giovedì 31 maggio 2007

Quest'anno scelgo il fratello povero....



Che danno avere un fratello maggiore importantissimo !
Si rischia di vivere nell’ombra per tutta la vita senza mai un raggio di sole o un attimo di popolarità.
Questa è la sorte che è toccata in dote al Rosso di Montalcino, schiacciato sempre in seconda fascia dall'importanza del fratello maggiore Brunello.
Ma…ma…ma…in questi giorni fanno “capoccella” sugli scaffali delle enoteche e della grande distribuzione i primi brunelli targati 2002 che, secondo me, non sono proprio il massimo della qualità e della bontà.
Anche'essi "pagano dazio" ad un'annata che per il vino non ha dato grandi soddisfazioni.
A lato, o sotto, o sopra ad essi ci saranno circa settecentomila bottiglie della riserva dell’anno precedente che difficilmente avranno un prezzo economico,anzi…
Ma un po' piu' sotto,o un po' piu' a lato, o un po' più sopra...ci dovrebbero essere anche i fratelli poveri: i Rossi di Montalcino.
Che sia l’occasione giusta per assaggiarne un bel po’ di "tipi"?.
L’annata che sta entrando in commercio è il 2005 ed è un’annata tra l’ottimo e l’eccezionale, per di più ad un prezzo medio di 8-14,00 Euro a bottiglia , un po’ per tutte le tasche.
Pur non essendo un intenditore del settore, ma soltanto un grande appassionato, mi permetto di consigliare alcuni Rossi che ho avuto modo di assaggiare o che mi son stati raccomandati da alcolisti anonimi, nemmeno tanto anonimi, come me.
Cominciamo con delle cantine evergreen.





Le Macioche e Lisini su tutte.Il Lisini molto giovane e molto più beverino che in passato.
Le Macioche floreale, ma dai toni aspri con una pesca evidente e molto piacevole.
Anche il Piancorello conferma gli ottimi standard del passato, già molto aperto , è corposo e strutturato.
A seguire, fra quelli che ricordo, da gustare senza indugi consiglierei il Rosso di Gorelli con un bel naso lungo alla mora e ciliegia oppure il Rosso di Siro Pacenti freschissimo e fine, ma forse un po' troppo caramellato.
E poi ancora: Ferrero, Val di Cava, Baricci, Sesta di Sopra fresco e intenso, l’immancabile Poggione un po’ sotto lo standard dell’annata, il Mastrojanni con un tannino dolce in chiusura etc,etc.

Prometto a tutti, semmai v’interessi, di continuare ad aggiornare il “pezzo” utilizzando i commenti per segnalare altri ottimi Rossi 2005.

mercoledì 30 maggio 2007

Siamo una squadra fortissima...



La prima idea di fare un blog è stata un lampo in mezzo ad un fiume di vino.
Tanto tempo fa, tra un bicchiere e l'altro Stefano parlò, anzi sussurrò nella bolgia, circa la possibilità di metter su uno spazio virtuale tutto nostro che ci potesse mettere a contatto con il "mondo".
Volevamo un posto dove raccontare i nostri incontri, le nostre sbevazzate, le nostre abbuffate...ma non eravamo sicuri di poterlo fare bene.
Un blog è una cosa tra il serio e lo scherzo, ma ha bisogno di tempo, di argomenti, di passione.
Sembrava impossibile ed invece...eccoci qua.
Abbiamo contatti in tutto il mondo: dagli Usa alla Malesia, dall'Argentina alla vicina Svizzera e poi ancora Spagna, Germania, Francia, Turchia, Australia,etc,etc.
Il numero di visite e di pagine visitate cresce ogni giorno di più come l'interesse intorno alla nostra piccola scommessa.
In alcuni giorni l'interesse verso i nostri pezzi è davvero grande e la cosa ci fa felici, ma ci imbarazza anche un po'.

Adesso ci rivolgiamo a Voi amici di tutto il mondo.
Contattateci al più presto, raccontateci delle Vostre bicchierate oppure spiegateci qualche Vostra ricetta tipica.
Non abbiate mai timore di mettere un commento, di fare una domanda o di chiederci chiarimenti.
Vogliamo "crescere" ancora e siamo speranzosi di farlo insieme a Voi.

Il Melmo Staff.

martedì 29 maggio 2007

Conosciamo meglio i Melmo's members...

Continuiamo con la nostra rubrica "Conosciamo meglio i Melmo's members": oggi è la volta di Donatella che qui sotto vediamo in foto con il futuro marito Bob (detto Andrea...).


Durante i Melmo-day si presenta sempre con delle torte salate originalissime e con un nasino da sommelier da far concorrenza ai migliori sulla piazza...anche se poi lei si schernisce dicendo che non è vero.
Non ho ritrovato nell'archivio alcune foto della "soggetta" al mitico Cantinello che l'avrebbero rappresentata molto bene come perno fondamentale della Melmo-compagnia...

Vai con l'intervista !


1)Cosa pensi del Melmo Club ?

E' un'allegra combriccola di ubriaconi e magnoni.

2)Associa un aggettivo per ogni Melmo's members...

Non sono aggettivi...
Andrea... è stupido ;
Stefano...the blogman ;
Roberta...la regina della casa ;
Simona...è stupida più o meno di Bob ;
Marco...è l'anima del Melmo ;
Manena...la donna delle mille risorse
;
Igor...hi hi hi.

3)Il Melmo-day che ti è piaciuto di più tra quelli fatti ?

Tutti, perchè vi amo.

4)Devolveresti in beneficenza il ricavato di un giorno di lavoro per vincere il Melmo ?

No, non m'interesa vincere (solo al Melmo).

5)Bianchista o rossista ?

Rosso for ever (grazie a nonno che mi hai fatto crescere con sani pricipi...)

6)Sempre in tema di vino:nordista o suddista ?

Sud uber alles per quel poco che capisco.Ma confesso che è veramente poco ( e non solo sui vini aggiungerei )

7)Il tuo piatto preferito ?

A me piace tutto !

8)Il piatto che ti piace di più cucinare ?

E chi ti ha detto che mi piace cucinare ?

9)La tavola è perte sofferenza o piacere ?

GODURIA !

10)Se potessi scegliere te , senza limitazioni, dove organizzeresti il Melmo-day ?

Un Melmo itinerante in Italia, bevendo solo vini della regione in cui ci troviamo.

11)Il pranzo (o la cena ) perfetto con il tuo prossimo marito Bob (detto Andrea...) lo immagini dove ? Come ?

Bob non mi porta mai a cena perchè ha "il braccino corto" !

12)Carne o pesce ?

Ripeto, a me piace tutto, ma per una cenetta in due preferisco pesce,in compagnia carne.

13)Dolce o salato ?

Senza dubbio salato.

14) Il nome di una pietanza a cui non sai proprio resistere ?

Patate...quasi in tutte le salse, ma fritte o al forno sono da capogiro !

15)Qual è la città italiana alla quale pensandoci ti viene subito fame?

Bari, dove per lavoro c’ho fatto delle magnate fenomenali!

16)Abbina una città straniera ad una pietanza.

Parigi…foie gras



17)Il miglior locale dove sei stata?


Ristorante da Maria Pia…è mi’ madre!

18)Il vino più buono che hai bevuto è…?


Se riuscissi a ricordarmelo ne sarei felice!

19) Sei una grande lettrice di libri di ogni tipo: abbinaci l’ultimo libro che ti è piaciuto ad un bicchiere di vino di tuo gradimento.


Non amo le bollicine, ma visto che l’ultimo libro che ho letto era molto leggero e divertente (“I love shopping per il baby”, S. Kinsella), direi un brachetto.

20)Sei anche una “divoratrice” di film: quale attore, o attrice, inviteresti a cena (con Bob ovviamente, se no me mena…) e dove lo/a porteresti?


Bob rimane a casa e io esco con Brad Pitt e mi faccio prestare la villa da Gorge Clooney!

21)Se ti proponessero di fare il lavoro che fai adesso per una azienda enogastronomia, accetteresti?


Sarebbe una figata clamorosa…mi occupo di mktg!

22) Cosa non ti piace del paese in cui vivi? E cosa invece ti piace?


Ditemi che sono una fanatica…ma sono fiera di essere nata a Roma e di essere italiana!

23)L’ultima è l’immancabile alla Marzullo: nella vita meglio Vincere o Convincere?


Vincere…se vinci, qualcuno l’hai convinto!

Pensiero finale :
Io il vino (soprattutto se rosso) lo bevo proprio volentieri (se poi lo accompagno a salumi e formaggi è proprio il massimo!), ma non ci capisco davvero niente e, visto che ho 20-22 neuroni funzionanti, pure quel poco che so non me lo ricordo!

Aiutatemi a farmi un minimo di cultura in tal senso e avrete un posto in paradiso!

EVVIVA IL MELMO!

lunedì 28 maggio 2007

Gnocchetti Sardi all'Adriana





Ingredienti per 4 persone
Gr. 350 di gnocchetti sardi
Gr. 150 di pancetta affumicata a cubetti
10
pomodorini ciliegini
Gr. 200 fior di
ricotta
Olio e sale q.b.


ESECUZIONE

Mettere a bollire abbondante acqua salata, nel frattempo, in una capiente padella, soffriggere i cubetti di pancetta in un velo di olio extra vergine; lavare, asciugare, tagliare e privare dei semi i pomodorini; quando la pancetta sarà diventata trasparente aggiungere i pomodorini ed un pizzico di sale lasciare cuocere qualche minuto mescolando quindi aggiungere la ricotta precedentemente lavorata con una forchetta; lasciare insaporire il tutto a fiamma dolce per qualche minuto.
Nell’acqua in ebollizione cuocere la pasta per 10 minuti o, quanto richiesto dalla confezione; aggiungere uno o due cucchiai di acqua della pasta all’intingolo preparato mescolando bene.
A cottura ultimata scolare la pasta, versarla nella padella del sughetto mantecare bene e servire il piatto caldissimo.
Buon appetito

sabato 26 maggio 2007

La Pensione Eva, di Andrea Camilleri.



Nenè ha quasi 17 anni, anzi 16 e mezzo per la precisione, quando comincia a domandarsi che tipo di posto sia la Pensione Eva.
Il mondo di un adolescente in quell’età piena di misteri e aspettative mentre la guerra e i terribili bombardamenti degli angloamericani cominciano via,via a farsi piu’ pesanti.
Siamo infatti nel pieno della seconda guerra mondiale.
Questo è in sintesi il succo di questo superpremiato libro di Camilleri.
Le prime paure e le prime esperienze di un ragazzino che fra mille tensioni e fra i tanti stenti che la guerra procura assumono i colori delle conquiste.
La prima volta da tenere nascosta a tutti, meno che agli amici del cuore.
Le cene organizzate di nascosto all’interno della Pensione nel giorno di chiusura della stessa e le confidenze raccolte alle ragazze che ogni 15 giorni cambiano e che diventano uno, o forse l’unico modo, di scoprire il mondo che va oltre il confine di Vigatà.
E poi le tante storie che animano la Pensione…
A me è davvero piaciuto molto.

Una delle migliori realizzazioni di Camilleri al di fuori di "Montalbano", vola via in un pomeriggio.

La Pensione Eva, editore Mondadori, prezzo 6,00 Euro.


Marco.

venerdì 25 maggio 2007

I marchi di qualità








Alzi la mano chi non ha mai fatto confusione tra doc, dop, igt e altri marchi! Addirittura gli acronimi sono spesso confusi con altri che non c'entrano nulla tipo cct (certificati di credito del tesoro) cts (centro turistico studentesco) e coì via. C'è chi come il sottoscritto che fino a un po' di tempo fa pensava che il DOC fosse una contrazione di "ad hoc". Insomma, c'è n'è per tutti i gusti e non fate gli enogastrosboroni, perché nessuno nasce imparato! Cerchiamo di fare un po' di chiarezza in merito, allora.


Anzitutto gli acronimi di questo tipo sono veri e propri marchi, come comunemente li conosciamo. Un marchio è, per Wikipedia, un qualunque segno suscettibile di essere rappresentato graficamente, in particolare parole, compresi i nomi di persone, disegni, lettere, cifre, suoni, forma di un prodotto o della confezione di esso, combinazioni o tonalità cromatiche, purché siano idonee a distinguere i prodotti o i servizi di un'impresa da quelli delle altre. Nell'ambito dei marchi rientrano i c.d. marchi di qualità, ossia quelli che hanno la funzione di certificare che il prodotto sul quale è apposto abbia determinate caratteristiche qualitative e/o sia stato prodotto seguendo determinati procedimenti. Tra questi rientrano:


(1) Il marchio CE attesta che il prodotto su cui è apposto è conforme a tutte le direttive comunitarie ad esso applicabili;







(2) Il marchio di origine, nato per la promozione e la tutela dei prodotti agroalimentari, che si articola a sua volta in:



DOP - Denominazione di Origine Protetta (PDO - Protected Designation of Origin), identifica la denominazione di un prodotto la cui produzione, trasformazione ed elaborazione avvengono in un'area geografica determinata.
es. di prodotti DOP: prosciutto di parma, pecorino sardo, mozzarella di bufala campana;

IGP - Indicazione Geografica Protetta (PGI - Protected Geographical Indication), identifica la denominazione di un prodotto di cui almeno uno degli stadi della produzione, trasformazione o elaborazione avviene in un'area geografica determinata.
es. di prodotti IGP: lardo di Colonnata, pomodoro di Pachino
STG - Specialità Tradizionale Garantita (TSG - Traditional Speciality Guaranteed), ha il compito di valorizzare una composizione tradizionale del prodotto o un metodo di produzione tradizionale, ma non fa riferimento ad un'origine.
es. di prodotti STG: mozzarella



Questa categoria di marchi non deve essere registrata, ma la tutela deriva da apposite leggi. Una curiosità: l'Italia attualmente vanta il primato europeo tra i prodotti DOP, IGP e STG.
Questo sistema di tutela introdotto dalla legislazione europea nel 1992 è molto simile ad alcuni sistemi già presenti in alcuni stati europei: in Italia dal 1963 è in vigore la Denominazione di Origine Controllata (DOC), in Francia esiste l'Appellation d'Origine Contrôlée (AOC), in Spagna la Denominación de Origen.




La Denominazione di Origine Controllata (DOC) è un sistema di certificazione nazionale della qualità di prodotti agroalimentari. In seguito all'entrata in vigore nel 1992 dei marchi DOP, IGP e STG questo sistema di certificazione è stato utilizzato esclusivamente per contraddistinguere i vini di qualità:
- Vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita: il marchio DOCG indica il particolare pregio qualitativo di alcuni vini DOC di notorietà nazionale ed internazionale. Per la certificazione DOCG sono richiesti requisiti tra i quali l'imbottigliamento nella zona di produzione e in recipienti di capacità inferiore a cinque litri
es. Chianti, Spumante Franciacorta;
- Vini a Denominazione di Origine Controllata: il marchio DOC indica vini di qualità originari di zone limitate richiamate nel nome del vino. Le caratteristiche enochimiche (estratto secco, acidità totale,...) ed organolettiche (colore, odore, sapore) devono rispettare precisi requisiti fissati dai Disciplinari di Produzione;


es. Dolcetto D'alba, Sangiovese di Romagna;

In Italia ci sono attualmente oltre 300 DOC e più di 20 DOCG. Per l'elencazione si rimanda a siti specializzati.


Ad un livello inferiore rispetto ai vini DOCG e DOC si posizionano i Vini ad indicazione Geografica Tipica: il marchio IGT indica vini da tavola di qualità prodotti in aree generalmente ampie. I requisiti sono meno restrittivi di quelli richiesti per i vini DOC. Ricordiamo che la categoria "vino da tavola", a differenza del vino di qualità, identifica i vini prodotti con uve autorizzate, senza dover rispettare particolari disciplinari di produzione; si tratta dei vini da tavola "veri e propri", cioè quelli generici di qualità più modesta, che possono riportare sull'etichetta la sola indicazione "Vino da tavola" ed il nome o la ragione sociale dell'imbottigliatore; facoltativamente possono riportare l'indicazione del colore (Bianco, Rosato, Rosso), ma non il o i vitigni utilizzati e l'anno di produzione.



C'è infine il marchio biologico: ne esistono di vari tipi sia pubblici come il marchio Agricoltura biologica sia marchi privati. Questi ultimi indicano il rispetto del regolamento comunitario oppure l'adozione di norme più restrittive.
Agricoltura biologica, è un marchio regolato dal regolamento CEE n.2092/91. Può essere apposto volontariamente dai produttori di prodotti sottoposti a un controllo e risultati composti da ingredienti di cui almeno il 95% ottenuti con il metodo biologico. L'agricoltura biologica considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera ed esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi (salvo quelli specificatamente ammessi dal regolamento comunitario) e organismi geneticamente modificati.
Tra i marchi privati:
Garanzia Biologico Amab, dell'Associazione Mediterranea Agricoltura Biologica;

Controllo Biologico, del Consorzio per il Controllo dei prodotti biologici;
Bioagricert;
Garanzia Aiab;
Demeter;

Stefano


giovedì 24 maggio 2007

Venerdi sera abbiamo bevuto…

Un po’ per vederci, un po’ per festeggiare i nostri due compleanni(il mio e di Bob) che ci hanno fatto più’ grandi nel giro di 10 giorni, un po’per bere qualcosa di decente senza regalare fior di dobloni a qualche enoteca dello hinterland romano….venerdì 18 Maggio ci siamo riuniti a casa con i Melmi Dona e Bob (detto Andrea) .

La ricetta che ci ha propinato mia moglie verrà descritta, è stata già desritta su “questi schermi”, io vorrei fare un breve riassunto di quello che abbiamo bevuto.
Quattro vini di quattro regioni diverse.Quattro bianchi particolari.
Quattro buoni vini.


Ha aperto le danze quello che personalmente mi è piaciuto di più: il Grecante di Arnaldo Caprai.
Tredici gradi e mezzo, uve grechetto 100%, anno 2006.Lungo al naso e inconfondibile in bocca.
Tanto di cappello a questo prodotto dal coso ragionevolissimo di 10 Euro.







Poi abbiamo bevuto il Lis della cantina Lis Neris .
Cinque grappoli sulla guida dell’Ais 2007, quattordici gradi e un misto di tre uvaggi: 50% Pinot Grigio, 30% Chardonnay e 20% Sauvignon.
Un po’sotto le nostre attese considerando anche il costo intorno ai 22 Euro.
E’ piaciuto molto a Simona che però lo ha definito un po’ “puzzoso di piede”.



Il terzo è stato il Verdicchio di Matelica della semi sconosciuta cantina Terra Vignata.
Anche questo tredici gradi e mezzo, uve verdicchio 100%, anno 2004.
Riportato dalla nostra incursione in terra marchigiana si è presentato troppo chiuso, forse ha pagato la temperatura "rigida" del frigo da dove l’abbiamo tirato fuori troppo a ridosso della degustazione. Nel finale ,quando si era un po’ scaldato, ha ritrovato parte del suo caratteristico profumo. Non ha colpito in senso positivo né Bob (detto Andrea…) né Dona che lo bevevano per la prima volta. Non ricordiamo qual è stato il suo prezzo.




L’ultimo vino bevuto è stato un Etna Bianco Superiore Pietramarina della cantina Benanti.
Dodici gradi e mezzo, uve Carricante 100% , anno 2003.
A mio giudizio questo vino è stato bevuto troppo caldo…
Comunque è stato il preferito di Bob ed ha recuperato “posizioni” sul finale anche per Dona e per me.
Bevendolo si capisce perché l’anno precedente, il 2002, abbia preso i cinque grappoli dalla guida dell’Ais. E’un vino consistente e abbastanza profondo.
Personalmente mi aspettavo qualcosa in più dal naso, ma comunque mi ha fatto un’ottima impressione.
Il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 20 Euro ed è da ritenersi ampiamente giustificato soprattutto se si considera il fatto che viene dato come vino da invecchiamento e quindi da scoprire negli anni.

A chiudere la solita panoramica fotografica con il caminetto di fondo...anche questa volta non poteva mancare.





Marco.

mercoledì 23 maggio 2007

Senza parole....



Complimenti a SuperPippo !

Complimenti al Milan !

Chi brinda stasera ?






Atene, ore 20.45.

Finale Champions League.

A.S.Milan - F.C.Liverpool.




Voi per chi tiferete ?

Siamo tutti un po' milanisti stasera oppure sono già pronti i trespoli ?
Mancano quasi cinque ore alla sfida e io mi sento forte un risultato, ma non ve lo dico...

Mafaldine con asparagi e pinoli

Non ti piacciono gli asparagi ? Desisti subito!






Ingredienti per 4 persone:
500g di Mafalde corte (io uso Garofalo)
500g di asparagi
1/2 limone
50g di grana grattugiato
50g di pinoli
noce moscata
olio extravergine d’oliva
sale (sarebbe la mucca!)



Cominciamo….
Lessiamo gli asparagi in acqua salata, da quando l’acqua inizia a bollire direi di attendere 15 minuti (ovviamente se comprate asparagi di diametro come quello di un palo della luce è il caso di attendere un pochino di più e comunque col metodo empirico non si sbaglia mai: assaggiateli!);
dovete avere l’accortezza di lessarli un una pentola stretta e alta in modo da poterli sistemare “in piedi” per far restare le punte (che devono ammorbidirsi ma non cuocersi troppo) fuori dall’acqua.
Scoliamo gli asparagi, tagliamo le punte e teniamole da parte.
Facciamo a pezzetti il resto degli asparagi e mettiamoli in un contenitore.
Aggiungiamo ora il succo del limone, il parmigiano, un pizzico di noce moscata, 6 cucchiai di olio,
un pochino di sale e 40g di pinoli.
Frulliamo il tutto con il minipimer fino ad ottenere una crema omogenea.
Ora possiamo cuocere le mafaldine e nel frattempo facciamo scaldare una piccola padella antiaderente dove faremo tostare i restanti pinoli.
Se la crema che abbiamo preparato precedentemente vi sembra troppo densa diluitela con qualche cucchiaio dell’acqua di cottura della pasta.
Scoliamo le mafaldine e condiamole con la crema di asparagi, mettiamole sul piatto e per concludere guarniamo con le punte di asparagi messe da parte, una spolverata di grana, una di noce moscata e con i pinoli tostati!!!!!!!!!!






Cià
Simo

( Da “ Il meglio di Sale e Pepe” con qualche rivisitazione principalmente sui dosaggi)

martedì 22 maggio 2007

Conosciamo meglio i Melmo's members....


Con questa intervista inauguriamo una nuova..."rubrica" del blog che ci terrà compagnia per otto settimane e ci porterà a conoscere uno alla volta tutti i protagonisti del mitico Melmo Club.
Cominciamo da Manena per tre motivi: perchè ha vinto la prima edizione, perchè lavora sempre tanto e non ha mai tempo di venire sul blog e perchè rappresenta sempre un po' piu' degli altri l'anima critica del gruppo. Alcune volte tocca a lei l'ingrato compito di richiamare qualche membro troppo assetato...

Per il resto è una persona solare, un'amica su cui si puo' sempre contare e soprattutto una sforna-aggettivi per ogni pietanza e vino che capita a tiro.
Che dire di più ?


1)La prima cosa che ti viene in mente quando pensi al Melmo-day ?
Ad un gruppo di Ubriaconi dal quale ovviamente, come partecipante, mi escludo.

2)Il Melmo-day che ti è piaciuto di piu’ ?
“The first” perché preferisco il Vino Rosso e ….perchè era la prima volta!

3)Se potessi organizzare il Melmo in un posto qualsiasi, dove lo organizzeresti ?
Sicuramente non in un posto pubblico!

4)Se ci ripensi ti sorprendi che ai Melmi sei arrivata una volta prima e le altre volte sul podio, oppure dopo aver vinto il primo avresti voluto fare en-plein ?
E’ la fortuna del principiante, visto che in cultura “vini” sono ignorante. Non conoscevo alcuno dei vini da me e da Igor acquistati.

5)Dammi un aggettivo ,anche burlone(parolacce comprese…) , per ogni Melmo’s boys e uno per ogni Melmo’s girls.
No comment.

6)L’ultima volta che hai mangiato tantissimo quale è stata ?
Mangio sempre troppo!

7)La tavola, in generale, per te è sofferenza o piacere ?
E’ sempre un enorme piacere!

8) Rossista o Bianchista ?
Ribadisco: rossista.

9)Vino o spumante ?
Vino.

10)Il miglior locale dove sei stata ?
Ovviamente tenendo fuori il vino perché io non bevo e quindi non lo ordino mai: Lo Spuntino!

11)Il miglior vino che hai mai bevuto ?
Putroppo non ricordo né la casa né l’anno ma solo che era un Chianti ed era buonissimo, capodanno 2005.



12)Abbinami almeno tre scrittori che preferisci a tre tipi di vino….
Non sono all’altezza di rispondere a questa domanda!

13) Abbinami gli stessi tre scrittori a tre pietanze (primi o secondi fai tu)…
Neanche a questa perché non credo di essere così abile in cucina da abbinare uno scrittore ad un piatto!

14) Meglio la carne o il pesce ?
Entrambi.

15)Ti ci vedresti mai presidentissima di una azienda enogastronomia ?
No, credo proprio di no, preferisco i prodotti non “mangerecci”.

16) La città italiana alla quale pensandoci ti viene subito…..fame ?
Forse Napoli, per la fantastica pizza napoletana!

17)La città straniera che abbini immediatamente ad una pietanza o ad una bevanda ?
Valencia= Paella e Barcellona= Patate Brave.

18) Berresti un calice di Champagne con….
Nessuno, perché non mi piace !

19)Il tuo capo/a si invita a cena da te, che gli cucini ?
Niente di particolare, quello che mi potrei mangiare se fossi a cena da sola, una qualsiasi cosa!

20)Una persona che ti piace molto culturalmente ti chiede di mostrargli qualcosa di tipico del tuo territorio, enogastronomicamente parlando, lo porti in fraschetta o da Colonna a Labico ?
In nessuno dei due posti, sicuramente gli farei cucinare una squisita coda alla vaccinara da mia madre, che con questa pietanza è insuperabile, il tutto accompagnato da buon pane casereccio per fare la mitica scarpetta!

21) Meglio il dolce o il salato ?
Il dolce.

22)La “cosa” a tavola a cui non sai proprio resistere è…..?
Al prosciutto crudo....

23)L’ultima è, inevitabilmente, alla Marzullo: nella vita meglio vincere o convincere ?
Vincere!

Pensiero finale:
Come avrete capito l’arte enogastronomia non è il mio forte e questo costituisce il primo motivo perché non intervengo sul blog il secondo è che dal lavoro non posso accedervi e a farlo da casa non ci penso proprio!
Spero di aver soddisfatto la vostra curiosità!

lunedì 21 maggio 2007

Voci di corridoio...

Ieri sera una piccola rimpatriata dei membri del MELMO...che per una volta nella vita non si sono avvinazzati! Hanno azzardato una mini-degustazione di birre, perdendo ogni speranza già dal secondo tentativo...secondo Simona puzzavano tutte!

Cosa ha avuto di positivo la serata? Siamo stati insieme, abbiamo mangiato una buona pizza e gustato un aperitivo gratis!
Eh sì, l'aperitivo è stato offerto da alcuni membri del Melmo per festeggiare due cose...un compleanno passato da poco e un matrimonio ancora lontano ma che ha rallegrato gli animi di tutti! Ad oggi il 50% dei membri di questo esclusivo club è felicemente coniugato: hanno iniziato i giochi i coniugi Marco e Simona, li hanno seguiti i neo-coniugi Stefano e Roberta...e pare sia giunto il turno dei futuri coniugi Andrea e Donatella! In tutto questo mi chiedo...ma Manena e Igor quand'è che ci fanno mangiare?!?!
Ancora non si pronunciano...basta che non mi fregano e si sposano prima di me (con Bob non si può mai sapere...)!!!

Tornando al matrimonio dei coniugi Lissoni (che poi è il matrimonio MIO e di Andrea)...abbiamo fatto un approssimativo conto dei possibili invitati e siamo sui 130...100 di Donatella e 30 di Andrea!
Bob è peggio del piccolo Remì, solo e abbandonato!!! Per riscattarsi da questa tristezza e dagli stenti di una vita, il piccolo Bob-Remì pare che per il suo matrimonio voglia stupire parenti e amici (per chi arriva a capire queste finezze)...voci di corridoio dicono che il vino che scorrerà a fiumi quel giorno sarà questo...Bob confermerà??





Dona

domenica 20 maggio 2007

...MI RODE...



Visto che mi rimproverate per la mia scarsa presenza sul Blog, stamane armata di buoni propositi ho scritto un post relativo alla nostra seratina di ieri...ma dove sarà finito?? Io mo non c'ho il tempo di riscriverlo, devo stendere i panni...ma vi giuro che c'era! Per stavolta perdonatemi e aspettate con pazienza che mi riaccosti a questo meraviglioso strumento!...Dona tapina...

sabato 19 maggio 2007

Mambo - Perchè tutto sembri vero


Mambo è il libro di esordio di Marco Ravaldi, manager di professione, scrittore per diletto. Ma diletto mica tanto perchè non penso che una persona qualsiasi di getto scriva qualcosa del genere. Oltretutto qualcuno che debba ritagliarsi uno spazio all'interno di una vita a cento all'ora, quale quella di un manager di livello, di docente di corsi di business school e non so quante altre cose faccia ancora.
Veniamo all'opera. E' essenzialmente una storia d'amore tra due giovani-adulti, Michele e Federica, contraddistinta tra l'irrazionalità dei giovani e la razionalità che l'età dei protagonisti impone. Una storia d'amore che si snoda fra sms (tantissimi), e-mail, telefonate, intrighi, lavoro e soprattuto viaggi! La base narrativa è infatti a Roma, ma verso il termine del romanzo ci sono ben due sconfinamenti: uno negli Usa (tanta New York e poca Detroit) e uno in Marocco (Agadir). C'è poi anche un piccolo passaggio ambientato in Romagna, a Rimini, visto che Michele è originario di li (non so come gli sia venuto in mente, visto che lo scrittore è emiliano e in genere non amano i romagnoli). Della storia in non anticipo nulla, ma passaggio dopo passaggio diventa sempre più appassionante e viene voglia di sapere come va a finire.
Qualche commento va fatto. Anzitutto ho ammirato le capacità descrittive di Marco Ravaldi: precisissime al limite del maniacale. Mi sono rimaste impresse, in particolare, la meticolosa rappresentazione della procedura tecnica di decollo di un volo, i tentativi del protagonista di provare a mettere le lenti a contatto, le descrizione dei vestiti dei personaggi (in questo caso coadiuvato da un'apposita esperta). Altra cosa degna di nota, nello stile, è stata la capacità di descrivere benissimo la figura di Federica, non solo esteticamente (anche se descrivere una gran bella gnocca non è sempre facile) ma anche mentalmente: i suoi pensieri (che definirei più elucubrazioni), le sue aspettative, le sue reazioni fino a diventare una sorta di introspezione personale. In questo senso l'autore ci diceva che si è fatto aiutare da internet: navigando su chat e forum frequentati da donne che, messe nelle condizioni della protagonista, rispondevano come avrebbero reagito. Questo aspetto, come altre chicche dell'attività di scrittura, mi è piaciuto particolarmente perchè lo vedo come una sorta di "indagine di mercato" del cliente (deformazione professionale). Anzi direi quasi che si tratta di una market intelligence, ossia di un osservatorio (in questo caso del comportamento femminile). Il quadro che ne emerge, tuttavia, non è confortante perchè l'idea che mi sono fatto di Federica è quella di una mega-stronza, arrivando a tifare perchè Michele la lasciasse. Molto simpatica anche l'idea di intensamente lo strumento degli sms, cosa che credo tutti quella della nostra generazione hanno fatto o fanno regolarmente con le proprie anime gemelle: sms del buongiorno, della buonanotte e così via.
La cosa che più rileva per il nostro sito e per le nostre tematiche è che, essendo Marco un grande intenditore di vino, c'è una descrizione di diverse bottiglie che i protagonisti bevono. Federica arriva addirittura a sancire che il suo vino preferito è un Gewurztraminer, specificando la casa e l'annata (Sanct Valentine 2001, mi pare). Elemento non secondario, poi, è la descrizione di alcuni ristoranti e wine bar capitolini e di New York, ove Federica e Michele si recano. Insomma, anche gli enogastrosboroni che leggono possono essere soddisfatti.
Insomma il libro va letto perchè è un bella storia, e ve lo dice uno che non sopporta le storie d'amore, perchè ci sono i caratteri enogastronomici che tanto amiamo e soprattuto e ribadisco soprattuto, perchè Marco è il capo di Roberta e sicuramente un incremento delle vendite potrebbe giovare al prossimo aumento di stipendio della mia adorata moglie e al nostro bilancio familiare.
Correte in libreria!!
Marco Ravaldi
Mambo - Perchè tutto sembri vero
Reality Book
18 €

venerdì 18 maggio 2007

Tracciabilità e rintracciabilità


Si parla spesso di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti, spesso senza cognizione di causa, spesso confondendo i due termini e spesso senza saperne effettivamente apprezzare l'utilità. Posto questa breve disamina (anche se fare un sunto delle normative europee ed italiane non è semplice) sperando che sia utile a chi non ne sa molto.

Dal 1 gennaio 2005, è entrata in vigore la legge sulla tracciabilità o rintracciabilità di cui Reg. CE 178/2002. Gli operatori del settore alimentare e dei mangimi devono essere in grado di individuare chi abbia fornito loro un alimento, un mangime, un animale destinato alla produzione alimentare o qualsiasi sostanza destinata o atta a entrare a far parte di un alimento o di un mangime. A tal fine gli operatori devono disporre di sistemi e di procedure che consentano di mettere a disposizione delle autorità competenti le informazioni che consentono di individuare e sorvegliare i rischi che hanno un’incidenza diretta o indiretta sulla sicurezza degli alimenti.

Il Regolamento europeo 178/2002 "stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l'Autorità europea per la sicurezza alimentare e ne fissa la procedure". Il regolamento "disciplina tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione degli alimenti" (e dei mangimi) e in particolare l'articolo 18 prevede - dal primo gennaio 2005 - la rintracciabilità aziendale di qualsiasi prodotto alimentare (e anche di parti di esso). Nel comma 4 si specifica che "gli alimenti o i mangimi che sono immessi sul mercato della Comunità o che probabilmente lo saranno devono essere adeguatamente etichettati o identificati per agevolarne la rintracciabilità ". L'etichettatura è dunque uno dei temi centrali per garantire la sicurezza e l'igiene del prodotto sul mercato.

Per alcuni settori la rintracciabilità è giù cogente: per le carni bovine, per il settore ittico, per le uova; un più recente decreto disciplina un sistema di rintracciabilità del latte, altri regolamenti si riferiscono agli OGM.

Tracciabilità e rintracciabilità sono termini simili, ma di diverso significato, anche se spesso vengono utilizzati quasi come sinonimi. Sono strumenti cui affidarsi per garantire la trasparenza della filiera agroalimentare. La tracciabilità può essere considerata la capacità di un'organizzazione di lasciare tracce" dei flussi materiali lungo il percorso" produttivo. La rintracciabilità definita la capacità di ricostruire la storia di un alimento, partendo da un qualsiasi punto della filiera produttiva e, nello specifico, rappresenta il processo da valle a monte.
Per attuare un sistema di rintracciabilità bisogna spiegare che cosa si intende per profondità e per estensione della rintraccibilità di filiera.
Per profondità della filiera si intende la definizione dell'origine e della fine della filiera, includendo le organizzazioni coinvolte e le fasi produttive connesse. Per estensione della rintracciabilità di filiera si intendono i componenti rilevanti che possono includere le materie prime, gli additivi, i semilavorati ed i materiali di imballaggio. Sulla base della norma UNI 10939 un'organizzazione appartenente alla filiera (generalmente l'ultima azienda produttrice) può richiedere la certificazione di conformità alla norma ad un ente di certificazione indipendente.

La certificazione di rintracciabilità di filiera rappresenta per le imprese e la distribuzione un vantaggio competitivo che differenzia e valorizza l'offerta al consumatore. E' un'informazione trasparente che rappresenta un segno tangibile per il consumatore attraverso chiare informazioni in etichetta. Questo strumento può pertanto divenire un'arma competitiva per i prodotti italiani sui mercati internazionali permettendo di dimostrare la specificità delle produzioni agroalimentari di qualità .


Un piccolo commento personale a margine: nella foresta delle leggi e regolamenti europee ed italiane, questo mi sembra un provvedimento utile, ad alcune condizioni. L'utilità sta nel fatto che tutti gli imbroglioni che dichiarano di usare solo prodotti italiani, se proseguono su questa strada, dichareranno il falso e ne subiranno le debite conseguenze. La condizione è però che nessuno da solo riesce a fare niente: allora si spera che le associazioni di consumatori diventino sempre più forti e meno politicizzate e ci aiutino in quest'opera di controllo.

Stefano

PS Quell'immagine del prosciutto a inizio post mi mette una fame........

mercoledì 16 maggio 2007

Conosciamo meglio un amico del blog...


Marco è una delle due sciagurate persone che ha avuto, non molto tempo fa, l'idea di ospitare ben quattro Melmo's members in casa sua.
E' un grande conoscitore di vino e uno che quando "si trova" gode a pieno dei piaceri della tavola.
Perfetto scopritore di piccoli dettagli e di indizi confortanti in materia di enogastronomia ( non per niente si è sposato una sommelier...) non sbaglia mai un locale o un vino, ha però un piccolo difetto.
E' della rioma vi chiederete ? No....ho detto piccolo.
Non gli piace molto scrivere.Per cui, coadiuvato dal "fortissimo"Stefano, ho avuto l'idea di fargli un'intervista a cui lui si è sottoposto ben volentieri.




Eccovi domande e risposte, ma fate attenzione che i prossimi intervistati potreste essere Voi.

1)E’ la tua prima intervista internetiana ?
SI,E’ LA PRIMA!

2)Definisci con un aggettivo il blog del Melmo Club ?
BEN FATTO.
SOPRATTUTTO DOPO L’AGGIORNAMENTO DELLA GRAFICA!

3)Dagli un voto ?
7.

4)Quante articoli hai letto ed hai detto questi sono scemi ?
NON RICORDO IL NUMERO…MA ALCUNI SCEMI CE NE SONO!

5)Quante volte hai pensato a scriverne uno per loro ?
SEMPRE!

6)Ok,ok ti stiamo rompendo le palle….allora veniamo al dunque.
Ti definisci un bevitore di vino medio,medio alto o di tipo spugnesco ?

NEL PASSATO SPUGNESCO...NEL PRESENTE UN BEVITORE MEDIO...NEL FUTURO SPERO DI RESTARE UN BEVITORE MEDIO !


7)La peggior “botta” alcolica l’hai presa in occasione di ….?
DEL MIO CONGEDO.

8)Sei un bianchista o un rossista ?
ADORO ENTRAMBI SENZA DISTINZIONE ALCUNA.

9)Vino bianco in assoluto che ti piace di piu’ delle Marche?
QUESTA DOMANDA NON E’ FORMULATA BENISSIMO. QUINDI RISPONDERO’ CONSIDERANDO I VINI CHE PER ME RAPPRESENTANO MEGLIO LA TIPICITA’ E LE PECULIARITA’ DEI VITIGNI MARCHIGIANI E CHE PREFERISCO.
BIANCO: VERDICCHIO “CANTORI’” AZ. AGR. ACCADIA


10)Vino bianco in assoluto che ti piace di piu’ di tutta Italia ?
GEWURZTRAMINER.

11)Vino rosso che ti piace di piu’ della Marche ?
LACRIMA DI MORRO D’ALBA – CANTINA PREFERITA IN ASSOLUTO STEFANO MANCINELLI.

12)Vino rosso che ti piace di più d’Italia ?
BRUNELLO DI MONTALCINO.

13)Sei come Noè che salva l’umanita' dal diluvio universale…quale vitigno salvi tra queste coppie?
Nebbiolo o Pinot Nero ?
NEBBIOLO.

14)Sangiovese o Nero d’Avola ?
SANGIOVESE.


15)Verdicchio o Pinot Bianco ?
VERDICCHIO.

16)Fai salire sull’arca un Monaco che ricordera’ il metodo champagne oppure ti “accontenti” di chi sa fare bene lo spumante ?Oppure lasci a terra tutti e due e imbarchi l’enologo del franciacorta ?
FACCIO SALIRE CHI SA FARE BENE LO SPUMANTE.

17)Se potessi decidere tu ti faresti presidente dell’Ais per un anno oppure organizzatore per i prossimi 10 anni della sagra della lacrima a Morro d’Alba ?
ORGANIZZATORE SAGRA DEL VINO LACRIMA.

18)La bottiglia che berresti con tua moglie per una ricorrenza speciale è…?
PATHOS 2001 – AZ. AGR. SANTA BARBARA.

19)La bottiglia,anzi le bottiglie, che stapperesti con gli amici per una ricorrenza speciale sono…?
LACRIMA DI MORRO D’ALBA.

20)Sei in un pranzo di lavoro importantissimo, l’interlocutore ti guarda in ogni tua piccola mossa per decidere se fare o meno l’affare (da milioni di euro) con te.
Tu ordini un Sassicaia 2001, lo assaggi ed è eccellente, ma lui alla prima occasione aggiunge l’acqua al tuo bicchiere del vino, che fai ?
SE TRATTO UN AFFARE DA MILIONI DI EURO VUOL DIRE CHE...

21)Le ultime due sono alla Marzullo.
Fatti una domanda e datti una risposta.
NO COMMENT!

22)E poi: è meglio vincere o convincere ?
CONVINCERE VINCENDO!:-)




Tante grazie a Marco ed alla prossima.

martedì 15 maggio 2007

AV Onlus e Av Gallery


La Fondazione Antonio Valentino è una onlus che si occupa di finanziare la ricerca sulle miocardiopatie. In particolare i loro obiettivi riguardano la sensibilizzazione del territorio e la creazione di un centro di riferimento per i familiari di soggetti deceduti improvvisamente in età giovanile(Una Casa per il Cuore). Gli scopi della “Casa” sono:
a) Fornire informazioni sulle cause di morte improvvisa cardiaca giovanile ed, in particolare, sulla cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro ed eventualmente effettuare conuceling psicologico delle famiglie presso le quali si è riscontrato un caso di morte improvvisa giovanile;
b) Effettuare uno screening cardiologico dei sospetti appartenenti alle famiglie colpite, al fine di evidenziare la presenza di cardiomiopatie;
c) Indirizzare i soggetti a rischio individuati all’interno delle famiglie sottoposte a screening verso un corretto follow-up cardiologico;
d) Fornire una consulenza genetica alle famiglie affette;
e) Istruire le famiglie presso le quali vivono soggetti a rischio di morte improvvisa sulle modalità di un intervento di primo soccorso in caso di arresto cardiaco
Penso che non ci sia modo migliore di descriverla che lasciare spazio alle parole che loro stessi usano per descriversi:


Cerchiamo una casa molto speciale. I soliti affittasi o vendesi non sono in
grado di proporcela. Perché noi desideriamo una casa in cui si possano prendere
a cuore…i cuori di chi soffre. Potenzialmente, tutti. L’innamorato ha i battiti
cardiaci accelerati, lo stressato pure e c’è ancora chi li ha deboli. Ben altri
sono però i cuori a cui siamo interessati. E sono quelli, sanissimi a un
elettrocardiogramma, qual era quello di Antonio, che improvvisamente vanno in
tilt. “Morte improvvisa” dice, infatti, la cruda diagnosi. Postuma. La mamma e
il fratello Pierluigi, sconvolti dal dolore per la scomparsa della sua giovane
vita, a soli 34 anni, mentre ancora si interrogano sul perché sia potuto
accadere, hanno trovato la risposta all’oscuro disegno divino: la morte di
Antonio può rappresentare la vita per altri, inconsapevoli di covare il suo
stesso male. E’ nata così la Fondazione ONLUS che porta il suo nome. E,
successivamente, il proposito di realizzare un luogo di riferimento, aperto a
tutti, al quale rivolgersi per aiuto e assistenza. Sarà questa la CASA PER IL
CUORE. Quella di Antonio è nell’Infinito a lui tanto caro. a qui egli vigila e
suggerisce. Grazie a quanti collaboreranno alla realizzazione dell’iniziativa.

Oltre alla lodevole iniziativa di trasformare un grande dolore in un gesto di affetto verso il resto del mondo, l'AV Onlus si segnala per l'AV Gallery: un posto interessantissimo che ci ha permesso di venire a conoscenza della stessa Onlus e delle sue iniziative.

L’AV Gallery nasce per offrire ad artisti noti e meno noti la possibilità di
esprimere il proprio talento in piena libertà.Presso l’AV Gallery si organizzano
incontri a tematiche varie, vernissage, esposizioni di idee e/o prodotti. Vi
trova, altresì, spazio oggettistica e artigianato di varia provenienza acquisito
dalla Fondazione o alla stessa donato da suoi sostenitori.L’AV Gallery è a
disposizione per altre iniziative no-profit ed anche per chiunque sia
interessato ad uno Spazio di Idee da valorizzare.I fondi raccolti tramite l’AV
Gallery sono destinati alla Fondazione Antonio Valentino Onlus o verso altre
iniziative no-profit di volta in volta selezionate.Un’idea, quella dell’AV
Gallery, che speriamo condivisa da quanti credono nel nostro lavoro e nel comune
desiderio di dare.


Presso l'AV Gallery abbiamo festeggiato la partenza di una nostra amica per un periodo lavorativo all'estero, abbiamo assistito la presentazione del libro "Mambo - Perchè tutto sembri vero" (dove io e Roberta abbiamo anche vinto il primo e secondo premio in una piccola prova di abilità), abbiamo acquistato alcuni oggetti in vendita come quelli che si vedono nelle foto in alto e, tramite il sito, scoperto le tante iniziative da loro portate avanti. Abbiamo sopratutto conosciuto brave persone, che si spendono per una causa giusta e che hanno il coraggio e la volontà di raggiungere i loro obiettivi perseguendoli con idee innovative e creative, e creande un tema di riflessione intorno ad una tragedia.

Secondo noi, un bel posto da visitare, che per di più aiuta la gente e la fa riflettere. Iscriversi alla loro newsletter è gratuito e porta a conoscenza dei tanti eventi che propongono. Il sito è un utile strumento per capire meglio di che si occupano e contiene anche informazioni scientifiche preziose sulla loro attività di ricerca.

Fondazione Antonio Valentino Onlus
AV Gallery - Viale Angelico, 2 00195 – Roma
tel. 06/37512216 – fax 06/3755536
sito internet: www.avonlus.org
e-mail: info@avonlus.org
e-mail: avgallery@virgilio.it

lunedì 14 maggio 2007

Cucina italian style, nuovo lusso a New York



Tratto da corriere.it
NEW YORK - Una folla interminabile di gente fa la fila ogni sera di fronte al nuovo negozio del gelataio torinese Grom ("il cono più caro di New York", scrivono i giornali), mentre si conclude la missione di 20 super chef italiani, in trasferta Usa per diffondere l'altissima cucina italiana negli States. E poi ci sono Illy, le paste artigianali da 12 dollari al chilo, la cioccolata numerata, olio e vino a prezzi proibitivi. Insomma: più care e ricercate sono le prelibatezze made in Italy, più gli americani ne vanno pazzi. “E' la fine dell'Italian fast food: pasta, pane, pizza ”, decretano i media, “E l’inizio di una nuova era”.




NUMERI ALLE STELLE - I dati relativi all’import dall’Italia di cibo e vini confermano il momento magico dell’interesse del consumatore americano per i prodotti di lusso “made in Italy”. Un interesse che vede gli Stati Uniti importare i prodotti della tavola italiana per un valore pari a circa 3 miliardi di dollari (di cui 1,1 miliardi di vino). E’ di oggi il dato dei primi tre mesi del 2007 che vede il solo import di vino dall’Italia crescere del ben 21%. Si tratta dell’aumento più ampio tra i primi tre paesi (Italia, Francia e Australia) in graduatoria. “Tutti dati”, spiega Giovanni Mafodda, responsabile del Settore Agro-alimentare e Vini dell’Ice New York, “Che testimoniano del successo dei piccoli produtori d’eccellenza e dei prodotti made in Italy del settore gourmet”.

CATERINA DE MEDICI REVISITED - Il trend comincia dalla cucina. Dall’inizio di gennaio alla fine di maggio, per la prima volta, venti tra gli chef più illustri d’Italia sono sbarcati in altrettante università culinarie Usa. Il loro obiettivo: “Aggiornare la nozione arcaica secondo cui la cucina italiana è regionale, a basso prezzo e da trattoria”, spiega Tony May, fondatore e presidente dell’Italian Culinary Foundation e uno degli organizzatori dell’evento. “La nostra filosofia è semplice”, incalza May, “Quella italiana è una cucina di prodotto. Più pregiato e fresco è il prodotto, migliore l’esito finale della pietanza. Anche se la materia prima è regionale, la grandezza culinaria del Bel Paese è nazionale”. Per l’Italia è quasi un ritorno al Rinascimento, quando Caterina de Medici esportò le ricette della sua tavola oltralpe, dando vita alla cucina francese.


CACAOMERAVIGLIAO - Il gelato artigianale di Torino è sbarcato in Usa lo scorso 5 maggio, con l'apertura della gelateria “Grom” nell'Upper West Side di Manhattan. La scommessa dei due gelatai piemontesi, Guido Martinetti e Federico Grom, è di «conquistare la parte alta del mercato americano”. Quella attenta alla qualità dei prodotti. Nonostante il prezzo elevato (4.75 dollari per un cono piccolo: un record a New York), ci stanno riuscendo. “La fila ogni sera si snoda per vari isolati”, si lamenta la blogger culinaria Salli Vates nella sua “New York Food Page”. “Anche ieri sera ho dovuto aspettare oltre due ore prima di arrivare al bancone e alleviare, finalmente, la mia brama di gelato Grom”.
SUPER-DESSERT - Negozi di Manhattan come Eli’s Zabar o il neo aperto Really Cool Food, mettono sugli scaffali a prezzi “stellari” prodotti quali il cioccolato piemontese Venchi: 15 dollari per una confezione da 170 gr. Cinque dollari ci vogliono invece per un piccolo assaggio di cioccolato di BruCo al Sale di Cervia. Anche la “cioccolata di Modica Don Puglisi” (6 dollari l’etto) va fortissimo presso il tempio dei prodotti biologici: Fairways. Ai vegetariani senza problemi di budget ci pensa Bella Vita™, specializzata in prodotti ortofrutticoli italiani, quali uva da tavola pugliese, kiwi di Latina, tarocco siciliano o cipolla rossa di Tropea. Che oggi arrivano nei supermercati e negozi gourmet USA, dove il caffè Illy fa furore nonostante costi quasi il triplo dei concorrenti, insieme all’olio Extra Vergine Pianogrillo (35$ per mezzo litro) e all’olio Bartolini al tartufo bianco (25$ per 100 ml).

Alessandra Farkas

sabato 12 maggio 2007

Degustiamo e valutiamo insieme (2a parte)


Siamo all’esame olfattivo, il secondo in ordine cronologico che si dovrebbe fare quando si degusta un calice di vino.
L’esame olfattivo è dei tre quello che forse “spaventa” di più. Questo perché ci vengono propinati da TV, guide e siti web una gamma di sentori e profumi ai più sconosciuti e incomprensibili non solo dal punto di vista tecnico, ma spesso anche a livello di lingua italiana e/o cultura generale.

Tutta questa premessa per rassicurare tutti voi lettori. Il patrimonio olfattivo varia infatti da persona a persona e, aspetto questo incoraggiante, può essere sempre e costantemente ampliato. Partendo quindi dal presupposto che nessuno può riconoscere in un vino un odore che non ha mai sentito in vita sua, diamo alcune regole di base per cercare di capire cosa aspettarsi portando un calice di vino sotto al naso, cosa apprezzare e cosa no.
Anzitutto un consiglio: quando si degusta un vino è importante prendere il bicchiere per il calice. Infatti tenendo la mano sulla coppa eventuali odori o profumi presenti possono interferire con il vino (ad esempio sapone o gocce di profumo) e la temperatura della mano potrebbe alterare quella di servizio del vino (cosa importante per i vini bianchi perché l’aumento della temperatura accentua quegli aspetti che sono considerati negativi per questa tipologia).

Veniamo all’esame vero e proprio. La prima cosa che si dovrebbe cercare di valutare è la presenza o meno di difetti. Quello più comune in assoluto che chiunque – una volta sentito – può riconoscere, è l’odore di tappo. Ci sono poi tutta una serie di “puzzette” che sono ad esempio la muffa o l’aceto e che in linea di massima sono difetti. In alcuni casi “puzzette” e odori a primo acchitto non gradevoli possono essere presenti perché il vino è stato molto tempo in bottiglia e prima ancora in botte per l’affinamento e la maturazione. È il caso dei grandi rossi. Il suggerimento in questo caso è quello di muovere il vino nel bicchiere e aspettare un po’ di tempo (che varierà a seconda del periodo di affinamento che il vino ha fatto) e poi rimettere il naso nel bicchiere per sentire cosa è cambiato.
Una volta eliminato il discorso difetti si passa all’intensità che è intesa sia in termini di quanto i profumi e gli odori si percepiscono, sia in termini di quanti odori e profumi si riconoscono. Ora, mentre la scheda di valutazione dell’esame olfattivo AIS ci propone di analizzare l’intensità, la persistenza e la qualità oltre a dare una descrizione dei sentori che si riconoscono, la scheda Melmo presenta invece una suddivisione più semplice e di facile approccio e una valutazione decimale, proprio come per l’esame visivo.
Nella scheda Melmo sono presenti l’intensità, la complessità e la qualità. Se la definizione di intensità coincide con quella appena data, quella di complessità indica le caratteristiche che il bouquet del vino in esame presenta.

Gli odori presenti nel vino sono classificabili in diverse famiglie, ma sono essenzialmente di tre tipologie e per il momento ci limitiamo a descrivere queste ultime.
Profumi di tipo primario. Appartengono a questa tipologia gli odori varietali e cioè quelli tipici di alcuni vitigni. Ci sono degli odori che si trovano e che caratterizzano certi vitigni come ad esempio la rosa che è l’odore tipico del vitigno Lacrima di Morro d’Alba, o la salvia che è quello tipico del Sauvignon o il peperone che è quello tipico del Cabernet (sia franc che sauvignon). Appartengono a questa tipologia anche i vitigni cosiddetti aromatici come la Malvasia, il Moscato, il Brachetto o il Gewürztraminer (il sapore tipico dell’uva lo si ritrova preciso come odore nel vino).
Profumi di tipo secondario. Sono quei profumi che il vino inizia a prendere già durante la pigiatura dell’uva e sono i sentori di frutta e fiori (in generale la frutta agrumata, tropicale e a buccia bianca come pure i fiori bianchi e gialli si ritrovano nei vini bianchi, mentre la frutta rossa e i fiori rossi si trovano nei vini rossi). C’è da fare anche un discorso sul grado di maturazione/appassimento/cottura/conservazione che hanno questi fiori e frutta, ma poi andremo fuori da questo discorso generale.
Profumi di tipo terziario. A questa ultima categoria appartengono quei profumi e quei sentori che sono dati al vino dall’affinamento e sono ad esempio i sentori di tostatura (caffè, cioccolato, tabacco ecc) e di speziatura (cannella, pepe, vaniglia, liquirizia ecc).
Da questa breve introduzione è facile capire cosa aspettarsi da un vino di pronta beva e cosa da un vino importante.

La qualità è la valutazione più soggettiva tra le tre.
Indica infatti un giudizio di insieme che chi degusta, in considerazione della intensità e della complessità, si è fatto sul vino. Questo dipende da tanti fattori come ad esempio il cibo che si sta mangiando insieme al vino (a volte l’abbinamento sbagliato toglie completamente la voglia di continuare la degustazione), e non ultima la condizione psicologica ed emotiva che si ha al momento della degustazione. C’è poi anche un fattore biologico: pare infatti che la sensibilità agli odori del vino sia più spiccata ed accentuata nelle donne.


A gentile richiesta ha scritto questo articolo
Emanuela (inviata del Melmo Blog a Jesi)

venerdì 11 maggio 2007

Guardate quest'uomo.....



Oggi compie 32 anni.
E tutto il blog gli fa gli auguri .

TANTI AUGURI ANDREA !!!!!


p.s. cosa stappi oggi ?

giovedì 10 maggio 2007

"Tre storie d'amore" di Montalban


Tre storie di Pepe Carvalho: una riflessione davanti al cadavere di una vecchia fiamma, un'amara considerazione sugli amori che uccidono e per ultimo un confronto quasi inutile con il cinismo femminile.

Tre racconti senza tempi morti, tre misteri che sembrano nascere da nodi irrisolti del cuore di Pepe.

Si deve sentire responsabile del prezzo troppo alto pagato alla libertà della donna che grazie a lui, ha aperto la gabbia di una vita troppo tranquilla ?
Qual è il limite estremo del desiderio ?Fino a dove può arrivare la leggerezza del vivere femminile ?

Tre affondi nel labirinto dei sentimenti, tre magistrali esercitazioni sul tema della passione.Tre casi che forse solo il cuore di un vecchio cinico sentimentale come Carvalho può risolvere.



Tre storie d’amore, Editore Universale Economica Feltrinelli, prezzo € 6.50.

mercoledì 9 maggio 2007

Baccalà alla veneta e orecchiette povere



Un paio di ricette provate sabato 5 maggio in occasione della visita di amici a casa. Entrambe le ricette le abbiamo trovate su dei libri di cucina, ma le abbiamo modificate (negli ingredienti come nel nome) per venire incontro ai nostri gusti.

Baccalà alla Veneta rivisitato


Ingredienti (per 4 persone): 1/2 kg di baccalà già ammollato; 250g. pomodorini pachino; 2 gambi di porro; olio; sale;

Preparazione: mettere il baccalà a bagno nell'acqua fredda la notte prima; la mattina scolarlo e rimetterlo a bagno per altra mezza giornata; poi scolarlo e lasciarlo riposare (per levare l'eventuale sale in eccesso). Tagliuzzare finemente i porri (solo il gambo verde); mettere a bollire il baccalà contando 10 minuti dalla presa del bollore; scolarlo e lasciarlo riposare per altri 20 minuti; in un recipiente, aggiungere un po' di sale e mixarlo (con il minipimer) con i porri aggiungendo olio a filo. Comporre nel piatto con i pomodorini aperti a fiore.




Orecchiette Povere Povere

Ingredienti (4 persone): 1/2 kg di orecchiette (noi abbiamo usato le De
Cecco, e non sono male); 4-5 acciughe sott'olio extravergine; 150 g di mollica
di pane raffermo (almeno un paio di giorni); 1 cucchiaio di olio extravergine; sale; pepe.

Preparazione: prendere il pane raffermo, togliere la crosta e ottenere la sola mollica; sbriciolarla in piccoli pezzetti, possibilmente omogenei (l'operazione è abbastanza lunga e mette a dura prova la tenuta dei polsi). Preparare in una casseruola le acciughe con un cucchiaio di olio e accendere il fuoco; man mano che prendono il bollore le acciughe tenderanno a sfaldarsi: aiutare questa operazione con un cucchiaio di legno, fino che non si saranno completamente sciolte; a questo punto aggiungere il pane e farlo tostare per un paio di minuti, aggiungendo abbondante pepe e dell'olio se si dovesse attaccare al fondo. Lessare la pasta, scolarla un minuto prima della cottura completa e metterla a mantecare con il composto in casseruola. Spargere un altro po' di pepe e mescolare bene (per evitare che il pane rimanga in basso). Servire.

Varianti: non ho avuto modo di provare ma potrebbe essere un'idea quella di aggiungere del pecorino nel piatto, che sta bene con le alici. La ricetta originaria prevedeva le acciughe sotto sale.

Stefano e Roberta

martedì 8 maggio 2007

Taverna degli Archi


Antonio e Manola gestiscono questo locale in Belvedere Ostrense in provincia di Ancona, in cui ci rechiamo domenica 29 aprile a pranzo. Antonio è un giovane cuoco di grande talento e di grande sfortuna: qualche anno fa lo scoppio di un raudo lo ha reso cieco, ma lui non ha mollato e si è rimesso in cucina e ha ricominciato da capo.

L'ambiente è rustico e grazioso: soffitti con travi di legno, archi, una bella mostra di bottiglie intorno e vicino al nostro tavolo una scala a chiocciola, ricavata da un vecchio pozzo, che porta nell'interrato.
Siamo in sei, reduci già da un paio di abbuffate più una colazione faraonica (dove il vasetto di nutella non è stato aperto soltanto per quel che è rimasto del rispetto verso se stessi). L'accoppiata Marco ed Emanuela opta per dividersi un antipasto, un primo ed un secondo, quel brutto di Marco scarta l'antipasto e va su primo e secondo, Roberta Simona e Stefano decidono per un antipasto ed un secondo. Nel frattempo i due Marchi in combutta con Emanuela scelgono il primo nettare: Livio Felluga, Tocai - 2005 )

Prima delle comande un entrée offerto dalla casa tra cui spiccava uno stecco di bresaola con le fave. Arrivano poi a tavola per i vari commensali: antipasto freddo e caldo (pallina di pane fritta, parmigiana di melanzane, petto d'oca con finocchio all'aceto balsamico, mozzarellina di bufala e crescia alla polenta con le erbe di campo) e tagliere di pata negra, dove oltre al celebre prosciutto spagnolo vi sono altri salumi come il maialino di cinta senese e una fettina di pane con fois gras. Il primo di Marco sono le tagliatelle alle castagne con funghi porcini, all'arrivo delle quali si ripete lo storico teatrino con Stefano:

"Mannaggia - dice Marco - mi dispiace che Stefano non le possa
assaggiare".
"Non ti preoccupare - dice Stefano".
"Ma non ti piacciono proprio i funghi?"
"No, non li sopporto, non li mangio mai".
"Vabbè, dai, ma prova ad assaggiarli".
"No, non le voglio!"...

Questa storia si ripete ogni volta che Marco prende i funghi, cioè sempre.
Emanuela e Marco si sono rivolti verso dei ravioli alle pere e gorgonzola in salsa di burro e cannella .

I secondi erano filetto degli archi (filetto di manzo con provola affumicata e prosciutto) e bocconcini di maiale, fifty fifty tra Simona e Roberta. L'altra spartizione è stata tra Stefano, Emanuela e Marco ed ha riguardato 1,2 kg di fiorentina (cotto benissimo il filetto, un po' troppo il resto), infine per Marco il romano mailino porchettato con salsa di peperoni. Il tutto è stato innaffiato da un vergognoso Syrah della maremma giunto sulla nostra tavola al posto dell'originaria scelta siciliana di Miceli.
A fine pasto, dopo che sulla tavola sono arrivati anche un misterioso ma gradevole gelato al pepe e pistacchio, troppo satolli per un qualsiasi dolcetto, non abbiamo però disdegnato la crema di limoncello imprudentemente lasciata sul tavolo dalla cameriera. In più, un cestino di cioccolato con "quella roba verde dentro" (citazione da una mail di Emanuela).

Senza indagare sui singoli piatti, possiamo dire che nel complesso è una buona cucina, più spostata verso la tradizione ma con qualche innovazione. Per quanto riguarda i vini, come succede un po' in tutta Italia c'è qualche difficoltà a reperire vini che non siano del territorio o bottiglioni da parecchi euri, anche se sono presenti in lista.


Taverna degli Archi
Via del Comune Vecchio, 26
Belvedere Ostrense (AN)
visitato: domenica 29 aprile a pranzo
Roberta e Stefano

PS Prima di andare via, la vista di un cartello stradale alquanto lugubre ci ha scosso e cercando di non farci notare l'un l'altro, più o meno tutti abbiamo avuto modo di sfrugugliare i nostri cabasisi (anche le femmine) per allontanare scaramanticamente la minaccia che aleggiava sopra di noi...............


lunedì 7 maggio 2007

"Il Clandestino"

Il Clandestino è un posto fantastico.
Si adagia su una piccola porzione di spiaggia di Portonovo, rubando metri di sole a bagnanti e turisti ,ma dando la possibilità di unire un paesaggio incantevole ai piaceri della buona tavola. Mi dicono che il proprietario, il noto chef di fama internazionale Moreno Cedroni, non si faccia mai vedere…peggio per lui perché la “location”, come direbbe uno dei tanti top manager in circolazione, varrebbe almeno una visita a settimana.





Ho avuto il piacere di mangiare due volte un boccone al Clandestino.
Un pasto vero e proprio la prima volta che ci sono andato, quasi un anno fa, e l’aperitivo insieme a tutta “la truppa” lunedì scorso.
Il servizio è stato sempre dinamico e gentile. Le pietanze sempre stuzzicanti e piene di quelle “scatolette” fiore all’occhiello del genio di Cedroni. E come si può dimenticare l’olio che viene servito? Quattro o cinque tipi diversi, tutti rigorosamente gran cru e con sapori di fondo particolari che ti fanno richiedere più’ volte il pane caldo per poterli assaggiare tutti.
Forse i ricordi un po’ sfumati della prima volta, in cui mangiai dentro, mi portano a preferire l’aperitivo consumato pochi giorni fa. O forse il fatto che ci siamo seduti fuori e abbiamo sorseggiato un buon vino (a proposito Marco ci ricordi il nome? grazie…) tra il profumo del mare e la leggera brezza che ci avvolgeva.
Senza nulla togliere ai posti dentro.Specialmente nelle stagioni di mezzo, quando non fa caldo.
I tavoli posti a ridosso delle finestre sono un po’ rialzati e ti permettono la vista del mare e del suo spumeggiare classico.
Il massimo per chi vuole mangiare qualcosa di insolito e di insolitamente buono, rilassarsi e godere di un ottimo paesaggio.
Qualcuno penserà che nella descrizione del posto ho esagerato…non è vero.
Andateci e forse aggiungerete qualche complimento.



Il Clandestino
Baia di Portonovo (AN)
tel. 071 801422


Marco.

venerdì 4 maggio 2007

Primo maggio improvvisato...





...avevamo già deciso di andare a fare un giretto a Vallelunga con le motine...Andrea (detto Bob) e Dona contro la famiglia Campa.
Bob si era preparato sin dalla mattina presto col tutone da mazzinga e fatto colazione con vodka e redbull.
Arriviamo in circuito il tempo tiene ma turni non ne troviamo,primi liberi alle 16.00.
Niente paura a Bob viene l'idea di invitarsi a mangiare dai Campi a pranzo e poi tornare nel pomeriggio...ok si và.
Campa invece della caprese con l'insalatina accende il fuoco per la brace e tira fuori salcicce e spuntature.Non è l'ideale prima del giretto in pista ma essendo ospiti ci sembra brutto rifiutare.
Intanto il tempo inizia a guastarsi...
Ci guardiamo a vicenda e Campa esclama:"apriamo il brunello!!!" Bob senza pensarci: "e vabbè..."
Vi lascio immaginare come è finita...2 bott di Brunello e 1 di Radici per avere una comparazione...vabbè il tempo è brutto la panza è piena e in pista ce annamo n'artra vorta!!!...ma che mangiata!!!


Il brunello di Montalcino Banfi 2001 mi ha stupito positivamente.
Anche considerando il fatto che la cantina Banfi viene considerata un pò commerciale, secondo me è un'ottimo vino,magari và lasciato respirare un pò ma dopo è veramente buono...anche dopo la seconda boccia

Il Radici 2000 Mastroberardino un vino buono sicuramente ma piatto secondo me sia di olfatto che di gusto e finale.
Non vale il costo.
Vince il Banfi ma di gran lunga.

le mie schede nei commenti.

Andrea (detto anche Bob)

A casa dei Moroder...


Lunedi 30 Aprile, prima di ripartire alla volta di Roma, abbiamo fatto visita alla Cantina Moroder che,da quando mi sono avvicinato all'enologia marchigiana, è stata sempre per me un punto di riferimento importante.
Al nostro gruppo si sono uniti un'altra coppia di turisti che ci hanno fatto compagnia durante la visita e che sono risultati particolarmente graditi a Stefano che per tutto il proseguio della giornata ha continuato a ricordarceli nel migliore dei modi...

Nota di Stefano: i succitati turisti erano molto asociali e anche
discretamente brutti. Lui era vestito come se arrivasse da una spiaggia di Ibiza e lei aveva una scucchia comparabile alla
parabolica di Indianapolis. Quando sono andati via io mi sono
girato per salutarli ma loro neanche mi hanno guardato. Faccio altresì presente
che prima di andare via, visto che ci si stava dirigendo nella sezione
commerciale della Moroder, hanno usato un'espressione tipica: "ci
facciamo un giro e torniamo". Espressione tipica, dicevo, di quando qualcosa non
mi convince ma non ho il coraggio di dirlo a chi è stato molto gentile e
disponibile con me e tergiverso prima di andarmene e non tornare mai più.

Il ragazzo, un po' cresciuto a dire il vero, che ci ha fatto visitare il complesso è stato disponibile, gentile ed essenzialmente molto pratico.Ci ha fatto vedere gli ettari di terra da dove proviene il vino della Cantina specificando gli uvaggi che vengono prodotti.
Poi all'interno ci ha portato a vedere le varie "zone" dove riposa il vino prima di essere messo in commercio.Incalzato da domande sempre molto pertinenti il "ragazzo" ci ha spiegato il meccanismo d'uso delle molte barrique e dell'imbottigliamento del vino all'uscita delle stesse.
Successivamente ci ha fatto vedere una zona della cantina dove giace un'imponente collezione privata del Dorico (slurp...SLURP),ovviamente non in vendita, dove si possono ammirare anche dei Rosso Conero Riserva datati 1992.
Alla domanda su quante possibilità avevano quelle bottiglie di essere bevibili, il "ragazzo" non ha battuto ciglio e ci ha detto che da poco era stata stappata e bevuta proprio una bottiglia del 1992.
"Ha tenuto bene..." il suo primo commento.
Il secondo,sollecitato da un mio "...ma ha tenuto o era anche buono ?", è stato un deciso "Ha tenuto ed era anche molto buono..."

Con tutta l'ammirazione per la Cantina e con tutta la fiducia nel "ragazzo" avrei voluto assaggiarla anch'io...
Comunque ,finito il giro all'intero, ci ha fatto assaggiare due vini della casa: il Rosso Conero 2004 (penso che si possa definire il base della cantina, Emanuela correggimi se sbaglio) e poi il Dorico 2000.Anche li abbiamo avuto modo di scambiare qualche opinione sull'Aikon anno 2000, che "la truppa" aveva confrontato il giorno prima con il Ludi (vedi post di ieri),ed il ragazzo non si è fatto trovare impreparato sui miei dubbi riguardo il prodotto ribaltando la frittata e dandoci la notizia dei cinque grappoli presi dall'edizione 2001.

Nota di Stefano: faccio presente che la degustazione è avvenuta intorno alle ore
11 antimeridiane, quando il massimo dell'alcolico normalmente consentito dal
buonsenso è un crodino.



Prima di uscire abbiamo avuto modo di comprare qualche bottiglia e di fare qualche foto all'esterno della cantina da dove si gode davvero di un bel panorama.
Dopo gli scatti di rito, con il portabagagli rimpinzato di bocce, ci siamo mossi verso Portonovo direzione "Clandestino", ma questa è un'altra storia e forse qualcuno la racconterà...

giovedì 3 maggio 2007

Clamoroso al Comunale di Jesi !


Domenica 29 Aprile nell'Enoteca regionale di Jesi ho avuto modo di fare un confronto tra due realtà tra le migliori del panorama enologico marchigiano.
Coadiuvato dai migliori consigli di Emanuela, esperta sommelier, e di Marco, marito e braccio destro per ogni brindisi, confortato dalla presenza degli enostrippati Stefano e Roberta, abbiamo confrontato il nuovo prodotto della cantina Moroder, nel suo anno del debutto, l'Ankon anno 2000 e il pluripremiato Ludi della cantina Velenosi, anno 2004.
Entrambi i vini oscillano in una fascia di prezzo praticamente identica: 22,00-23,00 euro.
Gli uvaggi sono, se pur con percentuali diverse, gli stessi :Montepulciano in maggioranza poi Cabernet S. e Merlot.
Il risultato è stato, almeno per me, inaspettato.
Il Ludi si presentava praticamente e sorprendentemente già pronto, con un finale deciso e abbastanza lungo.Dico sorprendentemente già pronto perchè sulle guide viene dato come un vino da invecchiamento.E questo ci rende molto curiosi sull'evoluzione dello stesso.
Dall'Ankon invece mi aspettavo molto di più.Con tutto l'affetto che nutro per la cantina e con tutta l'ammirazione per il Dorico, che era il prodotto di punta fino all'avvento dell'Ankon, mi aspettavo un ulteriore salto di qualità.
Invece bottiglia "piatta", non emoziona negli odori ne in bocca dove è molto piu corto del Ludi.
Avendo bevuto, due volte almeno, anche il Dorico 2000, e avendolo trovato un pò al di sotto della media , posso solo augurarmi che l'anno abbia portato ad un prodotto inferiore alle attese.
Tra l'altro l'Ankon 2001 sembrerebbe aver vinto i cinque grappoli della guida 2000 vini di Veronelli...
L'unica scusante che potremmo lasciare sul tavolo di questo confronto è che entrambi i vini sono stati sturati poco prima di essere degustati e ciò sicuramente ha dato maggior fastidio al prodotto Moroder.
Ma con tutta la buona volontà...il mio giudizio si somma a quello dato dalle altre due coppie: al comunale di Jesi non c'è storia Ankon-Ludi 0a3.
A malincuore...