martedì 15 dicembre 2009

Barolo Marenca 1998, azienda agricola Luigi Pira.



Altro grande Barolo bevuto il 23 ottobre nella serata "targata" Piemonte.
Tra l'altro per me era la prima assoluta con l'azienda Pira di cui avevo udito la fama, ma non avevo mai avuto il piacere...

Il vigneto Marenca è situato nel cuore del comune di Serralunga e Luigi Pira, insieme al fratello, dispone di una parte consistente caratterizzato da un esposizione a sud-sud/ovest e da una altitudine media sui 350 s.l.m.

L'annata in questione ha visto la produzione di 10000 bottiglie con gradazione alcolica a 14,5 gradi.
La vinificazione è avvenuta in fermenti orizzontali a temperatura controllata per 10 giorni, la maturazione in barriques e tonneaux per 24 mesi e l'affinamento in bottiglia per 8 mesi.

Il vino è stato subito avvolgente, morbido ed elegantissimo.
Il colore che lo ha caratterizzato è stato un bel rosso granato molto scuro, intenso.
Al naso si è posto con un complesso di profumi ben amalgamati e "pieni", mi ricordo sensazioni floreali e ferrose.
L'acidità è matura, il tannino è risultato piccolo e soffice, non ha disturbato nè appesantito l'assaggio.

Nel complesso un Barolo molto buono che deve però arrivare alla sua piena maturità, è presumibile che un nuovo assaggio dello stesso fra 5/6 anni possa essere ancora piu' soddisfacente.

Marco.

lunedì 14 dicembre 2009

Una grappa molto buona



Di grappe non me intendo molto, anzi per niente, ma questa era davvero divina.
L'ho assaggiata a casa di Alessio, un mio carissimo amico di vecchia data, che ringrazio perchè non appena ha visto quale interesse nutrivo per questa splendida bottiglia, non ha esitato ad aprirla.

Nonostante i molti gradi alcolici, la grappa in questione si lascia bere con straordinaria tranquillità.
Il sapore è tosto, ma senza eccessi.
Insomma a me è piaciuta un bel po', ma lo ripeto che non sono un grappista.

Ho deciso di recensirla poichè potrebbe essere un buono ed originale regalo per Natale.


Marco.

domenica 13 dicembre 2009

I Pilastri della Terra, di Ken Follet.





L’avevo iniziato molto tempo fa e poi accantonato quasi alla fine…un po’ per la lunghezza e un po’ perche’ sembrava avere un ritmo molto lento.
Pero’, avendo acquistato, in un periodo di carenza di letture interessati, “Il mondo senza fine” dello stesso autore, mi sono accorta che era il seguito di questo solo a casa (quando si dice la fortuna eh?!), e visto che anche rivoltando casa di mia madre da lei non l’ho trovato, l’ho dovuto comperare nuovo.

Per iniziare potrei dirvi che il libro, che conta tantissime riedizioni, e’ stato pubblicato per la prima volta nel 1989 e rimase nella classifica come best-seller del Time per 18 settimane.
E’ un libro “diverso” dal ramo “giallistico” (con tendenze piu’ da “triller” che da “noir”) che solitamente attrae lo scrittore e ha richiesto una notevole documentazione non solo sugli stili medievali, così ben descritti che vanno dal precetto benedettino, alle usanze popolari medievali ma anche una buona conoscenza dell’architettura e dell’arte che nel periodo da lui descritto passavano dall’architettura Romanica a quella Gotica passando fra le piccole abbazie dei monaci cistercensi (chiese cistercensi, infatti individuano un capitolo a se stante dell’architettura) sulla via di Santiago De Compostela.

In tutta questa storia raccontata e più o meno abbellita a seconda dell’esigenza, si snodano una serie di vicende che coinvolgono più nuclei famigliari le cui vicissitudini, amori e disavventure si intrecciano e si scontrano in continuazione. Tom sogna di essere il mastro costruttore di una cattedrale, la storia di Ellen la “strega” del luogo che a dispetto della sua nomea e’ una bellissima donna con una grande umanità ma poco avvezza a scendere ai compromessi essendo sempre stata costretta a combattere per se stessa e suo figlio per la sopravvivenza, la figlia del conte Aliena defraudata insieme al fratello del suo feudo e che non vuole sposarsi finché non lo riavrà, jack che da ragazzo ingenuo cresciuto nella foresta che attraversa l’Inghilterra, la Francia e poi la Spagna alla ricerca della propria identita’ e per imparare di piu’ sulle nuove cattedrali gotiche etc etc…tra le note (ho un piccolo programmino dove sto mettendo la trascodifica di tutti i libri che sto leggendo o che ho letto) ho aggiunto e’ che e’ un po’ lungo, in effetti 1030pg., ma comunque notevole.
L’unica cosa ho l’impressione che il deus ex-machina che serve a chiudere i tanti sospesi delle varie storie personali, e’ stato usato un po’ sbrigativamente quasi tutto insieme…rimane pero’ un libro da leggere….veramente!



Buona lettura,
Colette.

sabato 12 dicembre 2009

La rizzagliata, di Andrea Camilleri.



Mi scusi er sor Camilleri, ma questo libro non mi è proprio piaciuto.
So che le esigenze di attualità politica spingevano per fare un libro di questo genere, però quando è troppo è troppo...
La storia è "impicciata" e contorta in alcuni tratti anche troppo, gli avvenimenti si susseguono senza troppa emozione e senza troppi sussulti.
Scontata è la trama dall'inizio alla fine, forse perchè troppo vicina alla realtà, ma comunque non c'è mai un cambio di marcia, uno scatto in avanti che ti spiazza e che rende meno pallosa la lettura.

Insomma per me è stata un po' una delusione, ma visto che a Camilleri devo essere riconoscente per i tanti bellissimi libri che mi ha fatto leggere, non riesco a lamentarmi troppo.
Però ve lo sconsiglio...;-)


La rizzagliata, editore Sellerio, prezzo 13,00 euro.

Marco.

venerdì 11 dicembre 2009

La Locanda di Roberto a Grotte di Castro.

Ma come ci siete finiti lì ?
La domanda nasce spontanea...diciamo che oltre a finirci, ci riandremo spesso e per voi recensiremo i localetti del posto e del vicino lago di Bolsena.

Questo piccolo locale, che abbiamo visitato a pranzo domenica 19 luglio, si trova proprio sulla strada maestra che attraversa il piccolo centro abitato.
E' diviso in due piccole sale dove in tutto si possono contare circa 30 coperti.


Arredamento classico, essenziale, ordinato e pulito.
Da segnalare il perfetto funzionamento dela climatizzazione.



Le specialità del locale sono quelle toscane(d'altronde la Toscana è a pochi chilometri di distanza...) e incredibilmente quelle marinare.
La lista dei vini è molto piccola: ha in tutto dodici bianchi, otto rossi e tre spumanti.
Non sono segnalati i distillati, anche se vi sono in gran quantità in esposizione, perchè sono omaggi che la gestione riserva ai commensali alla fine del pasto.
Il servizio di sala è a carico della proprietaria ed è al tempo stesso gentile ed alla mano, cortese e veloce.
Tutte le volte che ci sono andato ho mangiato pesce e tutte le volte la qualità e la quantità delle pietanze è stata spettacolare ed eccelsa.

Quella volta in particolare abbiamo assaggiato gli spaghetti alla tarantina: sapore deciso e ottimo mix tra le vongole ed un particolare pesto...


Un'abbondante porzione di spaghetti allo scoglio: buoni e molto ricchi di condimento...


Simona ha preso un primo stuzzicante e sorprendente: gli gnocchi rucola e vongole.
Sapore delicato e consistenza buona.


Sui secondi ci siamo trovati un po' in difficolta'.
Abbiamo assaggiato la frittura, di cui però non ho la fotografia, che è stata molto buona e poi abbiamo chiesto ed ottenuto di farci servire delle pietanze che sul menu' comparivano alla voce antipasti.
Io ho gradito,molto, un soutè di cozze e vongole con crostini caldi...


Simo ha preso dei calamari con una salsa particolare: buoni e freschi i calamari, ma la salsa appesantiva un po' il piatto.


Altri assaggi sono stati una buona zuppetta di ceci e seppie...


...ed una divina zuppa di baccalà...



Come vinello la nostra scelta è andata sul Vermentino di Piero Mancini che peserà sul conto finale per 11 euro.

Vi sto a risparmiare le foto, venute un po' così, dei dolcetti della casa presi per finire e del solito caffee che non guasta mai, oltre ai già nominati distillati gentilmente offerti.

Il conto finale a persona sarà di poco inferiore ai 20 euro.

Sotto tutti i punti di vista un'esperienza da consigliare per chi è amante della buona tavola ad un prezzo ragionevole.
Non ci sono le tovaglie firmate, nè le posate d'argento, ma credetemi che una visitina alla Locanda di Roberto vale il prezzo del casello e della benzina.
Io ci sono riandato piu' volte portandoci anche altre persone e tutti, ripeto tutti, si sono meravigliati di tanta generosità e tanta bontà.

Di piu' non vi dico...

La locanda di Roberto
Via Vittorio Veneto 4h
Grotte di Castro (Vt)
Tel. 0763\796039

Marco.

giovedì 10 dicembre 2009

Barbaresco Riserva Rabaja' 2001, cantina Produttori di Barbaresco.



Ecco una bottiglia che fa al caso vostro per il giorno di Natale.
Ve la consiglio sicuro che ricorderete con grande piacere questo vino anche per lo straordinario rapporto qualità prezzo.

L'attuale cantina sociale dei Produttori di Barbaresco, nasce nel 1958 e da allora è coniderata una delle cantine piu' importanti della zona.
Oggi pruduce nove crus e questo Rabajà è uno tra quelli che mi garba di piu'.
In totale i "Produttori" lavorano circa 100 ettari di vigneti a Nebbiolo pari a circa 1/5 dell'intera zona di Barbaresco.

Questa interessantissima bottiglia, degustata nella serata Piemonte del 23/10/2009, ha un sapore asciutto, pieno, abbastanza consistente ed elegante.
Il colore è quello tipico: un rosso granato con alcuni riflessi arancioni.
Al naso ha tutti, ma proprio tutti, i profumi di quella zona: intensi,gradevoli...una vera melodia per il naso !

In generale è una bottiglia che non passa inosservata e che è in grado di esaltarsi con un abbinamento adatto.
Visti i secondi che vanno "di moda" nel giorno di Natale, dovrebbe essere una scelta ottimale.

A me è piaciuto molto e ne conservo, gelosamente, qualche altra bottiglia in cantina.

Marco.

mercoledì 9 dicembre 2009

Pizzeria antica schiacciata romana.

Venerdi 10 settembre, anche se molto triste per un'esperienza da poco passata decisamente negativa, ho accompagnato mia moglie e due nostri amici all'Antica schiacciata romana, una pizzeria "old style" che si trova a Roma in zona Monteverde nuovo, piu' precisamente in via Folco Portinari 38.
Nonostante l'umore non fosse dei giorni migliori, devo dire che è stata una buona esperienza.
L'ambiente è arredato in stile moderno, il locale è diviso in tre sale e i gestori, da quel che ho visto, sistemano i tavoli fino al massimo della capienza anche con prolunghe e prolunghette...
Ilaria e Mino, i due commensali di quella serata, ci vanno spesso e appositamente scartano serate festive e prefestive per evitare la bolgia che abbiamo trovato noi in quella sera.
A tratti si è fatto fatica a parlare tra noi, soprattutto perchè avevamo un tavolo vicino di una ventina di persone che festeggiava il compleanno...però ripeto che durante la settimana mi assicurano che la situazione sia decisamente migliore.

Sul menu si possono scegliere vari tipi di antipasti, qualcuno stuzzicante e qualcuno tradizionale, insieme ad una valanga di pizze.
E' proprio la pizza, e non potrebbe essere altrimenti, il pezzo forte del locale.
La fanno in tutte le salse e con tutti i condimenti.
Le dimensioni della singola pizza non sono notevoli, ma il condimento e la struttura delle stesse fanno si che ci sia un senso di sazietà alla fine della portata.

Noi abbiamo saltato gli antipasti e ci siamo buttati subito sulle pizze.
Io ho preso quella porcini e gorgonzola:


Simo ha preso la valdostana con provola, patate, funghi e speck:


Ilaria ha preso quella con lardo di colonnata, patate e funghi trifolati:


Quel pazzo di Mino (la foto lo descrive bene...) ha preso quella con pachini, rughetta e prosciutto:



In piu' non sazi, ci siamo divisi un'ottima margherita fatta con mozzarella di bufala, olio extravergine, pachini e basilico:




Il tutto accompagnato da un'ottima birra artigianale



A concludere Mino ha preso un millefoglie sbriciolato, delicato e stuzzicante, io un granulato al melone, una sorta di granita al melone, e Simo ha preso un tiramisu' con i savoiardi sardi.
Solo quest'ultimo merita una segnalazione particolare.
Il conto finale è stato di euro 87,00 e comprendeva anche tre bottiglie di acqua piccole, due birre medie e una piccola.

In conclusione un'esperienza positiva per la pizza, positiva per il rapporto qualità/prezzo, ma negativa per la sistemazione e per l'ambiente.
Le materie prime usate in cucina sono di qualità elevata e si sente, la scelta delle pietanze lavorate è ampia e coordinata,la possibilità di abbinarci una buona birra è sufficiente.
Personalmente darei una rinnovata ai menu, un po' stracciati e un po' logori, amplierei la carta degli alcolici e cercherei di sistemare qualche tavolo in meno e di fare qualche doppio turno in piu'.
Insisto su quest'ultima cosa perchè mangiare nella confusione non aiuta a passare una serata tranquilla e non aiuta ad apprezzare fino in fondo la generosità delle pietanze offerte.

A mio giudizio la migliore pizzeria a Roma dopo Sforno.


Marco.