sabato 24 novembre 2007

Maruzza Musumeci, di Andrea Camilleri.



Una favola romanzata oppure un romanzo "infavolato"?
Il dubbio rimane nella mente dopo aver finito di leggere l'ultima creazione di Andrea Camilleri.
Piu' siciliana che mai nelle parole, nei costumi e nelle usanze.
Ma bellissima...
Un libro che scorre veloce tra insoliti colpi di scena ed il tempo che passa inesorabile cambiando i panorami, ma mai le persone.
Tra le ultime creazioni di Camilleri è in assoluto quella che mi è piaciuta di piu'.
Libro consigliatissimo.


Maruzza Masumeci,Sellerio Editore, prezzo 10 Euro.

venerdì 23 novembre 2007

Melmo & Novello...

Con il ritrovato amico Giuliano alla mia destra parlavamo del trascorrere del tempo e del ripetersi delle stagioni e con esse di alcune particolarità irrinunciabili.
Tra queste il Novello.
Per tanti un non vino, per molti il vino nuovo, per tutti l’occasione di una bella serata in allegria piena di bottiglie sul tavolo.
E’ proprio così che noi del Melmo interpretiamo questa serata: voglia di stare assieme, gogliardia e tanti assaggi di novelli diversi.


Alla fine i volti sono piu’ accesi delle discussioni sulle bottiglie, ma poco importa…la bicchierata anche stavolta sarà andata bene e qualcosa del Novello anche quest’anno l’abbiamo imparata.
Ad accompagnare le pietanze squisitamente preparate da Dona (melma’s members) scegliamo una selezione di Novelli nostrani che si colloca tra il classico ed il nuovo, in piu’ ci accostiamo, non senza qualche mia imprecazione, un prodotto transalpino, un Beaujolais di Fauchon.
Da quest’ultimo comincio a raccontarvi la serata, poiché con molta curiosità mi attendevo di sentirci dentro questo assaggio lo “stacco” tra prodotto “galletto” e quelli italici.
In realtà come qualità siamo piu’ o meno li. A mio parere non c’è la differenza tanto decantata e non è neanche motivata la differenza di prezzo a cui questi prodotti vengono venduti.
Come me la pensa anche Bob (detto Andrea…) di diverso avviso sono Giuliano e Stefano che comunque non giudicano eccezionale il prodotto.
Passiamo ai novelli italiani.
Frescobaldi quest’anno ci da un prodotto leggerino, che si beve gradevolmente e recita bene il suo ruolo.In fondo se è vero che il novello deve avvicinare schiere di potenziali futuri bevitori al vino, Frescobaldi fa la sua parte.
Beverino ed intrigante, in definitiva si conferma sugli standard degli anni passati.
L’azienda agricola laziale i Pampini ci regala un novello da "registrare".
Come scusante per la casa c’è la giovane età e come speranza, quella di poter parlare del suo novello in futuro, come abbiamo parlato dei suoi vini.
Antinori invece quest’anno non convince.Forse il peggior San Giocondo dell’ultimo lustro.
Un po’ troppo scarico, se mai questo aggettivo si puo’ usare con un vino novello, e comunque troppo distante da quello che uno s’immagina deve essere il novello di Antinori.In media la sufficienza la tira su, ma certo non fa proprio un figurone.
Tuttavia il vero tonfo della serata lo fa registrare il novello della casa Terradavino.
La casa piemontese, protagonista di grandissimi baroli e barbareschi, ci presenta un novello dal profumo-sapore di un gelato all’amarena.Assolutamente impresentabile.Negli appunti troviamo 4 su 4 insufficenze e lo choc per aver perso tutto quello che di buono si era costruito negli ultimi tre anni questo novello. Peccato, peccato davvero, ma questo è il risultato.
Va decisamente meglio con il Novello di casa Banfi, il Santa Costanza.
E’ vero che è il novello che costa di piu’, è vero che ti “prende male” stappare una bottiglia come se si trattasse di un bottiglia d’aceto, ma diamo pane al pane e vino al vino.
Banfi anche quest’anno c’è. O meglio il suo novello c’è.
E si perché in qualunque altra occasione non lo berresti mai, ma nella serata dei Novelli ruba la scena agli altri, prende la media piu’ alta, saluta e senza sussulti clamorosi ti fa dire la solita scontata frase:”Così m’immagino il novello..”
Sembra poco, in realtà è tantissimo….
Penultimo assaggio per il novello di Terrae Sacratum, cantina umbra che sembrerebbe imbottigliare a Montalcino.Lasciamo da parte i dubbi su questa casa che produce un gran bel sagrantino, ma di cui non si riesce a capire bene la provenienza, e giudichiamo solo il prodotto.
Poco novello e molto vino.Stranamente tannico per essere un novello, sembra vino di scarsa qualità invecchiato.
Insomma se dovevamo giudicare una bottiglia di vino normale pagata circa quattro euro, avrebbe ricevuti encomi a non finire, ma in questa serata assaggiavamo novelli e quindi la sufficienza abbondante che prende negli appunti sparsi di tutti, è ampiamente scalfita.
Forse siamo troppo intransigenti, puo’ darsi, ma il Novello è il Novello ed il vino il vino, non so se mi spiego…
Chiude la carrellata un classico:il Corvo novello.
Che dire ? Si ha davvero poco spazio per non essere scontati.Diciamo che se il Novello è un’ abitudine di Novembre , dei primi freddi, del caminetto acceso, il Corvo novello è un’abitudine
di Novello.
La sua qualità se pur sufficientemente adeguata, rimane la solita. C’è sempre un minimo di gusto a stappar questo novello e a mangiarci insieme due castagne.Come l’anno scorso, come due anni fa, come tre anni fa, etc, etc.



Insomma, tutti sappiamo che cosa rappresenti il vino novello per Noi appassionati e per le Cantine che lo producono.
Per le seconde significa sicuramente due cose: possibilità d’incassare subito qualche euruccio e , sfruttando un disciplinare al quanto distratto, anche la possibilità di gettare nel mercato rimanenze di vino degli anni passati.
Se uno parte da questi presupposti, non penso che possa parlar male di questo vinello, che qualcuno non chiama neanche vino.
Per tutti gli altri non possiamo che augurare una sana, allegra e goliardica compagnia come la nostra che dopo aver assaggiato per tutto l’anno fior-fiore di vini prestigiosi e pluripremiati si prende una vacanza e tra una risata e una battuta si ritrova per assaggiare, degustare non è proprio il caso, qualche Novello.


In fondo c’è tutto il tempo per tornare ad alzare i calici sul serio…


Marco.

giovedì 22 novembre 2007

Ristorante La Parolina - Acquapendente (Vt)




La strada per arrivare al ristorante riappacifica (o rappacifica?) con la natura: se venite da Roma potete fare tutta la cassia o l'autostrada e uscire ad Orvieto, proseguendo per Acquapendente. Se venite da Siena, fate la Cassia all'inverso. In entrambi i casi le dolci curve delle colline e le strade immerse nel verde sono uno spettacolo per gli occhi.

Smarriti da tanta grazia di madre natura, e soprattuto orfani del Tom Tom rimasto nella macchina barabbatami, arriviamo con un discreto ritardo rispetto all'ora di prenotazione, pur avvertendo. Il locale si trova fuori Acquapendente in frazione Trevignano, sulla sinistra di una stradina stretta, e non è facilmente identificabile.

Dentro è molto bello e intimo: pochissimi coperti ne fanno praticamente un salotto con qualche tavolo (penso che non ci fossero più di venti coperti), una situazione vissuta solo al Tordo Matto e da Antonello Colonna, sicuramente gradita. L'ambiente è curatissimo, a metà tra il rustico delle pareti e l'eleganza delle apparecchiature. Nell'immagine sotto, quella dietro a Roby è una boccia da un litro di Cervaro della Sala (credo 1997) cui è stata applicata una lampadina per farla diventare un.... enoabatjour!




Ci accoglie la ragazza di sala (credo Sabrina) che ci fa sedere e chiede se vogliamo cominciare con un aperitivo. Risposta affermativa, ovviamente, cui fanno seguito uno champagne rosè (buono ma ho bevuto di meglio) di cui non ho capito la casa ed un fiore di zucca fritto descritto testualmente da Roby come il più buono che lei avesse mai mangiato. Effettivamente si scioglie in bocca e la frittura non si sente per niente: croccante come fosse fritto in un olio di semi ma leggero come se fosse fatto al forno.


Come appetizer offerto arriva l'unico piatto che non mi è piaciuto, un sorbetto di fico d'india con crema di melone e petto d'oca affumicato. Non disdegno in genere l'accoppiamento dolce-salato, ma questo non mi ha impressionato favorevolmente. Per fortuna che arrivano insieme delle bruschettine con un olio di oliva da urlo (un canino dop della zona ovviamente).



Il menù è molto elegante e con buona scelta di piatti per ogni portata, compresi ben quattro menù a degustazione dai 35 ai 100 euro. C'è anche qualcosa di pesce, ma la carne la fa da padrona. Ho molto apprezzato il fatto che su alcuni piatti fosse indicate l'azienda di provenienza della materia prima: specialmente quando è locale può essere utile per una visita di gastroshopping! Le ordinazioni le prende direttamente la Sig.ra Iside, co-proprietaria insieme al neo-marito Romano, che però non abbiamo conosciuto.


Come antipasti ci buttiamo sugli affettati, che attirano fortemente la nostra attenzione (scelta che però pagheremo rimanendo assetati per il resto del pomeriggio). In particolare la spalletta di maiale stagionata con salvia dorata e il culatello di zibello (dop) con tartare di gamberi rossi. Il primo è molto buono e spicca ancor di più che la spalletta è un taglio non comune tra gli affettati. Tra l'altro con le foglie di salvia dorate (ossia fritte) si ripete il miracolo dei fiori di zucca: spettacolari. Il culatello parla da sé: il miglior affettato italiano con la geniale idea di accoppiarla ad una freschissima tartare di gamberi rossi. Entrambi i due ingredienti da soli avrebbero fatto la loro porca (è il caso di dirlo....) figura, tuttavia questo tocco semplice ma geniale gli ha dato qualcosa in più.

Per i primi ci dividiamo anzitutto delle tagliatelle al matterello con ragù di galletto ruspante della valdichiana e salsa di peperoni dolci alla brace. Tutto buonissimo se non fosse che il ragù era pieno di fegatelli che non amo. Anche i peperoni erano delicatissimi e l'insieme (senza fegatelli) era proprio gustoso. L'altro primo è stato secondo noi il piatto del giorno: tortelli di zucca e fagottini di formaggio di capra con nocciole dei monti cimini e burro fuso. La pasta che rivestiva tortelli e fagottini era eccezionale e si squagliavano in bocca come solo ad un ristorante di Sommacampagna (Vr) qualche anno fa mi era capitato (e Marco e Simo se li dovrebbero ricordare visto che eravamo insieme).





Il secondo l'abbiamo saltato e abbiamo optato per una selezione di formaggi tra locali, freschi, stagionati, caprini ed erborinati. Per tutti i gusti e veramente buoni. L'unico appunto è che in questi casi sarebbe meglio un suggerimento sull'ordine di assaggio che invece non ci è stato dato.




Se fossimo su una guida del Gambero Rosso darei inoltre due bonus: uno per il buonissimo pane fatto in casa a lievitazione naturale. Su un grazioso contenitore se ne trovavano diversi tipi (compresi grissini) molto buoni, saporiti ed invoglianti. L'altro bonus per la piccola pasticceria, una ricercatezza che gradisco molto ma che non tutti ovviamente fanno. Per noi ha accompagnato l'ottimo caffè con cui abbiamo concluso il pranzo.




Come vino abbiamo avuto un piccolo problema di scelta perché la lista, seppur non spropositata, era abbastanza ampia. Poi in due non ce la finiamo in genere una bottiglia. I ricarichi erano abbastanza alti, ma non troppo. Ero tentato dalla mezza bottiglia di Cervaro della Sala, a 25 euro, ma poi abbiamo ripiegato di comune accordo su Le Volte, un 2005 della Tenuta dell'Ornellaia. E' un blend di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvingno. Chi fosse interessato trova info qui. Nel complesso mi è sembrato un vino abbastanza giovane, ma forse non adatto al troppo invecchiamento. In bocca era poco rotondo ma il retrogusto era invece piuttosto persistente e decisamente buono.





Conto totale 122 euro, compresi i 22-25 del vino (non ricordo con precisione). Sul discorso del prezzo posso dire che il pasto, l'ambiente e il servizio meritano decisamente e che a naso lo stesso trattamento a Roma sarebbe costato ben di più.

Esperienza decisamente positiva, insomma. Un posto che consiglio fortemente per l'ottimo rapporto qualità/prezzo, per l'ambiente e per il servizio.


La Parolina
Via G. Pascoli, 3 - Trevinano, Fraz. di Acquapendente (Vt)
Tel. 0763/717130

Stefano

mercoledì 21 novembre 2007

Un Baroletto da assaggiare...



Il giorno 10 di Agosto sfruttando un irrequieto barbecue fatto con molta allegria in giardino, si è assaggiato (io con Bob) un Barolo 1999 Canova.
Il colore era quello di un buon barolo, il bouquet di profumi era abbastanza buono ed il sapore era in linea con quello che doveva essere un baroletto di quell'anno.
Il vino ha tenuto benino, ma forse non può' andare oltre con la conservazione.
Mi è sembrato abbastanza maturo.

Dal lato economico, considerando il prezzo della boccia, circa 13-15 euro qualche anno fa, il rapporto qualità\prezzo sta in linea con il trend di mercato.
Di sicuro in giro c'è molto di peggio.


Marco.

martedì 20 novembre 2007

La Divina Commedia - L'opera



Quanti di voi hanno studiato a scuola La Divina Commedia? Penso tutti.
Io ricordo ancora con ansia quel malloppone di tre libri che ci veniva propinato e che ho sempre mal digerito.Però mi è rimasta la curiosità di conoscere meglio la storia, i personaggi e le vicende.
Con i Promessi Sposi mi ci sono rimesso su: l'ho riletto e mi è piaciuto.Con la Divina Commedia non ce l'ho fatta.Allora approfitterò di quest'opera per andare a rifarmi una cultura, che è pur sempre parte del nostro patrimonio storico.E poi non sembra niente male, a leggere quello che ho riportato qui sotto e che troverete sul sito:

Un grande avvenimento musicale italiano per rivivere il capolavoro di Dante Alighieri. Anteprima mondiale a Roma il 22 novembre in una tensostruttura appositamente allestita nel campus universitario di Tor Vergata al teatro divina commedia.

L’iniziativa vuole avvicinare al poema il grande pubblico con un linguaggio nuovo e suggestivo e pone l’accento sulla capacità di Dante di parlare anche agli uomini di oggi del senso della vita e dei tormenti spirituali che la contraddistinguono.La prima assoluta sarà rappresentata "in autunno 2007 in un grande teatro di Roma", ha annunciato Riccardo Rossi, direttore generale di Nova Ars, la società produttrice dell’evento. Dopo, inizierà una lunga tournée attraverso i più grandi teatri italiani e che toccherà anche importanti città europee.

A confrontarsi con l’illustre poeta è mons. Marco Frisina, direttore del Centro liturgico del Vicariato di Roma e maestro direttore della Cappella musicale lateranense. L’Opera, ideata e scritta da Frisina, a distanza di settecento anni, utilizza come spartito la Divina Commedia di Dante Alighieri di cui mons. Frisina propone una versione al passo con i nostri tempi: musica pop, funk, rock, jazz e heavy metal racconteranno l’attraversamento dell’Inferno; note ispirate alla mistica gregoriana descriveranno la catarsi del Purgatorio; arie di musica lirica e sinfonica, sia classica che moderna per il Paradiso.

Il titolo del kolossal è La Divina Commedia, l’Opera e il sottotitolo è L’uomo che cerca l’Amore. Non è un’opera nel senso classico del termine e, tantomeno, un’opera rock, ma una rappresentazione teatrale in grado di raccontare i canti del poema dantesco attraverso una commistione di più generi artistici che, accanto alla danza, alle scenografie, alla recita e al canto, avrà il suo motivo conduttore in un commento sonoro ispirato a più generi musicali, plasmati sui momenti più significativi del poema dantesco.

L’opera è divisa in due atti: il primo con il Prologo e l’Inferno, il secondo con il Purgatorio e il Paradiso.

I commenti musicali saranno eseguiti da un’orchestra stabile di 100 elementi. Per le varie scene saranno usati oltre 500 costumi disegnati da Alberto Spiazzi. Il light designer (6 mega proiettori di ultimissima generazione) sarà Maurizio Montobbio e lo scenografo Paolo Micciché alla visual direction e alle proiezioni, che avrà a disposizione, per rappresentare i più suggestivi ambienti danteschi, un impianto scenico altamente tecnologico, che permetterà, in alcuni momenti, anche il coinvolgimento degli spettatori.

Colossale e spettacolare sarà anche il palcoscenico su cui i personaggi si muoveranno, appositamente progettato per l’evento, uno spazio teatrale di dimensioni gigantesche: 18 per 24 metri, oltre 650 metri quadrati di superficie e una boccascena dell’ampiezza di 25 metri, "vale a dire - fa sapere la Nova Ars - il più grande palcoscenico teatrale mai realizzato".

I biglietti si trovano on line su listicket!

Per info: www.ladivinacommediaopera.it

Stefano

Ci fermi chi puo':oltre i 30000 contatti !



PIU'

PIU'
= 30.000 CONTATTI !!!

GRAZIE A TUTTI GLI AMICI CHE CI SEGUONO !



MELMO STAFF.

lunedì 19 novembre 2007

Donnaluce, di Poggio Le Volpi.

Secondo bianco Laziale da scoprire.

Oggi parliamo di un bianco prodotto dalla Cantina “Poggio Le Volpi”.

Il Donnaluce è un bianco I.g.t., di 13,5 gradi, di uvaggio chardonnay 100%.

Questo vino mi è piaciuto subito , fin dalla prima volta che l’ho bevuto.

E la buona impressione si è mantenuta negli anni perché la qualità del prodotto è rimasta tale.

Anche il cambio di enologo non ha portato a “ricadute”…anche se, personalmente, ritengo il 2003 un anno memorabile.

Il colore di questo vino è giallo paglierino acceso, al naso il frutto che riesco a sentire di piu’ è la pesca, ma nel complesso da molte sensazioni buone e misurate.

La cosa che rimane piu’ impressa dopo l’assaggio di questo vino è la sua “beverinità” supportata da un’ottima struttura.

Considerando che le bottiglie che si producono di questo vino sono poche (circa 1500 pezzi in un’annata standard), il prezzo è “straordinariamente” ottimo, solo 8,50 euro.

Di conseguenza mi viene facile definire il rapporto qualità\prezzo molto, ma molto-molto, buono.

L’ho bevuto sia con crostacei che con qualche verdurina e si è dimostrato sempre all’altezza.

Non l’ho mai visto nella grande distribuzione,ma l’ho sempre trovato nelle enoteche degne di questo nome.





Marco.