per rendere omaggio all'adagio che al peggio non c'è mai fine, ogni volta che su Isoradio davano le notizie del traffico quella coda l'hanno data fino alle 9 di sera...
- Ultimo sigillo: il passaggio a Firenze! Stavolta la fila me la sono beccata tutta. E' vero però che in confronto a quella precedente sembrava una bazzecola.

Ora di partenza da Verona: le 16.00; ora in cui ho varcato la soglia di casa: dopo le 22.30!!!

Ora io dico: ma possibile che:
- ci stanno cantieri inutili con nessuno che ci lavora?
- si ferma un mezzo in mezzo all'autostrada e rimane li per ore?
- le tariffe aumentano sempre (+ di 27 euri per andare a Verona e altrettanti al ritorno) e i servizi peggiorano (a parte il mini-ovetto)?
- possibile che quando vai all'estero non sia mai così?

La risposta: è possibile!

Stefano.

giovedì 8 maggio 2008

Carpenè Malvolti Millesimato Talento Brut 2004.



Non posso dire che mi sia piaciuto, né che non è nelle mie corde: direi che non mi ha proprio garbato e basta (per dirlo alla toscana…). E sì che altri Carpenè Malvolti non mi sono dispiaciuti, ma questo proprio no. E si che era un millesimato…
Nasce da uve Pinot Nero (20%), Chardonnay (45%) e Pinot Bianco (30%) coltivate in parte nella zona di Conegliano in parte nella zona di Trento (due doc rinomate!).
Il colore è un giallo paglierino con riflessi verdognoli. Il perlage è fino e intenso. Il profumo denota poca intensità. Mela golden e banana per lo più, quindi direi che il Pinot Nero è poco presente, almeno come profumi.
In bocca, elevata la freschezza acidica (forse una punta troppo) e buona la struttura; la sapidità è temperata dalla morbidezza. La persistenza è discreta.
Il costo è di 14 euro, tutto sommato accettabile e in media.


Stefano.