venerdì 7 marzo 2008

Enoteca Vini & Sapori - Degustazione Del Sordo


Avevo promesso ad Alessandro che lo avrei inserito nella newsletter: non ce l'ho fatta ma lo metto direttamente sul blog! Chi ha tempo e voglia, stasera può andare in via della Farnesina (zona Ponte Milvio) all'enoteca Vini e Sapori, dove troverà Alessandro, Kana e un'allegra brigata enoica. Per dettagli leggete sotto.


Cara Amica, caro Amico della Cantinetta,
Abbiamo il piacere di inviarLe in allegato la scheda informativa relativa alla prossima
degustazione, che si terrà il giorno venerdì 7 marzo
2008 (possibilità di degustare tra le 19 e le 22) presso la nostra enoteca di Via della Farnesina
101 alla presenza del produttore Gianfelice D'Alfonso del Sordo della Azienda Agricola D'Alfonso
Del Sordo di San Severo (FG) - Puglia


Alla scoperta di vitigni autoctoni pugliesi

Una degustazione
insieme a Gianfelice Del Sordo
della
Az.Agr. D’Alfonso Del Sordo
San Severo (Foggia)
Daunia IGT Bombino Catapanus 2007
San Severo DOC Posta Arignano Rosso 2006
Daunia IGT Uva di Troia Casteldrione 2005
Daunia IGT Uva di Troia Guado S. Leo 2005
In abbinamento con
Tartine al profumo delle Belice
Speck di San Vigilio di Marebbe


Stefano

REFOSCO ALTURIO 2004 – TENUTA CA’ BOLANI



Abbastanza negativo il mio giudizio su questo vino della Ca’ Bolani, che ricordo più volentieri per il Tocai sicuramente più interessante. Nel complesso poco presente e lontano dall’eleganza di quei vini che almeno in fase iniziale hanno caratteristiche organolettiche simili, ossia Barolo, Pinot Nero e Aglianico.



Il colore è un rosso rubino con forti note violacee. Al naso a bicchiere fermo si presenta poco intenso anche se moderatamente ampio: mirtillo e viola abbastanza distinguibili e qualche nota tostata. Di più ci vuole un naso migliore del mio. Se si agita un po’ il bicchiere l’intensità (per fortuna) aumenta e in particolare escono fuori più profumi fruttati.



In bocca è morbidissimo, quasi tendente al dolce. I tannini che ci sono escono fuori solo dopo parecchio quando spunta anche un po’ di alcool fastidioso. Nel complesso poco persistente.
Prezzo medio in enoteca di circa 12,50 euro. L’unica nota positiva è che questo vino ha una tenuta in cantina di una decina d’anni ed è plausibile che nel tempo si migliori.

Stefano.

giovedì 6 marzo 2008

Tanti Auguri a Roberta !!!!




Alla Melma che oggi compie SETTANTANOVE anni, e non li dimostra, vanno gli auguri di tutti.

Per i prossimi giorni si consiglia vivamente:
- un pellerinaggio a Lurdes ;
- una visita guidata alle grotte di Frasassi ;
- una pesca di beneficenza al centro polifunzionale degli anziani di Roma nord ;
- un pranzo di galà alla caritas.

AUGURONI DI CUORE !!!!


P.S....sembrerebbe che sabato alla festa ci sia il Gaja a fiumi, confermi ?
D'altronde se non t'ubriachi a settantanove anni...

mercoledì 5 marzo 2008

Pasta con gamberetti e curry



Il tutto è nato come la classica sera in cui non sai che fare e scartabelli un po' tra gli ingredienti che hai e il pc alla ricerca di qualcosa di elaborato ma commestibile, sulla falsariga (pc escluso) di come sono nati gli gnocchi colorati. Rielaborando il frutto di queste elucubrazioni ne è nata una ricetta che abbiamo trovato gustosa e che vi propongo.




Ingredienti (per 4 persone): 350 gr di pasta corta (secondo me ci stanno
bene le farfalle), 350 gr. di gamberetti sgusciati, 30 gr di burro, 1/2
bicchiere di vino bianco, 1 cipolla bianca, 1 spicchio d'aglio, 3 cucchiai di
farina di grano tenero, 2 tazze di latte, 2 cucchiai di curry in polvere, 1/2
cucchiaino di paprika, noce moscata q.b., sale e prezzemolo.


Preparazione: mettere a bollire l'acqua per la pasta. Nel frattempo tritare finemente la cipolla e metterla ad appassire nella padella con il burro a fuoco dolce aggiungere in seguito lo spicchio d'aglio solo schiacciato. Sfumare con il vino bianco. Aggiungere gradualmente la farina avendo cura che non faccio grumi, quindi il curry, la noce moscata, la paprika e un pizzico di sale; amalgamate il tuto rendendolo simile ad una salsina.




Togliere dal fuoco ed aggiungere poco alla volta il latte, lasciandolo assorbire leggermente. Si potrà vedere il composto addensarsi abbastanza velocemente (attenzione all'intensità del fuoco, nel caso sia troppo veloce abbassate la fiamma) e a quel punto aggiungete i gamberetti facendo cuocere, saltandoli, per 2-3 minuti.




Nel frattempo dovreste aver scolato la pasta, leggermente al dente, che metterete a mantecare nella padella con i gamberetti.

Servite con del prezzemolo tritato sopra.

Buon appetito.





Stefano

martedì 4 marzo 2008

Ristorante La Pianella, Serra San Quirico (An).

Il 19 ottobre compiono gli anni i miei nonni materni e come tutti gli anni scegliamo un ristorante degno di questo nome per andare a pranzo fuori.
La compagnia che parte è sempre numerosa. Il minimo delle persone partecipanti è 13 perché ci sono i miei nonni, la mia famiglia (che ora è composta da me e mio marito), i miei genitori e mio fratello e la famiglia di mio zio (il fratello di mamma) con moglie e 3 figlie.


Si comincia sempre una decina di giorni prima: mio zio telefona a mia madre che poi puntualmente chiama me e chiede consiglio per la scelta del posto. Quest’anno invece mio zio ha scelto autonomamente di andare alla Pianella. Avevo già l’acquolina al solo sentire il nome. Ci ero stata 5 o 6 anni fa e avevo dei buoni ricordi.

Da Jesi ci si impiegano 40 minuti ad arrivare perché la Pianella sta sopra Serra San Quirico all’ingresso della pineta del paese. Serra San Quirico è un paese di montagna a tutti gli effetti alla porte della Gola della Rossa, territorio dell’omonimo Parco naturale. Da piccola ci andavamo con i miei a dicembre a raccogliere la “vellutina” (cioè il muschio) per il presepe e il pungitopo per gli addobbi natalizi in casa.

La domenica 21 ottobre 2007 – giorno del pranzo – era veramente freddo. Cielo grigio e coperto con un pioggerellina fitta e fastidiosa che però esaltava il profumo degli alberi e della vegetazione della pineta; un po’ meno poetici gli schizzi di fango sulle scarpe per via del tragitto dal parcheggio all’ingresso del ristorante.
Appena si arriva la domanda che ci si fa è “ho sbagliato parcheggio? È una casa privata?”
Il posto non presenta insegne e l’impressione è appunto quella di essere entrati in una proprietà privata.
Poi si entra.
La tavola è apparecchiata in maniera rustica e l’atmosfera è piacevolmente calda e accogliente.



Il camino di lato all’ingresso scoppietta ed emana l’odore classico della legna bruciata.

Vado a descrivere il pranzo che ha visto una marea di portate anche grandi quantità.

- Assaggio di polenta. Visto che non sapevamo decidere se prenderla al sugo d’oca o ai funghi la gentilissima cameriera (credo anche figlia del proprietario) ci ha proposto metà e metà.



La polenta – fuori dal menù e proposta a voce – era del tipo granuloso, molto buona e soprattutto graditissima in quanto adatta alla temperatura e all’atmosfera di fuori.
- Tagliatelle al sugo tipico per mio nonno (per il quale un pranzo non è un pranzo se non ha mangiato le tagliatelle al ragù) e per le mie due cugine piccole. La porzione era talmente abbondante che una sforchettata l’abbiamo assaggiata tutti. Il ragù non era lo stesso di quello usato per la polenta. Buone, ma non eccezionali.
- Tagliolini di farro ai funghi di bosco: buoni, ma un po’ troppo asciutti…devo dire che non li riprenderei.
- Gnacheragatti con le ciecerchie: un’autentica meraviglia. L’unico aggettivo proponibile è eccezionali. Nessuno dei commensali aveva mai mangiato un piatto con la cicerchia così buono, equilibrato e saporito(nella foto è in secondo piano…in primo i tagliolini).


- Maialino al finocchio selvatico: molto buono.


- Vitello saporito al lardo cotto allo spiedo: si scioglieva in bocca. La carne è molto saporita e tenera e il lardo da quel qualcosa in più che per essere descritto va solo assaggiato.



- Trippa alla marchigiana: Marco che è un estimatore ha detto che era buonissima.



- Agnello alla fabrianese (per mio nonno che ha scelto la cottura al forno, altrimenti lo proponevano anche allo spiedo): a me non piace l’agnello, ma chi lo ha mangiato ha detto che era molto buono.

- Patate cotte sotto la cenere: buonissime davvero.



- Radicchio alla griglia: niente di che (mia mamma lo fa molto meglio…non sembrava nemmeno cotto)


- Funghi alla brace (fuori menù)

- Dolci della casa, nel dettaglio: mousse allo zabaione...


...semifreddo al bacio...

...semifreddo alla mandorla...


Nel complesso decisamente niente di che.
I dolci li salterei proprio. Sarà stato che eravamo pieni, sarà stato che erano tutti dolci freddi, ma a me non hanno soddisfatto.
Mi sono piaciute 100 volte di più le castagne cotte nel camino che ci hanno portato a sorpresa a fine pasto.

La cantina è in esposizione, nel senso che ti alzi e vai a vedere l’eno-frigo per i bianchi e il mobile della credenza che hanno allestito per i rossi. Dallo sguardo che abbiamo dato abbiamo visto una quasi esclusività di vini marchigiani, ma non abbiamo preso nessuna bottiglia perché abbiamo notato che sui vini dal costo medio c’era un ricarico mostruoso (da 9,00 euro – prezzo enoteca regionale a 25,00 proposto da loro).
Abbiamo optato per il vino sfuso che, come sempre più spesso accade da queste parti, non è quello della casa, ma quello di alcuni produttori locali. Abbiamo preso un verdicchio e una lacrima. Bene il primo (cantina Zaccagnini), pessima scelta il secondo (cantina Badiali e Candelaresi).
Insieme ai dolci abbiamo chiesto un vino dolce (non io, ma mio zio) e ci hanno portato uno Zibibbo siciliano che però a me non è piaciuto molto perché l’ho trovato poco dolce rispetto a quelli che ho avuto modo di provare.

La cifra finale per 11 persone (tenendo conto che c’erano due bambine una di 4 e una di 9 anni) è stata di circa 40,00 Euro a testa.

Per noi è uno di quei ristoranti un po’ costosi (ti dicono tutti “Vai alla Pianella, ma costa cara!!!) perché ci sono posti in cui con una decina di euro in meno a testa mangi cibi “caserecci” e di quantità, ma una volta ogni tanto, soprattutto nelle fredde giornate d’inverno vale la pena andarci perché la cucina del territorio che la Pianella propone, per molte cose non è la stessa che mangi a casa.

Ristorante La Pianella – da Raul – cucina tipica del territorio
Via Gramsci snc – Serra San Quirico (AN)
Tel. 0731880054



Emanuela.

lunedì 3 marzo 2008

Bellone 2006 - I Pampini



Per la rassegna dei bianchi laziali, parliamo oggi del Bellone, della Cantina i Pampini.

Il vino è gradevole e direi che va assegnato il giusto riconoscimento all'azienda che ha saputo rilanciare questo vitigno, tipico della zona di Nettuno ridandogli una linfa che aveva smarrito a causa della superficialità della produzione di zona.

Di colore giallo paglierino con riflessi dorati, al naso a bicchiere fermo esprime sentori di frutta gialla (mela, susina e pompelmo) matura e mandorla. Agitando un po' il bicchiere i sentori ringiovaniscono e mi è sembrato di avvertire qualche nota erbacea. In bocca la freschezza acidica è buona e di rilievo la sapidità. Gradevole struttura che sfuma in una persistenza media.

Costo in enoteca: 7 euro.

Da provare, anche se la sua evoluzione (il Maroso) è decisamente superiore.

Stefano.

sabato 1 marzo 2008

Harry Potter e la pietra filosofale.



Iniziamo la serie di recensioni dei libri di Harry Potter.
Essendo questa la prima delle 7 è necessario fare una premessa.Sono entrata nel mondo di Harry nell’estate del 2004 quando il primo libro era già uscito da 6 anni. Sapevo che il maghetto era famoso perché guardo la televisione e leggo i giornali, ma soprattutto perché ricordo mio cugino – che all’epoca faceva la terza elementare – giocare con i giochi da tavola e districarsi tra tutta la gadgettistica legata al mondo magico della Rowling e quindi consideravo i libri prodotti per bambini.
Il genere fantasy mi piace dai tempi de “La Storia Infinita” e da piccola i miei cartoni preferiti erano quelli che parlavano di magia, quindi un po’ incline a questo genere di cose lo sono sempre stata, ma ho iniziato a leggere il primo Harry perché me lo hanno consigliato alcuni colleghi di lavoro (attualmente quasi trentenni).
Devo dire che il primo l’ho letto così e sono andata al secondo giusto perché sono molto metodica e se c’è una serie tendo a finirla, ma dal terzo l’assuefazione è stata completa.
Sì perché di questo si tratta: completa dipendenza.
Sto scrivendo ora che mancano alcuni giorni all’uscita dell’ultimo capitolo della serie con tantissima trepidazione e una grande tristezza dentro allo stesso tempo.
Lo so che pensate che sono matta, ma vi assicuro che ho potuto constatare che le stesse mie sensazioni le provano tantissime persone che conosco e che sono Harry Potter dipendenti. Il perché cercherò di spiegarvelo nel corso delle 7 recensioni.
Ecco la prima: Harry Potter e la pietra filosofale.

La storia.
Harry Potter è un bambino di 10 anni, orfano di entrambi i genitori assassinati dal più grande mago nero di tutti i tempi. Harry vive con i suoi zii e suo cugino, trattato come uno sguattero e all’oscuro dell’esistenza di un mondo parallelo a quello degli essere umani senza poteri magici (i babbani) al quale lui stesso potrebbe appartenere. Tutto fino al giorno del suo undicesimo compleanno momento in cui per i maghetti iniziano i 7 anni di formazione alla “Scuola di magia e stregoneria di Hogwarts”. A quel punto irrompe nella vita di Harry la magia e la sua vera natura. Ad Harry viene spiegato che lui è un mago, che anche i suoi genitori lo erano e gli vengono frammentariamente raccontate le circostanze della loro morte. Gli viene anche detto che lui, completamente invisibile ed insignificante nel mondo normale è una vera celebrità nel mondo magico. È infatti il responsabile della sconfitta e conseguente scomparsa del mago Voldemort il più cattivo e potente mago di tutti i tempi che, nel tentativo di ucciderlo, ha perso i poteri ed è scomparso, lasciando ad Harry una cicatrice a forma di saetta sulla fronte.
Per Harry inizia letteralmente una nuova vita. Conosce a scuola i suoi primi veri amici (Ron ed Ermione) ed inizia a sentirsi amato. Si fa anche una certa cerchia di nemici, primi fra tutti il Prof. Piton e lo studente Draco Malfoy. Conosce il prof. Silente – preside della scuola e grandissimo e saggio mago – che lo prende sotto la sua ala protettrice. Proprio per aiutare il prof. Silente, Harry si imbatte nella prima avventura magica della sua vita: trovare la pietra filosofale, nascosta all’interno della scuola, e proteggerla proprio da Voldemort tornato debolissimo e ridotto ad una larva semiumana che cerca la pietra proprio per tornare ai fasti di un tempo.

L’approccio con il primo Harry è proprio quello di un libro per bambini. C’è un che di misterioso e un’aura di giallo che si mescola al fantasy già da questo primo libro, ma è solo un piccolo accenno. Il maghetto ha 11 anni ed il libro è scritto per bambini di quell’età. Harry è un orfanello e come tale i suoi desideri più grandi sono quelli di essere amato e di conoscere quanto più possibile della sua famiglia ed in particolare dei suoi genitori che tutti nel mondo magico sembrano aver incontrato e amato, tranne lui che non ricorda nulla. Harry trova calore e amore nell’amicizia e nell’affetto di tutti i personaggi positivi della saga, ma inizia a scoprire anche l’odio puro e apparentemente ingiustificato, molto diverso da quello dei suoi zii babbani e forse più crudele. Il libro si chiude con un finale tutto positivo e, anche se si inizia a paventare una sorta di preoccupazione per il ritorno di Voldemort, nessuno nemmeno lontanamente immagina cosa aspetta il lettore nel prosieguo della storia.


Emanuela.

Harry Potter e la pietra filosofale, Salani Editore, prezzo 14,60 Euro

P.S. il prezzo indicato di tutti i libri della saga Harry Potter recensiti da qui in avanti sono per l’edizione normale. Ho visto in libreria anche le edizioni economiche (sicuramente dal primo al quarto, gli altri due non lo so).