venerdì 9 novembre 2007

Enoturismo 2006




Si parlava di itinerari enogastronomici sul Melmo Blog, qualche tempo fa. Il turismo enogastronomico è da anni in costante aumento e coinvolge turisti italiani e stranieri, anche perché, come emerge ormai da diverse ricerche, vino e cibo italiani sono infatti al secondo posto come motivazione di viaggio verso il nostro Paese, al primo posto come elemento di soddisfazione per i turisti stranieri.



In Italia esistono diverse iniziative, a carattere privato, pubblico o consorziale, come il Movimento Turismo del Vino, quello di Cantine Aperte, Benvenuta Vendemmia, Novello in Cantina e Calici sotto le Stelle. Tutte manifestazioni arcinote, ormai, anche se più o meno gradite.

Mi sono riproposto, allora, di fornire qualche dato in più sul turismo enologico, sfruttando soprattuto l'autorevole Ricerca Delphi (un sondaggio strutturato tra operatori del settore) a cura del Censis Servizi e dell'Associazione Nazionale Città del Vino. Prima saranno presentati i dati sensibili, poi qualche grafico con commento.

Cominciamo con i dati, allora. Dal V Rapporto sull'enoturismo emerge che:

  1. si consolida nei volumi, nella capacità di spesa e nella competenza specifica l’area dei turisti del vino, nel complesso ormai stimabile intorno ai 4,5 milioni di frequentatori;

  2. tra gli enoturisti stranieri, diminuiscono i tedeschi, crescono gli altri europei, tornano ad affacciarsi i nord americani;


  3. la spesa media giornaliera del turista del vino cresce più dell’inflazione: 1 €. per acquisti di vino in cantina genera 5 €. di spesa sul territorio per acquisti turistici altri;


  4. “Cantine aperte” e “Calici di Stelle” raccolgono ancora pubblici popolari crescenti, ma la necessità di innovare l’offerta si fa pressante, più nella fascia dei prodotti complementari che in quella del vino;


  5. il potenziale di sviluppo ancora esprimibile dal turismo del vino è stimato prossimo all’80%, ma risorse e politiche per ora messe in campo vengono tendenzialmente bocciate.

In conclusione emerge nel V Rapporto Città del Vino/Censis il significativo contributo che il turismo del vino potrebbe dare al complessivo rilancio del turismo italiano nei prossimi cinque anni:

  • raddoppio degli indicatori caratteristici (da 4 a 8 milioni le presenze di enoturisti; da 2 a 4 miliardi di € il fatturato del comparto);

  • moltiplicazione e diffusione dei distretti forti attrattori, dagli attuali 10-15 tutti concentrati al centro-nord ad almeno 40-50 destinazioni diversamente importati ma meglio distribuite sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda gli aspetti specifici, un primo argomenti di analisi è stato il livello di competenza dei turisti del vino. Sono solo enosboroni o anche semplici curiosi. La verità come sempre sta nel mezzo. La maggior parte dei turisti ha una conoscenza media riguardo al vino. Ma il numero di curiosi, soprattuto per il futuro, fa ben sperare gli operatori.




Un secondo elemento considerato è stata l'età dei partecipanti (variabile fondamentale nella segmentazione di marketing). La fascia tra i 30 e i 50 anni la fa da padrona, mentre gli over 50 e gli under 30 si spartiscono l'altra metà della fetta (nel grafico allegato sotto c'è un errore o manca la fascia 50-60; siccome quest'ultima possibilità mi sembra alquanto remota, ho corretto sulla base della prima ipotesi, ndr).


L'analisi sui livelli di reddito dimostra ancora una propensione medio-alta, e quindi una capacità di spesa altrettanto medio-alta. In questo senso più informativa è l'analisi dinamica, che spiega come cresca il livello alto (+3%) e diminuiscano gli altri due.



La composizione tipologica dei gruppi di turisti è molto interessante, secondo me. Provo a tirare delle somme a naso, sulla base di questo dato. Anzitutto stupisce la percentuale dei singles (9%) ad indicare che la voglia di conoscere è più forte della consapevolezza di passare una giornata in solitario. L'alto dato sulle coppie e sugli amici non mi sorprende, e pone le basi per possibilità di attività di marketing tribale (amici) o di attività a supporto specifiche per coppie. Anche il dato sulla famiglia è interessante e può contribuire alla creazione di attività integrate, soprattuto per i più piccoli, per favorire la spesa sul territorio, visto che i bambini sono ormai riconosciuti come decision maker familiari.



Da dove si muovono gli enoturisti (interessante specialmente per l'attività di ricettività): quasi la metà, con forte aumento rispetto al 2005, proviene da una distanza breve, ma sono in crescita anche quelli che percorrono una media e lunga distanza.


Anche il dato sulla spesa media giornaliera è indicativo sugli interessi e le necessità degli enoturisti, come si può vedere nel grafico sottostante.



Il rapporto fornisce anche dati sulla provenienza degli enoturisti stranieri. Al primo posto (come sempre quando si parla di turisti stranieri) ci sono i tedeschi, ben il 33%, poi gli austriaci, 12%, gli americani, 11%, svizzeri, 10%, inglesi, 7% e francesi, 6%. Via via gli altri, con un sorprendente 3% di giapponesi.

Per quanto riguarda nello specifico cantine aperte, la rilevazione del trend è stata discordante tra gli operatori, ma la maggior parte ha avuto la sensazione di un affluenza costante tra il 2005 e il 2006.





In questo senso, è comunque emersa l'importanza dell'offerta enogastronomica del territorio come fattore di attrattività per il turista, anche se di poco rispetto ad altri fattori (51% vs 49%). In questo senso emerge la capacità di differenziare la propria offerta turistica da parte degli operatori locali.

Il vino è invece ritenuto fondamentale come fattore di sviluppo turistico del territorio e crescente è la considerazione sul turismo del vino come elemento di promozione del territorio. Non è difficile essere d'accordo con questa affermazione: pensiamo ai castelli romani, alle langhe, al sannio e ad altri territori legati in primis con lo sviluppo enologico.





L'ultima parte della ricerca è dedicata a fattori non di prodotto, ma comunque essenziali per lo sviluppo organizzato del turismo enologico. Ad esempio i canali di comunicazione utilizzati e alle fonti di finanziamento sfruttate. Riguardo ai primi, dominano il passaparola e la conoscenza del prodotto, ma importante è il ruolo delle riviste e guide di settore. Crescente anche il ruolo di internet.




Per quanto riguarda i finanziamenti, c'è ancora molto da fare visto che è evidente lo scollamento tra un fenomeno in crescita, anche in misura di attrattività verso l'estero, e programmi di finanziamento ad hoc, che ancora scarseggiano.



Insomma, una bella carrellata di informazioni, forse noiose per qualcuno, ma sicuramente interessanti per descrivere un fenomeno che ci riguarda come osservatori e fruitori.



Stefano

giovedì 8 novembre 2007

Trattoria Il Pergolato dalla Maria, Novilara .

Questo ristorante è un po’ un luogo mitico per la gente del posto e per parecchi da fuori provincia, in particolare dalla vicinissima Romagna e dalla Provincia di Ancona.
Noi sono tanti anni che lo conosciamo grazie al fratello di un amico che ha fatto il servizio militare a Pesaro e che spesso andava a mangiare lì nelle libere uscite.
C’è da dire che dietro al muro della zona “taglio” ci sono appese tantissime foto e autografi dei cosidetti VIP che sono passati a mangiare alla trattoria (ad esempio io ricordo Lucio Dalla e Paola Barale).

Attenzione però: il fatto che ci siano tali “cimeli” al muro non significa che questo sia un locale chic dai richiami tradizionali. Noooo, al contrario. La Trattoria “Il pergolato dalla Maria” è una vera, autentica e genuina trattoria.



Lo si vede facilmente dalla foto che ho scattato assieme al piatto forte del posto, di cui parlerò tra breve, perché il servizio è talmente rapido che dopo aver ordinato non ho fatto in tempo a prendere la macchinetta che già mi sono trovata il tavolo apparecchiato e le tagliatelle ai fagioli belle, pronte e fumanti.

Il posto si presenta come una vecchia casa di paese su due piani, con la scala in mezzo e le stanze a destra e sinistra. I coperti sono stati ricavati ottimizzando tutti gli spazi (a volte si sta anche un pochino stretti) perché il locale è SEMPRE, e dico SEMPRE, pieno.Mai andare senza aver chiamato, perché rischiate di non poter cenare – a volte nemmeno si riesce a portarsi via la piada perché fanno su ordinazione anche quelle!
La tavola viene apparecchiata con tovagliette di carta (in modo da preparare in mezzo minuto il tavolo per i clienti successivi), piatti, bicchieri e posate che danno l’idea di essere utilizzati da 30 anni (la ceramica del piatto è spessa e a volte sbeccata, e il bicchiere è il classico bicchiere da osteria).

La trattoria (che è sempre aperta d’estate e d’inverno e dove si soffre sempre il caldo, vista la tipologia di piatti che vengono serviti e le persone che affollano le sale senza aria condizionata) offre 3 o 4 tipi di primo, sempre gli stessi, di cui vale la pena mensionare solo le tagliatelle ai fagioli, che si possono vedere in foto. Sono squisite, non c’è altro termine per descriverle.
La tagliatella fatta a mano è piuttosto spessa e irregolare, mentre il condimento ha una cremosità unica. Non è un sugo perché di pomodoro ce n’è poco, sono proprio i fagioli con le cotiche versate sopra le tagliatelle. L’abbinamento è eccezionale. Tutto il disagio che si prova a livello di temperatura e chiacchiericcio delle persone si supera al primo boccone di questo piatto.
Gli altri primi sono “caserecci” e quindi buoni, ma niente di eccezionale (tagliatelle al ragu’, tortellini con la panna ecc.). Si può poi prendere la carne cotta alla brace o il coniglio in porchetta.Anche qui, carne buona perché allevata in zona, ma non sublime, dal classico sapore che le da la brace, forse un po’ pepata, ma comunque buona.
L’altro pezzo forte della trattoria è la piadina.




Ora, io continuerò a chiamarla così, ma scordatevi la piadina romagnola. Non assomiglia nemmeno alla crescia tipica del pesarese.È qualcos’altro.È un impasto di acqua e farina, sicuramente c’è del lievito, e viene trattata in maniera simile alla pasta sfoglia, perché spezzandola si sfoglia. Viene cotta sulla piastra con lo strutto.Insieme alla piada, noi abbiamo preso il piatto degli affettati che comprende prosciutto, salame, lonza e formaggio percorino tagliati al momento e serviti direttamente sulla carta da macelleria (ecco il perché del banco da “taglio” dell’inzio dell’articolo), e le verdure cotte (cicoria e biete in padella con aglio e olio).
Si possono prendere anche le patate arrosto (ma a me risultano un po’ pesanti perché c’è veramente tanto olio in fondo al piatto in cui le servono!).

La cantina è praticamente inesistente, nel senso che ci sono bottiglie locali (nemmeno di gran pregio) che possono essere scelte davanti all'enofrigo perché i camerieri non si ricordano i nomi, al limite possono dirti la tipologia.
Va per la maggiore il rosso o il bianco della casa, che non consiglierei nemmeno al mio peggior nemico. Noi in genere si sceglie la birra alla spina (che quasi sicuramente è una Moretti o comuque di quella tipologia lì) anche perché poi ci piace berla con la piadina.

La cifra finale per 2 tagliatelle ai fagioli (porzioni abbondanti), due piadine (nella foto c’è una piadina sola, la seconda ce la siamo fatta riportare, ma non ce la siamo finita), affettato e verdure cotte per una persona, 1 bottiglia d’acqua e una birra, più coperto: 29,00 Euro

Il posto non è un gran che, il servizio neppure, da Jesi ci devi proprio partire per andarci a cena (ricordate prenotando) e fai, se ti va bene e non trovi traffico, 45 minuti di strada, ma le tagliatelle ai fagioli e la piadina riescono a colpirti a tal punto che non puoi non ritornarci…è successo a tutti quelli che conosco.


Trattoria Il Pergolato dalla Maria
Piazzale Cadorna 5 – 61020 Novilara (PU)
Tel. 0721287210


Emanuela

mercoledì 7 novembre 2007

Proprietà dei cibi -news




In relazione a quanto visto pochi giorni fa riguardo alle proprietà dei cibi, riporto queste notizie recenti. Da un lato le proprietà anti-dolore, dall'altro quelle afrodisiache (con qualche dubbio su alcune conclusioni...).


Da corriere.it (riveduto e corretto, ndr):



La dieta anti- dolore si comincia ad abbozzare. Radici, ortaggi e spezie che attivano recettori cellulari scatenanti sofferenza cominciano ad essere più di uno. La loro azione sembra essere quella, pasto dopo pasto, di riuscire ad alzare la soglia di resistenza di un individuo. Dopo il peperoncino (la capsaicina è la molecola che attiva uno specifico recettore: Trpv1), ecco il wasabi. La radice di rafano che compone l'intingolo che accompagna il pesce crudo (sushi) è stimolante di un altro recettore cellulare del dolore ( wasabi receptor: Trpa1). E come il rafano si comportano aglio, cannella, senape, olio di mostarda.



Gli effetti indesiderati, ma anche piacevoli per gli intenditori, che si avvertono mangiando questi cibi sono espressione della loro azione sui canali dolorifici della membrana delle cellule nervose periferiche: il canale della capsaicina e quello del wasabi. Gli occhi che lacrimano, la gola che si stringe, il pizzicore... Le cellule ricevono un impulso simile a un sms con scritto: «Allarme, c'è qualcosa di nocivo che sta attaccando». Attraverso le vie nervose, l'sms arriva al cervello che fa scattare l'emergenza: difesa immunitaria anti intrusi, molecole antinfiammatorie ed endorfine (la morfina naturale dell'organismo). Il recettore della capsaicina è noto da anni e, negli Stati Uniti, farmaci derivati dalla molecola del peperoncino sono già in fase III di sperimentazione clinica sull'uomo per il dolore neuropatico e l'herpes da «fuoco di Sant'Antonio». Agirebbe anche su parte di quei dolori senza causa che sembrano derivare da «memorie » registrate a livello nervoso. Come la sindrome dell'arto fantasma negli amputati: il piede fa male, ma il piede non c'è più.








Ora c'è il nuovo recettore, quello del wasabi, che si attiva anche in caso di stress ossidativo (per esempio a causa dei radicali liberi attivati dal sole sulla pelle: insomma la sofferenza di chi si «brucia ») o a causa di inquinanti come il fumo passivo o lo smog cittadino (bruciore agli occhi, alla gola, la tosse irritativa), balzato ieri a livelli di massima attenzione dopo che l'edizione online della prestigiosa rivista americana Proceedings of the national academy of sciences (Pnas) ha pubblicato il lavoro di un gruppo di ricercatori della Facoltà di medicina dell'università di Firenze.



Che cosa hanno scoperto? Un nuovo meccanismo di trasmissione del dolore che apre la strada a una maggiore conoscenza di come si attiva l'impulso negativo (dolore) e di come si può sopprimere. Spiegano in responsabili: «Ora miriamo a sviluppare farmaci innovativi, con effetti avversi minimi o nulli, capaci di lenire il dolore acuto e cronico (...). Una nuova classe di medicine efficaci contro quei tipi di dolore (neuropatico, oncologico, emicrania e molti da causa infiammatoria) che non possono essere trattati dagli attuali analgesici». Ma il risvolto immediato può essere proprio una sorta di menù desensibilizzante, in grado di alzare la soglia di percezione del dolore. E, sorpresa, la tradizione collima con la scienza: peperoncino, aglio, rafano, zenzero, sono da secoli la panacea di popolazioni che vivono in situazioni climatiche estreme e in condizioni di lavoro estreme. Il wasabi, invece, arriva da una tradizione che ha nella resistenza al dolore uno dei cardini d'onore: il popolo dei samurai ha regole in cui il wasabi ha ragione d'essere.

Da Googlenews.



L’eros e’ soprattutto attrazione fisica e psichica tra uomo e donna ma e’ anche una questione alimentare: una cenetta intima ‘a lume di candela’ a base di salami piccanti, pecorino, bistecca di carne chianina, Nduja calabra, risotto alla milanese, puo’ risvegliare l’appetito sessuale. E’ quanto emerge da una indagine, svolta dal Club per Single ‘Eliana Monti’, su un campione di 600 uomini e donne di eta’ tra i 18 e i 50 anni. Gli alimenti capaci di contrastare l’apatia sessuale, il calo di ‘appetito’ sessuale, di far impennare l’erotismo, sono dunque: salami piccanti, pecorino, risotto alla milanese, bistecca di carne chianina e Nduja calabra, molto piu’ di fragole, ostriche e cioccolato. E, a sorpresa, tra i nuovi cibi afrodisiaci, al primo posto c’e’ la nduja calabra, salame morbido e piccantissimo, che per il 24% degli intervistati avrebbe proprio per il peperoncino contenuto un elevatissimo potere afrodisiaco: al secondo posto il risotto alla milanese con il 18% delle preferenze.

Voglio aggiungere una mia osservazione: risotto alla milanese afrodisiaco? Ma come fa solo uno a farselo venire in mente quando parla di cibi afrodisiaci? Boh. Diciamo che sarei curioso di verificare l'attendibilità del campione intervistato....



Stefano

martedì 6 novembre 2007

Passione Novello


Moda o tendenza ?
Nessuno puo’ dirlo, ma i numeri parlano chiaro e ci raccontano di un successo senza se e senza ma.
Da oggi nei supermarket, negli alimentari e nelle enoteche sono pronte per essere vendute piu’ di quindici milioni di bottiglie di vino novello, tre volte quelle prodotte nel 1987, circa due milioni in piu’ rispetto al 2004.
Il fascino del ritrovarsi con gli amici e bere il vino nuovo contagia soprattutto chi di vino ne beve poco, chi non deve sentirci il tannino e chi vuole un sapore poco impegnativo, ma piacevole.
L’abbinabilità estremamente variegata del Novello lo fa piacere a fasce di pubblico che prediligono il facile approccio.
Il vino Novello ha il sapore dell’autunno, dei primi freddi, del primo stare in casa dopo le vacanze estive...ok tutto vero, ma come si produce ?
In cosa si discosta dal vino “vero” ?
Vediamo di spiegarlo. L’uva appena raccolta, con gli acini interi, viene posta all’interno di apposite vasche da 50-70 ettolitri, nelle quali viene prima prodotto il vuoto d’aria e poi viene immessa l’anidride carbonica.I grappoli che si trovano sul fondo vengono letteralmente schiacciati dalla massa d’uva e lasciano andare il mosto ed i lieviti, in essi contenuti, innescando la fermentazione intracellulare.
Al termine di questo ciclo descritto, basta una lieve pigiatura e un ulteriore fermentazione di qualche giorno.
Questo ciclo conferirà al vino un sapore, un colore e un profumo caratteristico.



E' un po' da tutti accettato che le origini del vino novello siano in Francia e risalgano intorno al 1930.
Fu il ricercatore Flanzy che sperimento' per primo la conservazione dei grappoli sotto anidride carbonica ed ottenne involontariamente un mosto gradevole e profumato.
La produzione di questo mosto divenne routine per i vignaioli di Beaujolais, una regione a sud della famosa Borgogna, essi ricavavno il Novello esclusivamente da uve Gamay e l'appellativo che gli davano era Beaujolais Noveau.
In Italia invece, la "palma" del Novello va data quasi ad ex equo a due famiglie molto importanti nell'enologia italiana.
Alla famiglia Gaja con il "Vinot" ed a quella Antinori con il "San Giocondo", per entrambi parliamo di primi anni settanta.
La differenza con i cuginastri francesi è che noi, oggi, usiamo molti vitigni( si pensi che il disciplinare si ferma a 59) con prevalenza di Merlot,Sangiovese e Cabernet Sauvignon.
La maggior parte delle bottiglie vengono prodotte al Nord, quasi il 65%, e le regioni che guidano la classifica sono, in ordine sparso, la Toscana, l'Emilia Romagna, il Veneto e il Trentino.
Da segnalare un recupero portentoso della Sicilia negli ultimi tre anni che , se confermato, potrebbe portarla ai vertici insieme alle altre regioni.








Nel Novello il colore è importantissimo.
Esso non deve essere molto carico, ma neppure scarso.La cosa migliore è un rosso tendente al pieno e semplice: nessun contrasto,nessuna pesantezza, ma vivacità ed armonia.
Al naso deve arrivarci un nota olfattiva che ci dia piacere intenso ed immediato.
Vi devono essere note secondarie non prepotenti che non hanno avuto tempo "d'indurirsi".
A meno che nell'uvaggio non debba prevalere una componente ben specifica di un carattere aromatico spiccato.
Infine il carattere gustativo.Delicato si, ma anche poco domabile. Sorprendente, ma con garbo.Poichè, non lo dimentichiamo, i rossi novelli, ancor prima di essere tali, sono neonati e possiedono una certa frazione polifenolica allappante, quasi amarognola che stride con l'indispensabile caratteristica di pronta beva che debbono avere,"conditio sine qua non", direbbe Lotito.

lunedì 5 novembre 2007

Virtu' romane di Tenuta Le Quinte.

Più di un amico del blog mi ha fatto notare che stiamo mancando di rispetto al territorio che ci “ospita”in materia di vini…
”E poi proprio tu che ti sei definito bianchista non ci parli dei bianchi Laziali e castellani? ”
Faccio pubblica ammenda e tanto di cappello a chi ha sollecitato quest’argomento per me sempre croce e delizia: parlare del nettare Castellano e piu’ in generale della provincia di Roma e del Lazio non è mai facile

Nel cominciare a descrivervi qualche bianchetto Laziale, ribadisco che non sono un esperto e vi confido in tutta franchezza di non avere amici, parenti o fratelli che lavorano nel campo dell’enologia.
I vini che assaggio me li compro da solo in enoteca o al supermarket e quando a qualcuno do voti negativi, tendo a ricomprarlo e a riassaggiarlo prima di dire che a me non “mi garba”.
Per cui vi prego di considerare i miei giudizi per quello che sono: delle opinioni di un appassionato avvinazzato, ok ?


Comiciamo oggi a parlarvi di vini bianchi.
E cominciamo, fedeli al vecchio motto:”chi ben comincia è a metà dell’opera”, con un bianco D.o.c. della Cantina Tenuta le Quinte: Il Virtù Romane.



Il Virtù Romane è un ottimo bianco proveniente da un mix di uve (malvasia puntinata 60%, grechetto 20%, bombino ,bellone e trebbiano giallo 20%) di 13 gradi.
Per quanto se ne possa parlare di questa bottiglia, dallo straordinario rapporto qualità\prezzo (soltanto 8-9 euro a bottiglia!!!!), se ne parla sempre poco.
Non mi faccio sorprendere dal campanilismo, ma il Virtù Romane è veramente buono.
I suoi 13 gradi non sono per niente invadenti, come il profumo al naso e come la sensazione che ci da al palato.
Un vino, sempre secondo il mio sindacabilissimo giudizio, che meriterebbe altri palcoscenici.
Una piccola perla dell’enologia castellana.
Un vino che ogni anno si conferma su ottimi standard e che vede finire sempre le poche bottiglie che vengono prodotte dalla Cantina.
Da notare come non si trova nella grande distribuzione, ma è presente quasi in tutte le enoteche di Roma e provincia.
Sollecito da parte vostra assaggio e commenti…




Da qualche anno la stessa cantina produce anche un altro ottimo bianco, l’Orchidea, di cui ci occuperemo piu’ avanti con la rece di Emanuela.


Marco.

sabato 3 novembre 2007

Il Birraio di Preston, di Andrea Camilleri.



Se penso a che numero di edizione è arrivato questo libricino...mi viene da pensare che con il Commissario Montalbano, Andrea Camilleri abbia fatto l'affare del secolo.
Era una battuta, ma non piu' di tanto e fughiamo subito tutti i dubbi possibili: questo libro è ambientato in Sicilia, ma non parla di Montalbano.
Ho l'impressione che i libri sul commissario piu' famoso d'Italia abbiano fatto da traino anche a questi che non fanno parte della "saga" e che sono COMPLETAMENTE DIVERSI.

Ma veniamo al libro, scritto in maniera molto particolare dall'autore.
Capitoletti staccati tra loro nella trama e nella tempistica del libro.
Storia comunque originale, divertente, ma un po' scontata.
Non si legge in maniera distratta, ma ci vuole un po' di attenzione: sconsigliato portarlo sotto l'ombrellone ( vista la stagione...si potrebbe anche bagnare)
e leggerlo mentre cuoce la pasta sul fornello.
A meno che non stiate preparando una ricetta un po' lunghetta e il condimento della stessa vi fa impiegare molto tempo...


Il Birraio di Preston, Sellerio editore, prezzo euro 10,00.

Marco.

giovedì 1 novembre 2007

Buon "Ponte" a tutti...!



Carissimi amici, parenti, conoscenti...nel ringraziarvi per gli ottimi risultati ottenuti nel mese di Ottobre vi auguriamo un buon "Ponte" a tutti !

Noi ci "ribecchiamo" sabato !


Melmo Staff